di Fiore Sansalone
C’era una volta un ospedale. Oggi non c’è più.
Così come non ci sono più la ferrovia, i collegamenti, i servizi che per anni hanno tenuto in piedi questo territorio. C’erano infrastrutture, o quantomeno una visione, l’idea che il Savuto potesse avere un futuro. Oggi restano solo ricordi sbiaditi e cartelli arrugginiti, segni di ciò che è stato lasciato andare senza troppi scrupoli.
Il Savuto non è diventato così per caso. Non è una di quelle cose che capitano e basta. Non è stata la sfortuna, né il destino, e non c’entra nessuna calamità naturale. È successo negli anni, poco alla volta, sotto gli occhi di tutti. Amministrazioni mediocri, scelte sbagliate o mai fatte, una politica che ha guardato altrove, occupata a sistemare parenti, amici e amici degli amici invece di pensare a che fine stesse facendo questo territorio.
Una volta il commercio c’era, funzionava, punto. I mercati settimanali erano pieni, la gente usciva, si fermava, comprava. Oggi no. Oggi si va avanti come viene, senza slancio, senza idee. Si fanno le stesse cose da anni: sorrisi, strette di mano, foto. E intanto spuntano sagre ovunque, come se bastasse quello a far sembrare vivo un posto che vivo non è più.
I giovani se ne vanno, ed è la cosa più evidente di tutte. Partono con quello che trovano e spesso non tornano più. Qui non c’è niente che li trattenga davvero, né una prospettiva chiara, né un lavoro stabile, né un’idea di futuro. Col tempo ci si è abituati anche a questo, quasi fosse normale vedere partire intere generazioni e far finta che non sia un problema.
La gente ha paura. Non perché non veda cosa sta succedendo, ma perché non si sente nelle condizioni di reagire. Così si va avanti, ognuno per conto suo. Le attività chiudono, le case restano vuote, le strade si svuotano. Succede lentamente, senza clamore, e col tempo ci si abitua anche a questo.
A reggere, per ora, è solo Piano Lago. I centri commerciali, alcune aziende, un movimento che altrove non c’è più. Intorno, però, il territorio fatica. E nessuno sembra davvero chiedersi se sia giusto o sensato che tutto si concentri lì, mentre il resto del Savuto resta indietro.
La domanda, a questo punto, viene quasi da sola: come saremo tra dieci anni? Ancora più vuoti, con meno servizi e meno persone? Un insieme di paesi silenziosi, buoni solo per essere ricordati al passato, come l’ospedale e la ferrovia.









