La comunità rinnova il suo legame con la Patrona nel ricordo della solenne incoronazione del 29 settembre 1946

Ci sono date che non restano soltanto impresse sul calendario. Date che attraversano il tempo, entrano nella memoria delle famiglie e diventano parte dell’identità di un’intera comunità.

Per Rogliano, il 29 settembre 1946 è una di queste.

Ottant’anni fa, in quel giorno carico di fede e speranza, l’Immacolata Concezione, Patrona della città, veniva solennemente incoronata, dopo il Breve Apostolico di papa Pio XII dell’11 ottobre 1945.

Non fu soltanto una cerimonia religiosa. Fu l’abbraccio di un popolo alla sua Madonna.

Erano gli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale. Il conflitto aveva lasciato dietro di sé dolore, lutti e povertà. Nelle case c’era poco, talvolta pochissimo. Bisognava ricostruire le famiglie, il lavoro, le speranze. Bisognava, in qualche modo, ricominciare a vivere.

E proprio in quel tempo così difficile, Rogliano volle compiere un gesto destinato a rimanere nella propria storia.

Per contribuire alla corona dell’Immacolata, i roglianesi offrirono anche quel poco oro che era rimasto.

Un gesto semplice e immenso.

In quella corona, infatti, non brillava soltanto un metallo prezioso. Brillavano i sacrifici delle famiglie, le lacrime di chi aveva conosciuto la guerra, il ricordo di chi non era tornato, le preghiere delle madri e la speranza di un’intera comunità che desiderava rialzarsi.

Ognuno offrì ciò che poteva. E quel poco, unito al poco degli altri, diventò qualcosa di grande.

Fu fede, certamente. Ma fu anche appartenenza. Fu il bisogno di ritrovarsi insieme dopo gli anni della paura e di affidare all’Immacolata il dolore appena vissuto e il futuro ancora tutto da costruire.

A ottant’anni di distanza, il sindaco Giovanni Altomare richiama Rogliano al significato profondo di quella giornata.

L’incoronazione dell’Immacolata appartiene infatti non soltanto alla storia religiosa della città, ma anche alla sua storia civile e comunitaria. La devozione alla Patrona ha accompagnato generazioni di roglianesi: nelle feste e nelle preghiere, nei momenti felici e nelle prove più difficili, nelle partenze e nei ritorni, nelle speranze custodite dentro le case.

È un filo che attraversa le generazioni.

Ricordare oggi quel 29 settembre 1946 significa allora custodire una parte dell’anima di Rogliano. Significa rendere omaggio alla fede dei padri e delle madri, alla pietà popolare e a quella memoria condivisa che continua a unire una comunità al di là del trascorrere degli anni.

Nel suo messaggio per l’ottantesimo anniversario, il primo cittadino rivolge all’Immacolata, a nome dell’Amministrazione comunale, un pensiero di gratitudine e raccoglimento, ricordando anche una prova molto più vicina nel tempo: i drammatici mesi del Covid.

Un’altra stagione di paura e sofferenza che ha segnato profondamente le famiglie e che ha ricordato quanto siano preziosi il senso della comunità, la vicinanza e la solidarietà.

Sono trascorsi ottant’anni da quella lontana domenica del 1946, ma quella corona continua idealmente a raccontare Rogliano.

Racconta una comunità che ha conosciuto momenti difficili senza rinunciare alla speranza. Racconta uomini e donne che, pur possedendo poco, seppero donare. Racconta una devozione tramandata di generazione in generazione e un legame che il tempo non ha cancellato.

Perché la storia di una città non vive soltanto nei documenti, nelle fotografie o nelle date da commemorare.

Vive soprattutto nei sentimenti che una generazione consegna a quella successiva.

E oggi, ottant’anni dopo, Rogliano torna idealmente davanti alla sua Immacolata e rinnova quell’antico affidamento.

Con la memoria rivolta a chi c’era allora, con gratitudine verso chi ha custodito questa devozione nel corso degli anni e con lo sguardo rivolto alle generazioni che verranno.

Sotto lo stesso sguardo. Sotto la stessa corona. Nel segno di un legame che, dopo ottant’anni, continua a chiamarsi Rogliano.

 

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