di Fiore Sansalone
Il 1° aprile scorso avevamo raccontato una giornata di festa. Una torta, cento candeline e attorno ad Assunta Rocca l’affetto dei figli e dei nipoti. Oggi quelle stesse parole di augurio lasciano spazio al silenzio e alla commozione. Assunta se n’è andata, portando con sé un secolo di vita e lasciando alla sua famiglia e alla comunità di Bianchi un patrimonio di ricordi che il tempo difficilmente potrà cancellare.
Aveva raggiunto il traguardo straordinario dei 100 anni circondata dall’amore dei figli Luigi, Domenico, Tonina, Rossella e Luciana e dei suoi nipoti. Una famiglia che era stata il centro della sua lunga esistenza e alla quale aveva dedicato attenzioni, sacrifici e quell’amore silenzioso che appartiene soprattutto alle madri di un tempo.
Cento anni non sono soltanto una cifra.
Sono una vita intera. Sono giorni felici e momenti difficili, partenze e ritorni, sacrifici, speranze, persone incontrate e persone salutate. Sono figli visti crescere, nipoti arrivati ad allargare la famiglia, stagioni trascorse una dopo l’altra e un mondo osservato cambiare profondamente.
Assunta Rocca quel secolo lo aveva attraversato con la semplicità e la forza che l’avevano sempre contraddistinta.
Era stata moglie e madre premurosa, una donna instancabile, abituata a mettere spesso gli altri prima di se stessa. La famiglia rappresentava il suo punto fermo, il luogo degli affetti e dei valori da custodire e tramandare.
Ma la sua storia è stata anche una storia di lavoro e di servizio alla comunità.
Per tanti anni aveva lavorato presso l’ufficio postale di Bianchi, come impiegata e portalettere. Un mestiere svolto con precisione, puntualità e senso del dovere. In un'epoca molto diversa da quella di oggi, consegnare la posta significava anche entrare, con discrezione, nella quotidianità delle famiglie: portare notizie, lettere attese da lontano, comunicazioni che talvolta rappresentavano un filo prezioso tra chi era rimasto e chi era partito.
Chi l’ha conosciuta conserva il ricordo di una donna discreta e affidabile, capace di offrire un sorriso e una parola buona senza mai cercare di mettersi al centro dell’attenzione.
Una donna di altri tempi, si sarebbe detto una volta. E forse è proprio questa una delle immagini che meglio raccontano Assunta: la semplicità come ricchezza, il lavoro come dovere, la famiglia come bene da proteggere, il rispetto verso gli altri come regola di vita.
Quando il 1° aprile aveva raggiunto i cento anni, non si celebrava soltanto un compleanno eccezionale. Si celebrava una storia.
Oggi quella storia terrena si conclude, ma non scompare.
Continuerà nei racconti dei figli, nei ricordi dei nipoti, nelle fotografie conservate in casa e nella memoria di chi l’ha incontrata lungo il proprio cammino. Continuerà nei piccoli gesti e negli insegnamenti che spesso comprendiamo pienamente soltanto quando chi ce li ha trasmessi non è più accanto a noi.
Ci sono persone che attraversano la vita senza clamore e che proprio per questo riescono a lasciare tracce profonde. Assunta Rocca apparteneva a quella generazione di donne che hanno costruito tanto senza chiedere riconoscimenti, sostenendo la famiglia attraverso il lavoro quotidiano, la pazienza e una straordinaria capacità di sacrificio.
A cento anni aveva ricevuto l’abbraccio della sua Bianchi.
Oggi è Bianchi a salutarla.
E forse l’immagine più bella da conservare è proprio quella dello scorso 1° aprile: Assunta circondata dai suoi cari, arrivata al traguardo di un secolo con alle spalle un patrimonio immenso che nessun numero può misurare.
Quello degli affetti.
Alla famiglia, ai figli Luigi, Domenico, Tonina, Rossella e Luciana, ai nipoti e a tutti i suoi cari giungano la vicinanza e il cordoglio della direzione e della redazione de “La Voce del Savuto”.
Ad Assunta, invece, resta un ultimo saluto.









