di Luca Giuliani

Un referendum dovrebbe rappresentare uno dei momenti più alti della democrazia: un sì o un no attraverso cui il cittadino può incidere direttamente sulle scelte del Paese. Eppure oggi molti italiani si avvicinano alle urne con un sentimento diverso: quello della distanza, della sfiducia, della mancanza di rappresentanza.

Ci si chiede che senso abbia scegliere tra due opzioni quando non ci si riconosce in nessuna delle due. Quando lo Stato e i governi che si susseguono sembrano incapaci di tutelare davvero i propri cittadini. Basta guardare alla realtà quotidiana: il carburante continua ad aumentare e, come sempre accade, il rincaro si riversa su tutto il resto. Trasporti più cari significano prezzi più alti su alimentari, abbigliamento, energia elettrica, gas e su molte altre bollette che gravano sulle famiglie.

Il problema più grande è che questi aumenti si abbattono su stipendi e pensioni che restano fermi. Mentre si parla continuamente di Europa e di standard europei, i salari italiani restano lontani da quelli di molti altri Paesi del continente. La promessa di un allineamento economico e sociale appare sempre più come un obiettivo mancato, quasi un’illusione.

In questo clima cresce la sensazione di un fallimento storico: quello di una politica che discute molto ma fatica a incidere sulle condizioni reali delle persone. E quando anche la speranza sembra consumarsi, il rischio più grande non è solo il malcontento, ma l’indifferenza dei cittadini verso le istituzioni.

La democrazia, però, vive proprio della partecipazione e della fiducia. Senza queste due condizioni, anche il momento più importante della scelta popolare rischia di trasformarsi in un gesto vuoto.

 

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