APRIGLIANO
Il fidanzamento

Un tempo, ad Aprigliano, per chiedere la mano della sposa, si usava "u cippu". L'innamorato, di notte, metteva un tronco d'albero molto grande ("u cippu") davanti alla porta della ragazza prescelta, come segno della dichiarazione d'amore. Se la ragazza portava "u cippu" dentro la casa,la risposta era positiva; in caso di rifiuto della richiesta d'amore, "u cippu" veniva lasciato fuori della casa.

Il porto fluviale

Il fiume Crati occupa un posto di rilievo tra i luoghi del mito, perché il suo nome è associato a leggende e storie dell'antichità, di cui fonti remote hanno conservato traccia. Nella frazione di San Nicola (Aprigliano),lungo il fiume Crati, si narra che esisteva nell'antichità un porto fluviale. Anche lo scrittore latino Plinio il Vecchio (I secolo d.C.) afferma che il Crati fosse un fiume navigabile. Questo posto sarebbe potuto essere un punto di snodo per l'approvvigionamento di legname.

 

CARPANZANO
Il dipinto miracoloso

I Carpanzanesi tramandano di padre in figlio un racconto sull'origine del Santuario intitolato a Maria SS. delle Grazie. Sembra che, quattro secoli fa, padre Bonaventura Pontieri (allora parroco) si sia recato a Napoli da un pittore e gli abbia commissionato un dipinto con l'immagine della Madonna con il Bambino, lasciandogli anche una tela. Dopo qualche tempo, ritornato a Napoli per ritirare il quadro, il pittore disse di non aver potuto svolgere il lavoro perché aveva perso la tela. Allora padre Bonaventura cominciò a cercare la tela nella confusione della bottega e, infine, la trovò. Durante il viaggio di ritorno, incuriosito, la srotolò e vide l'immagine della Madonna sulla tela. Tornò dal pittore e voleva pagarlo, ma lui rifiutò dicendo di non aver mai dipinto quel quadro. Quando padre Bonaventura arrivò a Carpanzano, mise il quadro nel convento. Nei giorni successivi, il quadro sparì tre volte e fu sempre ritrovato in un cespuglio di rovi, in località Timpone. I fedeli, credendo che quello fosse il luogo scelto dalla Madonna per sua dimora, vi costruirono una piccola cappella, proprio nel punto in cui oggi si trova il Santuario.
I Carpanzanesi sono molto devoti a questo quadro, perché, nel 1905, si rivolsero alla Madonna dipinta per essere salvati dal terribile terremoto, che distrusse molti paesi della Valle del Savuto. E ancora oggi, il 12 febbraio, in segno di devozione, si svolge (qualunque siano le condizioni atmosferiche) una processione in onore della Madonna.

Il paese delle "zagarogne"

Carpanzanoè conosciuto anche come il paese delle "zagarogne" ("le civette"). A questo riguardo si racconta che, un tempo, durante la celebrazione della Santa Messa, il prete, nel prendere il calice e le ostie dal tabernacolo, venne pizzicato da una civetta, che, probabilmente, si era nascosta lì durante la notte. Il sacerdote, tra il serio e lo scherzoso, disse: "Cristu sdegnatu pizzica e muzzica cumu n'arraggiatu" ("Cristo sdegnato pizzica e morde come una persona molto arrabbiata"). Questo fatto venne considerato come un cattivo augurio e da allora i Carpanzanesi vengono chiamati in modo offensivo "zagarognari".

Giuseppe Pizzuti, docente



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