La vita dell’Ellade è cadenzata da momenti differenti, come se la sua alba fosse rischiarata dal mitico Orfeo, seguito da Pitagora quale sacerdote di un sacro meriggio di rinascita culturale, mentre Platone è il prescelto Tedoforo del crepuscolo ellenico.
Il Discepolo di Socrate vive la leggiadria della sua Città natale nell’estasi della sua giovinezza, fino a quando foschi presagi di esecrabile guerra fratricida fra le due potenti Poleis non hanno certezza. Pur nel dolore della sua Patria, ferita dalla protervia spartana, non perde la sua sensibile mitezza che s’innesta nel profondo dell’animo mercè una decisa fermezza caratteriale. 


La ricerca di un’eterea estetica verso le Arti e il Creato, lo spinge verso una visione di Bello assoluto, permeata dall’armonia che circonfonde l’universo. La filosofia socratica lo affascina, e il suo pensiero si intride di nuove idee, mutuate dal sommo Maestro e in contrasto con i vaniloqui sofistici. Impressa nella sua mente e scolpita nel suo cuore resta la struggente morte del Maestro, il cui retaggio spirituale e culturale rimarrà in lui indelebile nel tempo. Ciò sarà consacrato nelle sue memorie apologetiche e nelle righe del Critone, quali pietre miliari di una vita non inutile ma virtuosa, con la certezza di sciogliere il precario dilemma tra il vivere e morire.
Nella Terra bagnata dal Nilo, volontariamente appartato in filosofico asceterio, segue le tracce lasciate dal grande Pitagora attraverso il suo lascito di illuminato percorso iniziatico, avulso però dal calcare il sentiero del mistero. Luogo deputato alla ricerca della Verità è il solenne auditorium dell’Accademia, dove i suoi Dialoghi hanno la forza non di sviare ma di stimolare le menti dei giovani astanti.
Antepone alla teoria pitagorica dei Tre Mondi quella del Mondo della Triade di Idee, quali intermediarie fra Immanenza e Trascendenza e ordinate in piramidale gerarchia, alla cui sommità le Idee sovrastano il tutto come il Bene nel concetto divino. Il Mondo delle Idee si proietta oltre l’essenza sensoriale verso una realtà che alberga al di là del mondo visibile e della materia, ovvero nell’Iperuranio.
Nell’ideale platonico si coagulano Poesia etica e Filosofia, supportate da un forte senso di intima rinascita, innervata da innato plasma iniziatico. Il Mito, anche attraverso la tradizione dei Misteri eleusini, a cui fu iniziato, diventa la base dottrinaria per la sua intuitiva e realistica filosofia. 


Mediante semantica intuitiva cerca di chiarire l’essenza dell’essere secondo certezza sperimentata con l’esperienza generata dai concetti. Il grande Filosofo affronta con determinato cipiglio le finalità dell’Arte, che può approcciarsi al bello solo se l’artista diventa il demiurgo di essa, rivestendola di anima sensibile per sempre rinverdire l’armonica visione offerta dall’universo.
La Conoscenza è divisa in sensibile e intelligibile, ma mentre la prima è fine a sé stessa, la seconda invece s’identifica con la Scienza, che rappresenta il vero sapere. Virtù e Conoscenza si determinano solo se temperate dalla Scienza e dal sapere soggettivo, dopo averne scientemente analizzato le cause. La Summa del pensiero politico platonico è racchiusa nello scritto che fa della Repubblica l’Opera maior di tutta la sua filosofia, in cui chiaramente delinea le basi di una civile vita condivisa.

 

IL MITO della CAVERNA

La sublimazione del Mito, trova nell’esaustivo significato della Caverna, esplicativa nuova conoscenza mediante una completa ed espressiva simbologia massonica.
Interpretazione del Mito della caverna platonica: “Fondamento di conoscenza per la decodifica allegorica del pensiero platonico è la teoria della Conoscenza e dell’Educazione che nel Mito della caverna, quale costola esplicativa e imprescindibile della struttura intellettiva della “Repubblica” di Platone, impone una chiave di lettura che solo nella scienza esoterica può trovare risposta.
Nella narrazione metaforica del Mito……. Si conforma una sostanza descrittiva che si innesta nel controverso aspetto fra Mondo visibile” e “Mondo invisibile”, in cui nel primo si materializzano figure concrete di immagini e oggetti, di contro al secondo che manifesta una virtuale apparenza dove vince l’essenza delle idee.
In questo fantastico mondo di una caverna si materializzano individui incatenati e con le terga rivolte verso un pertugio da dove filtra la luce, in modo che lo sguardo venga coattivamente proteso verso il fondo oscuro dell’antro dove sfumate immagini vengono riflesse sulle brumose pareti, sforzando il pensiero ad interpretare una capziosa ed apparente realtà, offuscata dalle tenebre dell’ignoranza, avendo costoro preclusa la fonte solare della conoscenza, nella imposizione a non recepire la vera essenza della realtà perché costretti a viverla nell’inganno”. 

Franco Vetere

 

Nota dell’Autore

Particolare ringraziamento va allo studioso Antonio Aiello, per il suo proficuo contributo culturale nella stesura di saggi critici su argomenti di varia natura letteraria. 

 

Brevi notizie biografiche su Franco Vetere

Docente emerito dei Licei, è uno studioso di grande valenza, acuto scrittore, poeta, saggista e critico letterario. I suoi commenti in prosa e versi sono stati apprezzati in molte manifestazioni culturali, vergati e declamati con grande afflato, carico e denso di grande significato e di “sentimento”. È autore delle seguenti sillogi poetiche: Lo sguardo e la memoria, Saggio poetico di storia umana, Eroi in poesia, Lirici Greci e Latini; Saggi in prosa: Apocalisse e Cristo, Hermetica, Egittologia, Theologica, Religioni orientali, Monachesimo illuminato, Boheme e Scapigliatura, Saggio letterario sul primo 900, Autori stranieri dell’800, Gli Evi della Letteratura italiana; Silloge di pensieri sparsi. Le opere citate sono state da me commentate secondo il percorso tracciato dall’autore.

(Antonio Aiello



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