Un’estate rovente sta mettendo in ginocchio i comuni del Savuto, travolti da una doppia emergenza che colpisce nel vivo i bisogni primari dei cittadini. Da settimane, l’intero comprensorio affronta una severa crisi idrica. Rubinetti a secco e turnazioni nell’erogazione sono diventati la nuova normalità in molti paesi, da Parenti a Belsito, da Marzi a Colosimi. A peggiorare la situazione, nella sola Rogliano si è aperto un secondo fronte: quello dei rifiuti.

Le segnalazioni si moltiplicano. Le strade roglianesi vedono l’accumulo di sacchi e cassonetti stracolmi, con odori sempre più intensi e proteste crescenti. Una criticità localizzata che, tuttavia, si somma al disagio più esteso dell’assenza d’acqua, aggravando la percezione di abbandono.

Le cause della crisi idrica sono note: infrastrutture obsolete, perdite nelle condotte, scarse precipitazioni. Le amministrazioni locali chiedono l'intervento della Regione e di Sorical, ma le risposte tardano. Intanto, cittadini e attività commerciali fanno i conti con una gestione quotidiana resa difficile, se non impossibile. “Come si può vivere senz’acqua e con i rifiuti sotto casa?”, chiede una residente di Rogliano, esasperata.

Non si tratta di fatalità ma di conseguenze prevedibili di una manutenzione strutturale mai affrontata. In alcuni centri si è arrivati a ridurre l’erogazione a poche ore al giorno, spesso in fasce orarie notturne. A Rogliano, dove al disagio si aggiunge anche la sporcizia accumulata, cresce la frustrazione. Gli operatori ecologici lamentano ritardi nei pagamenti e disorganizzazione nella raccolta.

Nel silenzio di molti, resta la voce dei cittadini. E quella delle testate locali, che hanno il dovere di documentare, raccontare e, quando serve, alzare il tono.

 

 

di Gianfranco Bonofiglio

Nonostante nessuno più ne parli, e nonostante l'apatia e la rassegnazione che oramai hanno seppellito, nell'opinione pubblica, il dramma del consumo di droghe, si continua a morire per effetto di dosi probabilmente tagliate male.

A Cosenza, ultimamente, si sono verificati due decessi, a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, per overdose di cocaina, probabilmente molto scadente e tagliata male con sostanze altamente tossiche. Del resto, di spacciatori senza scrupoli in città ve ne circolano molti. E la Procura di Cosenza, guidata dal Procuratore Vincenzo Capomolla, ha aperto un apposito fascicolo.

Da tempo, seguendo l'andamento nazionale, a Cosenza cresce l'uso della cocaina, con un forte aumento dell'uso della polvere bianca fra gli studenti delle scuole medie primarie e secondarie. Addirittura si è abbassata a 13-14 anni l'età della prima assunzione e della conoscenza diretta con il terribile mondo della tossicodipendenza.

Nei mesi scorsi si sono registrati anche episodi che hanno segnalato l'arrivo in città del Fentanyl, la "droga degli Zombie", che negli USA ha determinato oltre 200.000 morti nel solo 2024: una vera e propria strage. Inoltre, una dose di"crack" — un misto di cocaina, eroina ed altre sostanze — si vende a un prezzo politico di soli 20 euro, mentre una dose di cocaina di buona qualità la si trova sulmercato anche a 60 euro.

Un maxisequestro di cocaina da parte delle Forze dell'Ordine. Prezzi accessibili anche a giovani studenti e a chiunque. 

"Quasi 100.000 studenti hanno dichiarato, in questionari anonimi fatti compilare nelle scuole, di aver provato almeno una volta la cocaina" (Fonte: relazione del Parlamento sulle tossicodipendenze – Anno 2024). "Nel 2023 erano stati 54.000. Per questo è sempre più urgente — si legge in una nota diffusa dalla Comunità di San Patrignano, fondata da Vincenzo Muccioli — fare prevenzione, insegnando ai ragazzi cosa vuol dire perdere l’indipendenza e finire in un inferno da cui è difficile uscire".

Encomiabile il lavoro svolto dai SerD (Servizi per le Dipendenze), strutture dipendenti dalle Asp che contemplano anche le dipendenze di altra natura e che hanno sostituito i vecchi SerT, dedicati esclusivamente alle tossicodipendenze. Anche se, probabilmente, era opportuno mantenere dei servizi esclusivamente per le tossicodipendenze, che, seppur dimenticate e ignorate da tutti, sono, in realtà, in perenne crescita.

L'indifferenza generale su un dramma di così vaste proporzioni, e che coinvolge i giovani e i giovanissimi, rappresenta l'ennesima conferma di una società oramai sempre più individualista e sempre meno attenta ai problemi sociali. Ognuno chiuso nel proprio orticello, pensando, con l'egoismo dei nostri tempi, che i drammi non possano che coinvolgere sempre gli altri.

Gli altri intesi come nemici, con i quali competere, nutrendo odio sociale e disprezzo. In una società in preda a una crisi dei valori devastante, a pagarne le conseguenze sono le nuove generazioni, sempre più facile preda del mondo delle droghe. Con tutto ciò che ne consegue sul piano della loro crescita, soprattutto sul piano emotivo e psicologico.

Una società non più propensa verso i giovani, ma racchiusa in se stessa.
In un simile contesto, anche a Cosenza, come altrove, i consumi di sostanze stupefacenti non potranno che, inesorabilmente, aumentare giorno dopo giorno.

A trarne profitto continueranno a essere i "Signori della Droga", che, con la capillare vendita della cocaina, incassano cifre da capogiro.

A Cosenza, con circa 3.000 assuntori quotidiani di cocaina, a 35-40 euro a dose, si possono calcolare incassi da 100 a 120.000 euro al giorno. Oltre tre milioni di euro al mese. Un giro d'affari certamente non trascurabile per chi domina il mercato. E tutto ciò nel silenzio e nell'accettazione passiva di tutti. 

 

Nella prima mattinata di ieri, ignoti hanno aperto deliberatamente tutti i rubinetti presenti nella villetta comunale “C.A. Dalla Chiesa”, situata nel centro di Pedivigliano. Un gesto che sembra essere stato compiuto con l’intento di arrecare un danno simbolico all’Amministrazione comunale, ma che ha avuto l’effetto concreto di sprecare inutilmente acqua potabile, risorsa sempre più preziosa.

 

Momenti di tensione sull’autostrada del Mediterraneo, in direzione nord, tra gli svincoli di Altilia e Rogliano. Un veicolo, una Peugeot di colore bianco, è improvvisamente andato a fuoco mentre era in marcia. In pochi istanti, le fiamme hanno avvolto l’intera carrozzeria, generando una colonna di fumo nero visibile a grande distanza.

 

di Antonietta Malito

C’è carenza di medici e la conseguenza è la chiusura temporanea delle postazioni mediche. Nel Savuto, tale carenza interesserà i comuni di Colosimi (il 28 giugno dalle 10.00 alle 20.00), Grimaldi (domenica 29 giugno dalle 8.00 alle 20.00), Rogliano (nei giorni 27, 28 e 29, rispettivamente dalle 20:00 alle 8:00; dalle 10:00 alle 20:00; dalle 8:00 alle 8:00), Bocca di Piazza - Parenti (il 28 e il 29, rispettivamente dalle 20:00 alle 8:00 e dalle 8:00 alle 8:00), Aprigliano (il 29 dalle 8:00 alle 8:00), Figline Vegliaturo (il 28 e il 29, rispettivamente dalle 10:00 alle 20:00 e dalle 8:00 alle 20:00). Ciò comporterà inevitabilmente disagi per le popolazioni del comprensorio, costrette, in caso di necessità, a recarsi al Pronto soccorso di Cosenza, già al limite della capacità operativa.

La sospensione dei servizi in questi piccoli centri montani non è un episodio isolato, ma l’ennesima conferma di una sanità territoriale che fatica a sopravvivere. In zone già penalizzate dalla distanza dai grandi centri urbani e dalla scarsità di infrastrutture, la chiusura anche temporanea delle postazioni di continuità assistenziale ha un impatto devastante perché significa lasciare migliaia di cittadini senza un riferimento medico nelle ore notturne e nei giorni festivi.

 Il problema, però, non nasce oggi. È il risultato di anni di gestione fallimentare, sprechi, nomine politiche, tagli indiscriminati e scelte che hanno trascurato le reali esigenze dei territori.

Il piano di rientro dai debiti ha inciso pesantemente sul sistema, riducendo drasticamente le risorse disponibili e rendendo ancora più fragili le strutture esistenti. Il personale medico scarseggia ovunque, le guardie mediche, che dovrebbero assicurare assistenza continua, chiudono per mancanza di professionisti disposti a coprire i turni, anche il servizio di emergenza del 118 è ridotto ai minimi termini. I tentativi della Regione Calabria di reclutare personale non stanno dando i frutti sperati.

 Il risultato è che la sanità pubblica, in particolare nelle aree periferiche, non riesce più a garantire nemmeno i servizi essenziali. E quando il diritto alla salute diventa un privilegio per pochi, si alimentano sfiducia, abbandono e spopolamento. Le comunità si indeboliscono, le famiglie si trasferiscono e i territori si svuotano.

Serve un intervento immediato, concreto e strutturato. Serve una politica sanitaria che parta dai bisogni reali delle persone, non dai numeri sui bilanci. Perché, nel frattempo, la gente continua ad ammalarsi, ma spesso, non sa più a chi rivolgersi. 

 

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