MARZI - Dopo la pubblicazione sul portale “La Voce del Savuto” dell’articolo “Giovani del Savuto: il silenzio di un’assenza”, a firma del direttore responsabile Fiore Sansalone, è arrivato un intervento diretto, sincero e tagliente da parte di Vito Panico, presidente dell’Associazione “ASD Savuto Sporting Marzi”, molto attiva sul territorio.
Le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni diplomatiche: è una denuncia senza sconti a quella che definisce una decadenza della classe politica locale e, di riflesso, del tessuto sociale della nostra valle.
Panico esordisce riconoscendo che l’articolo del direttore Sansalone ha “puntato, senza mostrarlo, il dito nella piaga”: ovvero, la cronica assenza di figure politiche di spessore in grado di proporre un progetto d’insieme, una visione, una direzione chiara per il futuro del Savuto.
L’accusa è durissima: parla di una “masnada di quaquaraquà” – usando un’espressione popolare quanto eloquente – che avrebbero promosso nel tempo una cultura del servilismo, del “leccaculismo”, a scapito del merito e della competenza. I risultati, dice Panico, sono sotto gli occhi di tutti: burocrati incapaci, pseudo-lavoratori raccomandati e responsabilità svuotate di senso, perché affidate non a chi è capace, ma a chi è “prono”.
Non è solo uno sfogo. È uno specchio amaro della realtà che in molti, purtroppo, riconoscono. E mentre i giovani se ne vanno o tacciono, la valle resta stretta tra le maglie di un sistema che non premia chi vale, ma chi si piega.
Le parole di Vito Panico non sono comode, ma sono necessarie. Perché se il Savuto vuole davvero rinascere, deve prima trovare il coraggio di guardarsi allo specchio. E smettere di premiare l’obbedienza cieca invece dell’intelligenza critica. Il tempo del silenzio è finito.









