Ci sono eventi che, per quanto si possa tentare di spiegarli con la logica, continuano a parlare un linguaggio diverso, più profondo. Un linguaggio fatto di simboli, memoria e fede. È ciò che molti hanno avvertito nei giorni scorsi a Scigliano, in provincia di Cosenza, durante le violente tempeste che hanno colpito il territorio e il Castello, luogo carico di storia e suggestione.
Il vento, impetuoso e implacabile, ha sradicato alberi secolari, veri e propri giganti che per decenni avevano resistito al tempo e alle intemperie. Tra questi, un pino imponente è crollato con una forza tale da far temere il peggio. La sua traiettoria sembrava segnata: davanti a lui, la Madonnina della Conicella, piccola ma profondamente radicata nel cuore degli sciglianesi.
Eppure è accaduto qualcosa che ha lasciato tutti senza parole. Il tronco si è fermato. A un solo centimetro. Un soffio impercettibile ha separato la distruzione dall’integrità, il caso dalla meraviglia. L’albero non ha colpito la statua: l’ha quasi “abbracciata”, adagiandosi accanto alla struttura senza scalfirla, come se una mano invisibile ne avesse guidato la caduta.
In molti hanno parlato di coincidenza, altri di miracolo. Ma a Scigliano, dove il confine tra realtà e magia è da sempre sottile, l’episodio ha riacceso ricordi e devozioni antiche. Solo poche settimane fa, alla pubblicazione di una fotografia della Conicella, la signora Franca Gallo aveva condiviso un pensiero semplice e potente, oggi carico di un significato nuovo:
“Quante preghierine ho fatto davanti questa Conicella… Ero una ragazzina innocente, semplice senza pretese, solo gioco e svago all’aria aperta… Il Castello è magico.”
Parole che oggi suonano come una promessa mantenuta. La “sua” Conicella è ancora lì, intatta, custode silenziosa di una strada percorsa per anni da viandanti, passanti, bambini e anziani. Una presenza discreta ma costante, nata dalla devozione di chi l’ha voluta erigere come segno di protezione e affidamento.
Forse è proprio questa devozione, stratificata nel tempo, ad aver creato uno scudo invisibile. Uno scudo che nemmeno la furia della tempesta è riuscita a spezzare. In un’epoca che corre veloce e spesso dimentica il valore dei simboli, quanto accaduto a Scigliano invita a fermarsi, a osservare, a credere — o almeno a lasciarsi interrogare.
Miracolo o coincidenza? Ognuno è libero di dare la propria risposta. Ma in questi giorni, tra le pietre antiche del Castello e il silenzio carico di rispetto attorno alla Madonnina, in molti hanno scelto di credere nella magia. E nella protezione di un luogo straordinario che, ancora una volta, ha saputo raccontare una storia più grande del vento.









