La struttura allegorica dei tre regni ultraterreni nella Divina Commedia / Parte terza, Paradiso

 

Saggio in prosa letteraria a cura di Franco Vetere

IL Regno della Luce eterna accoglie Dante, prostrato dall'esperienza infernale ed emotivamente provato dalla tristezza delle anelanti e pentite anime del Purgatorio in ansia di redenzione.

Beatrice, avvolta da un'aureola di intensissimo e adamantino chiarore, appare a Dante come divina deità tanto da pervadere il suo animo, pronto sì ad ascendere nel Terzo Regno, ma ancora esitante di comparire davanti alla Donna amata.

Il suo desiderio è quello di discolparsi di non aver saputo tener vivo nella mente il ricordo di Lei, quale sublime simbolo di redenzione e rivelazione, facendosene di ciò una struggente colpa e di non essere degno di perdono.

Confessa a Lei di sentirsi ancora smarrito e bisognevole di conforto, in modo di ritrovare armonia nella vita, falcidiata da funesti eventi e di perdita di fiducia verso l'umano genere.

Così auspica di ritrovare in Lei quel faro di Luce che sgombri le tenebre dei dubbi che lo attanagliano, e ritrovare dietro la sua guida quei dogmi di vita, dettati dalla Scienza del sacro, dalla Teologia e dalla filosofia della Conoscenza.

Nell'emozione del momento Dante è affascinato dal vedere davanti i suoi occhi una infinita sequenza di figure allegoriche, che rappresentano i simboli del passato, del presente e del futuro del pianeta Terra, ovvero le vicende storiche nel conflitto ideologico fra Chiesa e Impero.

Nell'ascesa celeste il Poeta rivive il fascino dei fasti dell'Impero romano, sotto la metafora del volo dell'Aquila, emblema figurato della possanza che può avere il grande rapace, in grado di volare da occidente ad oriente senza concedersi pausa alcuna.

Coeva all'apoteosi dell'Aquila romana è l'ascesa della Chiesa dopo atroce e blasfema persecuzione a cui fa seguito la nascita del potere temporale dei Papi, prodromo di corruzione e di insana e immorale azione vessatoria.

Le diatribe politiche, condannate e descritte da Dante nei primi due regni, nel Paradiso hanno una marginale risonanza perché Egli privilegia più il fascino che emana il sacro luogo divino, dove diventa attento testimone delle realtà di celeste beatitudine.

Il fervore del Poeta nell'oltrepassare la porta del Regno celeste è pari alla sua trepidazione, ma il tutto viene lenito dal desiderio di mondarsi del peccato, che può realizzarsi dopo abluzione nei due fiumi divini, il Lete' e l'Eunoe'.

L'impatto visivo con il Luogo paradisiaco ha per Lui effetto cosmico, perché ha possibilità di ascendere per i nove Cieli, che sfericamente circondano la Terra, effondendo in Essa benefici influssi per il costante cammino dell'umanità.

Le Intelligenze motorie cadenzano il ritmo dei Cieli, ovvero dei nove gradi angelici, permeati da spirito di Provvidenza, figlia della potenza divina.

Le anime di coloro che sono i depositari di Beatitudine, dimorano nell' immenso Empireo, e ognuna di queste rappresenta un ordine morale che ascende verso il punto supremo dove campeggia la figura di Dio.

Così nel Cielo della Luna risiedono le anime che non hanno completato i loro voti, poiché hanno subito violenza da altri, mentre in quello di Mercurio risiedono le anime che hanno anteposto onore e fama all'amore verso Dio.

Nel sito di Venere prevalgono coloro che hanno privilegiato l'amore terreno a quello più mistico; nel Cielo del Sole Dante si bea della vista delle Anime rifulgenti di sapienza.

I Martiri che si sono immolati per la Fede albergano nel Cielo di Marte; in quello di Giove s'innalzano gli Spiriti che si sono battuti per la Giustizia universale.

Gli Asceti della Fede e della propensione assoluta verso l'amore divino sono nel sito di Saturno. Nel Cielo delle Stelle fisse il Divin Poeta assiste estasiato all'apoteosi di Cristo e della sua Genitrice.

Nel Primo mobile, ultimo sito di mistica beatitudine, si rappresenta lo stretto rapporto fra Dio e gerarchie angeliche.

Salvador Dalì: Dante's Paradiso

Infine Dante perviene all'Empireo, sommo stadio della magnificenza divina, dove alle diafane figure dei Beati, pervase da estatica contemplazione, si sostituisce una visibile corporeità di queste in umana forma.

Beatrice, dolce e affettuosa compagna del Poeta, lascia il ruolo di guida a S.Bernardo, ispirato dalla madre di Cristo, che lo stimola alla meditazione sui più alti dogmi, il primo fra tutti la genesi del mondo sotto l'egida di Dio.

L'autore del presente saggio ha voluto dare un preciso assetto metaforico alla struttura dei Tre Regni ultraterreni, senza ulteriori citazioni, proprio per render più coeso il loro contenuto, senza stravolgerne l'essenza. 

 

Francesco Vetere
Author: Francesco Vetere
Biografia:
Docente emerito dei Licei, è uno studioso di grande valenza, acuto scrittore, poeta, saggista e critico letterario. I suoi commenti in prosa e versi sono stati apprezzati in molte manifestazioni culturali, vergati e declamati con grande afflato, carico e denso di grande significato e di “sentimento”. È autore delle seguenti sillogi poetiche: "Lo sguardo e la memoria", "Saggio poetico di storia umana", "Eroi in poesia", "Lirici Greci e Latini"; Saggi in prosa: "Apocalisse e Cristo", "Hermetica", "Egittologia", "Theologica", "Religioni orientali", "Monachesimo illuminato", "Boheme e Scapigliatura", "Saggio letterario sul primo 900", "Autori stranieri dell’800", "Gli Evi della Letteratura italiana"; "Silloge di pensieri sparsi". Le opere citate sono state da me commentate secondo il percorso tracciato dall’autore. (Antonio Aiello)


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