Dal 28 settembre benzina Enilive non oltre 1,99 euro e gasolio a 2,19. Nel territorio a sud di Cosenza cresce il malcontento: da Scigliano a Rogliano, da Grimaldi a Lago, Parenti e Mangone, fare il pieno sta diventando un problema quotidiano
COSENZA – Ormai non si guarda più soltanto la lancetta del carburante. Prima di fermarsi al distributore si guarda il tabellone dei prezzi.
E qualche volta si tira dritto.
Perché mettere benzina o gasolio nell'auto, per molte famiglie calabresi, non è più un gesto ordinario. Sta diventando una voce del bilancio familiare da calcolare con attenzione, soprattutto per chi vive nei piccoli centri, lavora lontano da casa e non dispone di un'alternativa concreta all'automobile.
Per le imprese la situazione è ancora più pesante.
Autotrasportatori, artigiani, commercianti, aziende agricole e piccole attività che utilizzano quotidianamente furgoni e mezzi da lavoro stanno facendo i conti con costi che incidono direttamente sulla sostenibilità dell'attività.
I numeri spiegano bene la situazione. Il 25 settembre, sulla rete stradale nazionale, il prezzo medio self rilevato dall'Osservatorio del Mimit era di 2,154 euro al litro per la benzina e 2,338 per il gasolio. In autostrada si saliva rispettivamente a 2,247 e 2,421 euro.
Ma dietro quei numeri c'è una realtà molto più dura: stipendi che rimangono gli stessi, costi che aumentano e famiglie costrette a fare continuamente i conti.
Eni prova a mettere un argine
In questo scenario arriva la decisione di Eni.
A partire da lunedì 28 settembre, sui carburanti commercializzati attraverso la rete Enilive verrà introdotto un tetto massimo: 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio.
La misura durerà inizialmente 30 giorni e potrà essere prorogata fino alla fine dell'anno, in relazione all'andamento del mercato e degli approvvigionamenti. Il limite riguarderà anche la rete autostradale.
Una decisione che può offrire un po' di respiro agli automobilisti che si riforniscono presso la rete interessata.
Ma è difficile considerarla la soluzione definitiva a un'emergenza che ormai va molto oltre il prezzo indicato sul display di una pompa.
Dal 26 settembre, inoltre, lo sconto sulle accise del diesel passa, Iva compresa, da 12,2 a 6,1 centesimi al litro e rimarrà a questo livello fino al 5 ottobre.
Ed è proprio questa situazione di continua incertezza a rendere ancora più difficile programmare le spese.
Nel Savuto la rabbia corre da un paese all'altro
Basta allontanarsi dai grandi centri e percorrere le strade del Savuto per comprendere che dietro le statistiche ci sono persone vere.
Le lamentele arrivano da più paesi.
Antonio da Scigliano. Francesco da Rogliano. Tonino da Grimaldi. Stefano da Lago. Peppino da Parenti. Giovanni da Mangone.
Nomi comuni, storie diverse, una preoccupazione che si assomiglia: quanto ancora potrà costare muoversi?
Non servono grandi analisi per capire il problema.
Nel Savuto l'automobile non è sempre una scelta. Molto spesso è una necessità.
Chi abita nei centri interni deve prendere la macchina per raggiungere il posto di lavoro, andare a Cosenza, accompagnare i figli, raggiungere un ospedale, fare acquisti o semplicemente sbrigare una pratica.
Dieci chilometri oggi. Venti domani. Quaranta dopodomani.
Alla fine del mese diventano centinaia.
E quando il carburante raggiunge questi livelli, quei chilometri diventano euro sottratti ad altro.
Alla spesa. Alle bollette. Ai figli. Alle piccole necessità quotidiane.
È questa la parte del caro carburante che le fredde tabelle dei prezzi non riescono a raccontare.
Per le imprese il conto è ancora più pesante
Poi ci sono coloro che con un mezzo devono lavorare.
Un camion non può rimanere fermo se deve consegnare la merce. Un artigiano non può raggiungere un cliente senza il proprio furgone. Un'impresa non può semplicemente decidere di non spostare materiali e attrezzature.
Ogni aumento entra direttamente nei costi aziendali.
E il rischio è un meccanismo tanto semplice quanto pericoloso: aumenta il carburante, aumentano i costi del trasporto; aumentano i costi delle imprese e una parte di questi rincari rischia inevitabilmente di trasferirsi sui prezzi di beni e servizi.
A quel punto il pieno più caro non lo paga soltanto chi guida.
Lo pagano tutti.
Anche chi non possiede un'automobile.
La tensione nell'autotrasporto è ormai evidente. Il settore chiede interventi sul caro gasolio e sono state prospettate anche forme di protesta per richiamare l'attenzione sulla difficoltà crescente delle imprese.
Un tetto aiuta. Ma cosa succederà dopo?
La decisione di Eni rappresenta certamente un fatto concreto.
Dal 28 settembre, nella rete Enilive, esisterà un limite massimo al prezzo di benzina e gasolio.
Ma la domanda resta:
cosa accadrà fra trenta giorni?
E soprattutto, cosa accadrà alle famiglie e alle imprese che continueranno ad avere bisogno di carburante ogni giorno?
Un'emergenza di questa portata difficilmente può essere affrontata soltanto attraverso iniziative temporanee delle singole compagnie.
Il problema diventa ancora più evidente quando si guarda alle caratteristiche dei territori.
Perché spendere di più per il carburante non produce gli stessi effetti ovunque.
In una grande città esistono, almeno in determinate circostanze, alternative all'automobile.
A Scigliano, Rogliano, Grimaldi, Lago, Parenti, Mangone e in tanti altri centri del Savuto la realtà è profondamente diversa.
Qui la distanza pesa.
E quando aumenta il costo necessario per percorrerla, vivere in un piccolo comune rischia di diventare ancora più difficile.
Non è più soltanto il prezzo di un litro di gasolio
Questo è il punto che non dovrebbe andare perduto.
Il caro carburante non è più soltanto una questione da automobilisti.
È diventato un problema economico e sociale.
Riguarda il lavoratore che ogni mattina deve percorrere decine di chilometri e vede una parte sempre maggiore dello stipendio finire nel serbatoio.
Riguarda il piccolo imprenditore che deve chiedersi fino a quando potrà sostenere determinati costi.
Riguarda il pensionato che deve raggiungere Cosenza per una visita.
Riguarda una famiglia che accompagna ogni giorno i figli a scuola o alle attività pomeridiane.
Il tetto deciso da Eni può rappresentare un sollievo temporaneo per chi utilizzerà la rete Enilive.
Ma sarebbe sbagliato pensare che con 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il gasolio il problema sia risolto.
Perché anche questi prezzi pesano sui bilanci familiari e aziendali.
Dal Savuto arriva allora un messaggio molto più semplice delle formule economiche:
la gente è stanca di dover fare i conti anche prima di girare la chiave dell'automobile.
Antonio, Francesco, Tonino, Stefano, Peppino e Giovanni sono soltanto alcuni nomi.
Dietro di loro ci sono famiglie, lavoratori, pensionati, commercianti, artigiani e imprenditori.
Persone che non chiedono di viaggiare gratis.
Chiedono qualcosa di molto più elementare: che andare al lavoro, accompagnare un figlio, raggiungere un ospedale o tenere aperta un'impresa non diventi un lusso.
Ed è da qui, probabilmente, che dovrebbe cominciare qualsiasi risposta seria al caro carburante.









