di Katiuscia Rizzo

Tra pietre consumate, vecchie mura e una vegetazione che lentamente riconquista i suoi spazi, sopravvive la memoria della vita rurale della Valle del Savuto

È ancora lì, immobile, a sfidare il trascorrere degli anni. Un antico casolare nel cuore del Savuto, circondato dalla vegetazione e immerso nel silenzio di una terra che conserva, quasi gelosamente, le tracce del proprio passato.

Le mura in pietra, il tetto segnato dal tempo, le vecchie aperture ormai vuote raccontano, senza bisogno di parole, una storia che appartiene a intere generazioni. Quella di una civiltà contadina fatta di lavoro, sacrifici, famiglie numerose e profondo attaccamento alla terra.

Chissà quante persone sono passate davanti a quelle mura. Quante giornate di lavoro sono iniziate all’alba e terminate quando il sole scompariva dietro le montagne. Quante voci, quanti passi, quante storie familiari avranno accompagnato la vita di questo luogo.

Oggi rimane soprattutto il silenzio.

La natura avanza e avvolge lentamente l’edificio. Alberi, arbusti ed erbe spontanee sembrano quasi volerlo nascondere agli occhi di chi passa. Eppure quelle pietre continuano a resistere, trasformando il vecchio casolare in un testimone silenzioso della storia rurale del Savuto.

In costruzioni come questa si può leggere una parte importante dell’identità della valle. Sono testimonianze di un mondo nel quale la terra rappresentava lavoro e sostentamento, ma anche appartenenza. Un mondo scandito dalle stagioni, dalla semina e dal raccolto, dall'allevamento degli animali e da una quotidianità certamente più dura di quella odierna, ma profondamente legata ai ritmi della natura.

Il tempo ha cambiato tutto. Molte campagne si sono spopolate, tante famiglie hanno lasciato questi luoghi e numerosi edifici rurali sono stati progressivamente abbandonati. Alcuni sono ormai ruderi, altri continuano a restare in piedi quasi per ostinazione, come se volessero impedire che insieme alle loro mura scomparisse anche il ricordo di chi li ha abitati.

Questo antico casolare del Savuto è uno di quei luoghi davanti ai quali vale la pena fermarsi.

Non soltanto per osservare ciò che resta di un edificio del passato, ma per immaginare la vita che un tempo animava queste campagne. Ogni pietra sembra custodire un frammento di memoria; ogni muro consumato racconta il rapporto antico tra l’uomo e questa terra.

La Valle del Savuto conserva ancora numerose testimonianze di una storia spesso poco conosciuta e raccontata. Casolari, vecchi sentieri, chiesette rurali, mulini e tracce dell'antica viabilità compongono un patrimonio diffuso che rischia lentamente di scomparire sotto la vegetazione e l'incuria.

Custodire almeno la memoria di questi luoghi significa allora non perdere le proprie radici.

Perché un vecchio casolare non è soltanto un insieme di pietre abbandonate. Può essere la fotografia di un’epoca, il simbolo di una comunità e il ricordo di uomini e donne che hanno costruito la propria esistenza attraverso il lavoro e il sacrificio.

E mentre la vegetazione continua lentamente ad avvolgerne le mura, il vecchio casolare resta lì, affacciato sulla Valle del Savuto.

Silenzioso, solitario, ma ancora capace di raccontare.

 

KATIUSCIA RIZZO
Author: KATIUSCIA RIZZO
Biografia:
Katiuscia Rizzo, nata a Lamezia Terme (CZ) il 12 maggio 1974, è madre di due figli. Ha lavorato come OSS privata a Chieti e attualmente vive a Scigliano, suo paese natio. È moderatrice del gruppo “Scigliano Trekking – Cammina con noi”, creato il 25 settembre 2025. Ama camminare all’aria aperta e ascoltare i suoni della natura, coltivando una forte passione per il trekking e la fotografia. Persona solare e allegra, le piace scoprire, ammirare, promuovere e condividere le bellezze dei luoghi calabresi.


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