Il sindaco di Rogliano ha vinto la sua battaglia contro il Covid-19 / Giovanni Altomare è finalmente a casa

Cronaca
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È tornato a casa il sindaco Giovanni Altomare. Dopo una lunga degenza presso l’ospedale Annunziata di Cosenza, è finalmente ritornato dalla sua famiglia che lo attendeva con ansia. Colpito dal Covid-19, così come altri esponenti dell’amministrazione comunale da lui guidata, dopo ben 33 giorni di sofferenza, passati a lottare contro il grave virus, oggi ce l’ha fatta. Il primo cittadino, di una Rogliano che ormai non è più zona rossa, è di nuovo tra i suoi concittadini. Ad aiutarlo in questa dura battaglia, sono stati la grinta con cui ha lottato fino alla fine, sorretto dalla fede; i medici e il personale sanitario, che si sono presi cura di lui con professionalità e umanità; l’amore dei suoi cari, il cui pensiero non lo ha mai abbandonato neanche nei momenti di sconforto; il compagno con cui ha condiviso la stanza, il carabiniere di Rogliano ricoverato come lui per Covid-19. In questo intenso post, scritto al suo ritorno e pubblicato su Facebook, il sindaco parla del “terribile male” e ringrazia coloro che lo hanno aiutato ad uscirne. “Sono finalmente a casa, dopo avere pregato intensamente per arrivarci e avvertire i segni della guarigione, sotto la terapia amorevole della mia famiglia, alla quale devo la mia resistenza all’assalto del male. Un male terribile, aggressivo, dilaniante che provoca, nel profondo di sé, allucinazioni come flash in successione fotografica, nel luccichio sinistro di una lama pendente sul filo della vita. Lì, non c’è terapia che possa salvarti, se non quella dell’amore, se non l’immagine salvifica degli affetti più cari. Mia moglie Stefania e mio figlio Rosario, alternando, nel mio animo, ogni altra persona che porto nel cuore, mia Madre, mia Sorella, mia Suocera, mi hanno aiutato a darmi la forza necessaria per allontanare progressivamente l’incombenza della rassegnazione. Non mi è mancata la terapia sintetica delle premure umane e mediche della intera equipe dei reparti, Pneumologia prima e Malattie infettive dopo, dove ho trascorso la seconda degenza ospedaliera. Mi sono trovato tra eccellenze umane e sanitarie. Mi sento di esprimere loro la mia più profonda, sincera, riconoscenza. Grazie al primario di Malattie infettive, dottor Antonio Mastroianni, ai dottori Sonia Greco, Valeria Vangeli, De Santis, Apuzzo, Chidichimo. Grazie al primario di Pneumologia, dottor Albino Petrone, e ai dottori Enrico Scarpelli, Michela Quartieri, Maria Spagnuolo, Manuela Cancelliere, Lorenzo Manfredi, Clementina Columbro. Alla caposala Rosina Bartolotta. Grazie a tutte le infermiere, a tutti gli infermieri, al personale Oss al completo, agli ausiliari e al personale delle pulizie Valentina, Francesca, Tiziana, Saverio, Dario, Roberto, Stefania, Raffaele Ornella, Nunzia e Ilaria, le signore Ionela e Nida. Provvidenziale si è, sempre più, rivelata l’amicizia maturata con il mio compagno di stanza, l’appuntato scelto dei carabinieri, Vito Scornaienchi, con il quale ho condiviso le pene di quei giorni in uno scambio continuo e confortante tale da sorreggerci vicendevolmente con uno straordinario trasporto, destinato a ispirare un rapporto fraterno, che durerà tutta la vita. Avrei voluto rimanere accanto a lui, tanta è stata la condivisione. Ma lui stesso e il suo garantito miglioramento, con il comprensibile richiamo di casa, mi hanno indotto a lasciarlo. Ma sono sicuro che anche lui è spronato dalla imminente prospettiva di tornare tra i suoi cari. Forza Vito! Con sincerità fervida voglio ringraziare gli Amici di sempre e i numerosissimi Cittadini che mi hanno fatto sentire la loro consolante e incoraggiante solidarietà. Anche la loro vicinanza mi ha giovato ad uscire fuori dall’incubo e a portarmi sulla strada del chiarore primaverile. Dopo 9 giorni di malattia a casa e 33 di degenza, mi sento salvo. Altre due settimane di convalescenza – spero – mi restituiranno a me stesso e alla mia famiglia, alla mia comunità. Tutto possibile, perché così ha voluto Iddio. Che continuerò a pregare con tutto me stesso”.

GIOVANNI ALTOMARE