SAN PIETRO APOSTOLO si prepara ad accogliere l’edizione 2025 del Premio Letterario Kerasion con un appuntamento che unisce arte, tradizione e valorizzazione del borgo: “Arte e Vinelle”, un’estemporanea d’arte che animerà le giornate del 28 e 29 agosto nel cuore del centro storico.

 

di Antonietta Malito

Oggi, venerdì 22 agosto, alle ore 18:00, si apre ufficialmente il sipario sulla XXVII edizione di GALARTE, con un’anteprima di straordinaria intensità visiva ed emotiva: la mostra fotografica di Gianfranco Bellusci (nella foto), ospitata nelle sale del Museo della Civiltà Contadina, all’interno del suggestivo Palazzo Comunale, nel cuore del centro storico. 

 

 

Un luogo di memoria e identità collettiva, custode del lavoro artigianale, della manualità e dell'appartenenza. È in questo spazio che la fotografia diventa narrazione, e il racconto prende forma attraverso trenta scatti che parlano con la voce muta e potente dell’immagine, permettendo al mondo arbëreshë di rivelarsi, con i suoi colori, le sue trame, la sua fierezza.  

 

 

 Il centro emotivo e simbolico dell’esposizione è la “Keza”, il copricapo tradizionale della donna arbëreshë, protagonista assoluta di questo viaggio visivo. Una creazione di straordinaria raffinatezza artigianale, tramandata nei secoli e riportata oggi alla luce grazie anche alla preziosa collaborazione con Daniele Marchese, sarto e restauratore di San Benedetto Ullano, che ha concesso in prestito alcune Keze arbëreshë della sua collezione privata, raramente esposte al pubblico.

“La keza non è solo un ornamento” - racconta Bellusci -. “Parla di chi siamo, di chi eravamo, e soprattutto di chi vogliamo essere. Ogni cucitura racconta una storia, ogni dettaglio è un’eredità che si tramanda”. 

La mostra si articola in tre sezioni visive che costruiscono una narrazione fluida e intensa: la cucitura degli abiti e degli accessori, la vestizione del costume tradizionale, e infine la keza indossata, nel suo pieno significato estetico e simbolico. In queste immagini, il gesto artigiano diventa gesto d’amore, e la fotografia cattura la bellezza esterna e, soprattutto, l’anima di una cultura intera.

Gianfranco Bellusci, nato a Cosenza nel 1973 e residente a Mongrassano – uno dei borghi arbëreshë della Calabria – non è un fotografo per professione, ma per passione. Operatore socio-sanitario di mestiere, si definisce un “testimone visivo” della propria terra. “Fotografare la Calabria, i suoi borghi, le sue tradizioni, è il mio modo di raccontare e restituire qualcosa a questa terra che mi ha dato tanto", confida.

Da oltre vent’anni frequenta eventi, feste religiose, manifestazioni legate al mondo arbëreshë, documentando con rispetto e attenzione ogni gesto, ogni volto, ogni dettaglio. E oggi, con questa mostra, il suo lavoro trova uno spazio prestigioso e simbolicamente potente: quello di Galarte, che da sempre si fa portavoce di un Sud che crea, custodisce e trasmette cultura.

“Ho appena esposto a Lungro ed esporre a Grimaldi è molto importante. Questa mostra è diversa da tutte le altre: è completa, sentita, molto apprezzata. È una mostra che nasce grazie a Galarte, a cui devo molto. Senza questo evento, forse non avrei avuto la possibilità di far conoscere così profondamente il mio lavoro".

L’inaugurazione sarà impreziosita dalla presenza di Rossella Rocchetto, Antonietta Malito, Roberta Sicolo e Giacomo Vercillo, figure impegnate nella promozione culturale del territorio.

Bellusci, oltre a essere una guida Google di livello 8 con oltre 30 milioni di visualizzazioni, è uno di quei fotografi che non cercano la fama, ma il senso. “Non mi sposto oltre il nostro Sud,” dice sorridendo. “Qui ho tutto: storia, tradizioni, cultura e bellezza".

E questa mostra ne è la prova vivente. È una carezza sul volto del passato, un inno alla continuità, un modo per dire che la tradizione non è mai un peso da portare, ma un tesoro da mostrare con fierezza. 

 

 

di Antonietta Malito

Nel cuore della Calabria, la mano ispirata di un umile frate siciliano ha lasciato un’impronta indelebile scolpita nel legno: tre straordinarie statue dell’Ecce Homo, raffigurazioni intense e commoventi di Cristo flagellato, coronato di spine, sospeso tra il dolore umano e la luce della redenzione. Tre opere, tre scrigni di arte e spiritualità, accomunate dallo stesso autore, Fra’ Umile da Petralia (Giovan Francesco Pintorno, 1600–1639), che seppe trasformare il legno in preghiera, dolore, e bellezza.

Anche quest'anno la Valle del Savuto ospiterà una nuova edizione del Festival di "street art" (arte di strada) "Gulia urbana", promosso dall'Associazione Rublanum.
È la nona edizione, che realizzerà opere di "street art" per promuovere una valorizzazione degli spazi pubblici e che si svolgerà, dal 23 al 31 agosto, a Cellara e Parenti.
L'arte non se ne sta più al chiuso, accessibile a pochi, ma esce fuori, nei luoghi dove la gente abita, lavora, si diverte. L'arte torna alla sua origine, la strada, luogo democratico per eccellenza, dove tutti possono osservarla, in quella bellezza che sta nel suo essere un tutt'uno col territorio che la circonda. Perché lì, tra piazze e muri, l'arte ha il potere di mirare dritto, senza intermediari e spesso solo per un istante, alla testa, al pensiero, al cuore di chi passa. Bastano una pennellata, un segno, una pittura eseguita con varie tecniche (graffiti, "stencil", vernici, bombolette spray...). Un modo per restituire al paese quasi una nuova identità, giocosa e vivace.
Protagonisti dell'evento nella Valle del Savuto saranno gli artisti Tony Gallo, padovano, che ha già donato al paese di Parenti una poetica opera lo scorso anno e che sarà di nuovo ospite del centro silano. Ci sarà poi la britannica Helen Bur e l'artista greco Dimitris Taxis, che torna dopo un anno dal suo intervento a Mangone.
A Cellara saranno protagonisti la "Bro Crew", collettivo formato da Mario Verta e Amaele Serino; Claudio Chiaravalloti, in arte "Morne" e lo spagnolo Slim Safont.
L'Associazione Rublanum ha comunicato che saranno messe in atto tutte le misure di sicurezza sanitarie, dettate dal Governo e dalla Regione Calabria e che i partecipanti dovranno diligentemente osservare.
Giuseppe Pizzuti, docente  

 

 

Nella cornice naturalistica di una perla del nostro Mare Jonio si erge la bellissima e rinomata, tra i più importanti ed autentici borghi d’Italia, città delle rose: Roseto Capo Spulico. Anche quest’anno l’Amministrazione Comunale con in capo il primo cittadino, l’Avv. Rosanna Mazzia e la sua lungimirante compagine vuole dedicare un ampio spazio all’arte contemporanea, aprendo per la seconda volta consecutiva le porte dell’Antico Granaio alle esposizioni dei più rappresentativi artisti della terra di Calabria e non. Infatti, il progetto “Collettivo.20” in cui viene inserito il percorso artistico “Coincidenza temporanea” è stato affidato alle mani esperte, altamente performative e concretamente competenti del Dott. Gianluca Covelli, storico e critico d’arte nonché docente di Storia dell’Arte c/o l’Accademia Fidia di Stefanacoli (VV). Va da sé che, risulterebbe alquanto ridondante volere stendere delle lodi sulle pregresse esperienze lavorative e pubblicazioni a cui ed in cui il Dott. Covelli si è visto coinvolto, basti solo pensare alla consulenza esterna profusa per i Musei Rendesi, alla stretta e dinamica collaborazione con la Prof.ssa Gisella Gellini, docente di Light Art del Politecnico di Milano e tra le ultime, non per importanza, ma per temporalità, alla direzione proficua del museo MAE del comune di Zumpano e al suo stretto coordinamento delle attività artistiche messe in campo dalla stessa Amministrazione così come per molte altre precedenti occasioni per ciò che attiene l’Amministrazione Comunale Rosetana nonché con La Nuova Pesa di Roma – mostra “Sketch – Segni contemporanei” (2020).
“Collettivo.20” “Coincidenza temporanea”, titolo della mostra, quale che ne sia il moto propulsore a cui si è ispirato il qualificato progettista e curatore, esso produce nella mente di chi legge un rimando ad un argonauta che nella ricerca del “Vello d’oro”, viaggia, attraverso la lettura delle “scritture visive” in mondi temporanei in cui spesso ormeggia la sua barca. E’ in quel quid statico e dinamico ad un tempo, che frantuma le tumultuose emozioni, le degusta per associazioni poi magari le rigetta, forse, per ricomporle in un insieme diverso da quello che è stato il suo primordiale “sentire” e le racchiude in quell’angolo intimistico in cui il proprio Sé è diverso dall’altro. Il fruitore procede senza sosta, ha la necessità di focalizzare l’attenzione verso segni diversi ma sempre più vicini al proprio percepire, lo stato di spaesamento è momentaneo perché la co/Incidenza di cromie, di scontornate immagini, di apparenti scorci di realtà, lo riportano in quello stato di comfort da cui non ne palesa minimamente l’uscita. A coronamento del suo stato di benessere, si realizza davanti ai suoi occhi, come per magia, l’apparizione concreta di una perfomer, Carla De Bellis, che, sotto le note di una melodiosa musica e di calibrate rime, si muove leggiadra come una libellula a volere imprimere fortemente nella memoria la Eco di quel che la spinge da “Nel buio dello specchio” – installazione di Maria Credidio – ad immortalare quegli istanti in cui lo spazio e il tempo sono entrambi annullati. Sarà probabilmente un rituale scaramantico in cui l’eterna disputa tra Eros e Thanatos voglia volgere verso la fine? E’ la riaffermazione e la riappropriazione di uno Nuovo e più Umano sentire contro i mali e contro il Male? Ecco l’arte contemporanea nell’insieme delle sue espressioni che non dipana la matassa ma si pone dei punti di domanda che nella sua interezza produce quegli stati di tensione atti a predire, a dire, a confutare, a sollevare l’eternità del tempo e dei tempi.
Nella suggestiva location ai piedi del Castrum Petrae Roseti, si potranno ammirare le opere di artisti del calibro di Salvatore Anelli, Francesco Correggia, Maria Credidio, Danilo De Mitri, Giulio De Mitri, Epeo, Paola Favoino, Ivana Ferraro, Franco Flaccavento, Luigi Magli, Max Marra, Assunta Mollo, Giuseppe Negro, Fabio Nicotera, Rocco Pangaro, Vincenzo Paonessa, Tarcisio Pingitore, Antonio Pujia Veneziano, Emilio Servolino, Maria Teresa Sorbara, Ernesto Spina, Giovanni Vatrella.

L’inaugurazione della mostra è in programma da Domenica 9 Agosto p.v. alle ore 19.30 nell’Antico Granaio al 12 Settembre 2020 sul Lungomare di Roseto Capo Spulico, alla presenza del Sindaco Rosanna Mazzia, della Delegata alla Cultura, Lucia Musumeci, e del curatore Gianluca Covelli, e sarà aperta al pubblico dal lunedì al venerdì, la mattina 10:00 – 14:00, il pomeriggio 16:00 – 21:00 e nei weekend fino alle 24.00.

Ivana Ferraro, insegnante e pittrice

Il 12 marzo scorso, Teresa Scotti, scrittrice di testi poetici, organizzatrice di eventi d'arte, insieme alle sorelle Carmen Cospite (laureata in storia dell'arte, poetessa e scrittrice di biografie artistiche) e Michela Cospite (laureata in storia dell'arte), attraverso la pagina facebook dal titolo: "Colora il virus con la tua arte", hanno indetto un contest dal tema "Come vedi l'arte ai tempi del coronavirus".
Si è trattata di una gara virtuale di opere d'arte: dipinti, disegni, fotografie e sculture.
Il concorso, completamente gratuito, aperto a tutti e senza limiti di età, ha ospitato diverse tecniche artistiche senza limiti di misura.
Sono state 93 le opere in concorso, scelte con cura prima di essere portate in gara.
Al termine, una giuria critica, ha assegnato 10 premi. Appena i tempi lo consentiranno, sarà allestita a Cosenza una collettiva con tutte le opere dei partecipanti.
Il progetto è stato ideato con lo scopo di restare uniti e meno soli in un periodo che ha rappresentato un vero dramma per le regioni più colpite, molto delicato per la storia dell'umanità... che di certo, in Occident,e non si aspettava di vivere una pandemia influenzale altamente contagiosa.
È stato un modo per distrarre e attrarre l'attenzione dei bambini, dei giovanissimi e anche degli adulti e trasportare il loro sentire altrove da questo brutto momento. È stata, anche, un'occasione per regalare a tutti una speranza e il coraggio per andare avanti nonostante tutto, una forza per camminare insieme, vicini anche se lontani.
L'obiettivo era quello di avvicinare le persone all'arte, ed è stato raggiunto pienamente. La grande sorpresa dell'iniziativa, infatti, sono stati i numerosi partecipanti. Loro hanno colorate le nostre giornate e ci hanno fatto emozionare, regalandoci una mostra incredibile, con 93 interpretazioni, diverse una dall'altra, del coronavirus. Dietro ogni artista si intravede e si percepisce la paura, la rabbia, la sofferenza, la morte, il dolore, ma soprattutto la speranza di ritornare alla normalità.

Lucia De Cicco, Odg Calabria
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In copertina, la foto dell'opera "Freedom", vincitrice del cincorso

Uno dei partecipanti, Edison Vyetes, consorte dell'organizzatrice Teresa Scotti, che ha collaborato a diffondere il concorso online 

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