I camion hanno ripreso a viaggiare, le merci stanno tornando nei supermercati, ma la protesta degli agricoltori calabresi non è ancora finita. I trattori restano il simbolo di una mobilitazione che va ben oltre il prezzo del gasolio e racconta le difficoltà di un settore che chiede di poter continuare a produrre senza essere schiacciato dai costi.
Dal Crotonese al Cosentino, dal Lametino alle altre aree agricole della regione, il malcontento nasce da una realtà che molti imprenditori denunciano da tempo: coltivare la terra costa sempre di più, mentre i ricavi non sempre riescono a coprire le spese.
Carburante, fertilizzanti, energia, manutenzione dei mezzi e trasporto dei prodotti incidono pesantemente sui bilanci delle aziende. E quando i costi aumentano, a rischiare sono soprattutto le piccole imprese e le attività familiari.
Nei giorni scorsi, durante un presidio a Falerna, un giovane agricoltore ha raccontato la paura di dover chiudere la propria attività. Un altro manifestante ha riassunto la situazione con parole amare: «Produciamo a cinque euro, vendiamo a tre».
Una denuncia che esprime il disagio di chi lavora nei campi e teme di non riuscire più a sostenere economicamente la propria impresa.
Intanto, sul fronte degli aiuti, arriva una novità importante.
Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha annunciato il raddoppio delle risorse regionali destinate al comparto agricolo per fronteggiare il caro carburante: dai cinque milioni inizialmente previsti si passa a dieci milioni di euro.
Secondo quanto illustrato dal governatore, il meccanismo dovrebbe consentire agli agricoltori di ottenere un rimborso della differenza tra il costo del gasolio agricolo attuale e quello dello scorso anno, relativamente al periodo da aprile a settembre, con l'obiettivo di avviare i pagamenti già a novembre.
Anche il Governo è intervenuto con un nuovo decreto sul caro carburanti, prevedendo 60 milioni di euro per l'agricoltura, con contributi annunciati fino a 45 centesimi al litro per gli acquisti ammissibili.
Sono interventi significativi, ma la loro efficacia concreta dipenderà dai tempi di erogazione, dai requisiti e dalla capacità di raggiungere le aziende maggiormente colpite.
Il Movimento Popolare Nazionale, tra i promotori dei presìdi, aveva già chiesto ulteriori risorse e un incontro ufficiale con il presidente Occhiuto e l'assessorato regionale all'Agricoltura.
Nel Crotonese i presìdi sono stati ridotti da tre a due, come segnale di distensione, senza però annunciare la conclusione della mobilitazione.
Nel frattempo, dopo la sospensione del fermo degli autotrasportatori, è ripresa progressivamente la distribuzione delle merci. Gli agricoltori hanno consentito il passaggio dei mezzi pesanti in alcune aree, per limitare i disagi ai cittadini e favorire i rifornimenti.
Ma dietro la protesta rimane una questione che riguarda l'intera Calabria.
Se un'azienda agricola non riesce più a sostenere i costi, non rischia soltanto di perdere il proprio reddito. A essere colpiti possono essere anche l'occupazione, la produzione locale e la tenuta economica dei piccoli centri.
È un problema che interessa da vicino anche le aree interne e la Valle del Savuto, dove l'agricoltura rappresenta una componente importante della storia e dell'economia del territorio.
La crisi dei campi, inoltre, finisce per intrecciarsi con quella delle famiglie: mentre chi produce lamenta guadagni insufficienti, chi acquista continua a fare i conti con prezzi alimentari elevati.
Gli agricoltori chiedono dunque non soltanto ristori immediati, ma condizioni economiche che permettano alle aziende di continuare a lavorare anche nei prossimi mesi.
Le nuove risorse annunciate da Regione e Governo rappresentano un passaggio importante. Resta da capire se saranno sufficienti a rispondere alle richieste dei manifestanti e a riportare stabilità nel settore.
Perché dietro ogni trattore fermo lungo una strada calabrese c'è un'azienda, spesso una famiglia, che guarda al futuro con preoccupazione.
E la domanda che arriva dai campi è semplice: quanto deve ancora costare lavorare la propria terra prima che diventi impossibile continuare a farlo?
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