Un tempo non lontano, nei paesi della valle del Savuto, erano in funzione numerosi mulini che lavoravano attivamente grazie all’abbondante produzione di raccolto (grano, granturco, lupini, castagne, fave), frutto del duro lavoro nei campi dei nostri contadini.

La maggior parte di essi erano posti in prossimità di torrenti e fiumi. Il mulino per essere azionato necessita dell’acqua che, incanalata attraverso una condotta naturale "acquaru", entra nella cosiddetta "sajitta" (una sorte di torre muraria) rovesciandosi sulla ruota molitoria, la quale, sulla spinta dell’acqua, iniziava il suo movimento rotatorio. Il cereale, attraverso una piccola condotta, veniva immesso a poco a poco sotto la macina, trasformandosi in farina.

Nei giorni di macina per la famiglia contadina era una gran festa e tutti i componenti partecipavano intensamente alla “macina”.

Con il passare degli anni l’antico modo di “macinare” i cereali venne sostituito da moderni motori azionati ad energia elettrica.

Oggi, quasi tutti i mulini sono abbandonati, e quel poco che rimane delle vecchie strutture stanno a testimoniare un pezzo di storia di artigianato locale, ormai cancellato definitivamente.

Resti di questi vecchi mulini si trovano nei vari comuni del comprensorio, disposti nelle vicinanze del fiume Savuto e dei suoi affluenti.

Molte delle grosse ruote dei nostri mulini fanno bella mostra in alcuni musei privati e pubblici, altre, invece, sono abbandonate in piena campagna quasi come a sconfessare una civiltà contadina che non c’è più e della quale rimane solo un vago ricordo.



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