La protesta di chi lavora la terra denuncia una crisi che non può più essere ignorata. Carburanti, costi di produzione e prezzi imposti dalla grande distribuzione mettono in ginocchio le aziende agricole. E intanto il mondo politico continua a parlare di eccellenze e prodotti tipici

 

di Fiore Sansdalone 

C'è una Calabria che non sfila sui tappeti rossi, non partecipa ai convegni sull'eccellenza agroalimentare e non ha tempo da perdere dietro alle passerelle della politica. È la Calabria degli agricoltori, di chi si alza quando è ancora buio, lavora la terra, affronta spese sempre più pesanti e, alla fine della giornata, deve fare i conti con un'amara realtà: produrre costa troppo e vendere rende troppo poco.

La protesta degli agricoltori calabresi riporta al centro una questione che da troppo tempo viene affrontata con dichiarazioni di solidarietà, promesse e interventi insufficienti. Il lavoro agricolo rischia di diventare un'attività economicamente insostenibile proprio per chi lo svolge.

Il gasolio agricolo pesa sui bilanci. Fertilizzanti, energia, manutenzione dei macchinari, trasporti e manodopera fanno lievitare le spese. E quando arriva il momento di vendere, molti produttori si ritrovano a contrattare da una posizione di debolezza, davanti a una filiera commerciale nella quale il potere è distribuito in maniera tutt'altro che equilibrato. 

 

Chi produce si assume i rischi. Chi controlla il mercato ha spesso la forza di dettare le condizioni.

È questa una delle contraddizioni più pesanti del sistema agroalimentare. Un prodotto può essere pagato pochi centesimi al produttore e arrivare sugli scaffali a un prezzo molto più alto. Naturalmente esistono costi di selezione, confezionamento, trasporto e distribuzione. Ma il problema resta: quanto del prezzo finale viene realmente riconosciuto a chi quel prodotto lo ha coltivato?

È una domanda alla quale la politica dovrebbe rispondere con numeri, controlli e provvedimenti concreti. Non con l'ennesimo comunicato stampa.

E poi c'è il silenzio. Quello che pesa quasi quanto i debiti.

Le difficoltà degli agricoltori raramente conquistano lo spazio che meriterebbero nel dibattito nazionale. Si parla volentieri di prodotti identitari, di filiere d'eccellenza, di turismo enogastronomico e di Calabria da valorizzare. Molto meno delle condizioni economiche di chi quelle eccellenze le rende possibili.

È facile celebrare l'agricoltura davanti a una tavola imbandita. Molto meno comodo affrontare i rapporti di forza tra produttori, intermediari e grande distribuzione.

Eppure, dietro ogni azienda agricola che chiude, non c'è soltanto un'attività economica che scompare. Ci sono famiglie, investimenti, terreni che rischiano l'abbandono e giovani ai quali viene sottratta una prospettiva di lavoro.

La Calabria conosce bene il prezzo dello spopolamento e della mancanza di opportunità. Consentire che anche l'agricoltura venga progressivamente svuotata della sua sostenibilità economica significa aggravare una ferita già profonda.

Non bastano i contributi occasionali. Servono strumenti efficaci contro le pratiche commerciali sleali, maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi, controlli lungo la filiera e politiche capaci di ridurre i costi che gravano sulle aziende.

Occorre soprattutto ristabilire un principio elementare: chi lavora la terra deve poter vivere dignitosamente del proprio lavoro, senza essere costretto a vendere sottocosto per sopravvivere.

Non si può pretendere che gli agricoltori continuino a produrre, investire, rispettare normative sempre più impegnative e sostenere ogni rischio d'impresa, mentre il loro margine economico si assottiglia fino a scomparire.

E non si può continuare a chiedere pazienza a chi ha già aspettato troppo.

La protesta merita ascolto, non paternalismo. Merita risposte verificabili, non pacche sulle spalle. Perché gli agricoltori non stanno chiedendo privilegi: stanno rivendicando condizioni economiche che consentano loro di restare sul mercato.

La politica regionale e nazionale dovrebbe avere il coraggio di affrontare questa contraddizione senza nascondersi dietro la propaganda. Chi governa deve spiegare quali misure intende adottare, con quali risorse e in quali tempi. Chi siede all'opposizione dovrebbe fare altrettanto, evitando di trasformare la rabbia dei produttori nell'ennesima occasione per raccogliere consensi.

Il problema non è stabilire chi riuscirà a farsi fotografare accanto a un trattore. Il problema è capire quanti trattori resteranno ancora nei campi se le condizioni non cambieranno.

Un territorio che non garantisce un futuro a chi coltiva la propria terra è un territorio che sta rinunciando a una parte fondamentale della propria economia e della propria identità.

E quando un agricoltore sarà costretto a chiudere definitivamente la sua azienda, non servirà un altro discorso sulle meraviglie della Calabria.

Servirà spiegare perché, mentre tutti celebravano i frutti della sua terra, nessuno è riuscito a garantire un prezzo dignitoso al suo lavoro.

FIORE SANSALONE
Author: FIORE SANSALONE
Biografia:
Fiore Sansalone vive e lavora a Rogliano, in provincia di Cosenza. Editore e giornalista pubblicista, è iscritto all'albo della Calabria dal 2003. Ha studiato Scienze economiche presso l'Unical di Cosenza e Scienze politiche all'università "Aldo Moro" degli studi di Bari. Ha collaborato con il quotidiano "La Provincia cosentina". Dal 1998 dirige il periodico del territorio a sud di Cosenza, "La Voce del Savuto"; per alcuni anni ha diretto il mensile "Grimaldi 2000", edito dall'amministrazione comunale. Ed ancora, è stato editore e direttore responsabile de "La Voce del Savuto in Canada". È ideatore del "Premio Sabatum", un'importante rassegna che rende testimonianza ai protagonisti attivi delle arti, della cultura, delle scienze, dello spettacolo e del giornalismo che, negli anni, con passione e professione, hanno dato lustro alla terra del Savuto. Organizzatore di eventi, da un trentennio promuove concorsi letterari, mostre e rassegne culturali e musicali. Per 18 anni è stato direttore artistico del concorso regionale della canzone "Città di Rogliano". Studioso di tradizioni, da 22 anni pubblica "Il calendario del Savuto", ed è coautore in numerosi volumi sulla ricerca popolare. Nel 1980 ha pubblicato, insieme all'insegnante Brunella Aiello, "Trilogia della vita - Quannu sona la campana - Nascita, matrimonio e morte nella cultura contadina". È presidente dell'associazione culturale "Atlantide - Centro studi nazionale per le arti e la letteratura", con sede a Rogliano (Cosenza) e Pegli (Genova). Suona la chitarra e ama la pittura, la fotografia e la poesia.


Notizie

  • Ultime News

  • I piu Letti

Premium Sabatum

Visitatori

2476139
OggiOggi4662
IeriIeri3367
Questa SettimanaQuesta Settimana11250
Questo MeseQuesto Mese59616
TotaliTotali2476139
Highest 10-07-2026 : 6104
216.73.216.236
US
UNITED STATES
US

Photo Gallery (2)