di Vito Sorrenti

Sono ritornato, come ogni estate, a rivedere la luce dei luoghi dove sono nato, dove ho fatto i primi passi e imparato le prime parole. Sono ritornato a Trecroci (l'antica Polia distrutta dal terremoto), dove ogni strada, ogni casa e ogni pietra conserva un volto, una voce, un ricordo.

Sono ritornato fra le pareti del mio paese, dove un tempo risuonavano le voci e i sorrisi delle mie radici. Ora, invece, sono mute.

Sono ritornato fra le case silenziose, con le finestre chiuse, le porte che non si aprono più e i balconi, un tempo pieni di rose e gerani, che mi osservano desolati mentre cammino per le strade della mia infanzia, con il passo lento e la mente che va dietro ai ricordi di un tempo.

E mi basta un soffio di vento, un’eco, una voce amica fra le case abbandonate per riportarmi indietro: alle lunghe estati, alle vie polverose, alle scalinate di pietra, ai vicoli stretti, alle feste con le coperte di lino stese sui balconi e ai profumi della nostra cucina.

E, come per incanto, risento le campane, rivedo le processioni e i bambini che correvano spensierati fra le case di un paese semplice e povero, con la sua gente temprata dalla fatica, dalle ristrettezze e dalla capacità di affrontare le difficoltà per dare un futuro migliore alle nuove generazioni.

E mentre cammino osservo la natura, che conserva intatta la sua bellezza: le colline, i declivi, i crinali ricoperti da una lussureggiante e maestosa vegetazione. Sento il canto degli uccelli e il fragore delle gole sonore delle fluenti fiumare e vedo, di lontano, i colori cangianti del mare limpido e splendente.

Poi volgo lo sguardo sugli orti, non più coltivati, e rifletto sul vuoto lasciato da coloro che sono partiti, come me, in cerca di lavoro e di un futuro che qui non trovavano.

Un vuoto che non può essere colmato da quei pochi figli e nipoti dei paesani emigrati che ritornano per le vacanze, riaprono le case, animano le piazze e restituiscono al paese, per alcune settimane, una parvenza dell’antica vitalità: una breve parentesi che sembra quasi sospendere il declino.

Una presenza destinata a scemare nel giro di pochi giorni, quando tutto finirà, le porte si richiuderanno, le strade torneranno deserte e il silenzio riprenderà il sopravvento.

Una breve rinascita che non può nascondere la realtà.

Una realtà che la politica locale, sebbene attenta e dedita a fronteggiare i problemi della comunità e a migliorare le condizioni di vita dei cittadini, non potrà, da sola, cambiare, in modo da invertire la rotta e ripopolare il paese.

Servono decisioni politiche ad alto livello, servono cambiamenti radicali, capaci di creare lavoro, servizi e nuove opportunità, soprattutto per i giovani.

Altrimenti il paese, i paesi, sono inesorabilmente destinati a una lunga agonia e, alla lunga, alla morte, perché la bellezza del paesaggio e l’affetto di chi ritorna non sono sufficienti a garantire il futuro di una comunità.

È questa realtà ad addolorarmi più della nostalgia: vedere un luogo ricco di storia, memoria e bellezza morire lentamente.

E, insieme alla tristezza, cresce la rabbia verso quei leader politici che, invece di contrastare lo spopolamento e difendere questi territori, sembrano preoccuparsi soprattutto dei propri interessi e del proprio potere. Invece di essere inclusivi nei confronti di chi vuole venire in questi luoghi, fanno di tutto per ostacolarli.

Non so immaginare chi abiterà domani queste colline, questi monti e queste terre affacciate sul mare. So, però, che con me porto ancora il desiderio e la speranza che queste contrade possano avere un futuro.

Perché ciò accada, non bastano la memoria, la nostalgia o il ritorno estivo di chi è partito. Occorrono scelte coraggiose, capaci di restituire a questi luoghi una prospettiva e di offrire nuove possibilità, soprattutto ai giovani e a chi vuole tornare o scegliere di vivere qui.

Altrimenti, un giorno, resteranno soltanto il vento tra le case chiuse e il canto delle fiumare a raccontare che qui, un tempo, viveva una comunità. 

 

vito.sorrenti
Author: vito.sorrenti
Biografia:
Vito Sorrenti, nato a Polia (VV) il 27 luglio 1952, risiede a Sesto San Giovanni. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, tra cui Gocce d’amore (1994), Vagando con la mente (2002, prefazione di Neuro Bonifazi, Helicon), Poesie (2008, Comune di Leonforte, vincitore dell’omonimo Premio), Amebeo per Euridice (2009, prefazione di Mauro Decastelli), La poesia è una ladra (2010, Centro Studi Tindari Patti), Poesie d’amore (2015, Vitale Edizioni), I Derelitti (Premio Internazionale “Il Convivio”, 2014), Visioni culturali (Premio “Antonio Filoteo Omodei”, Il Convivio, 2016) e Chiari oscuri del dolore (Premio “Patrizia Brunetti”, 2016). Ha inoltre pubblicato il saggio Personaggi illustri calabresi (Amazon, 2020) e la raccolta Versi avversi e diversi (Amazon, 2023).


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