di Antonietta Malito
Stamattina la campana ha suonato a lutto e i suoi rintocchi hanno attraversato il paese, portando con sé la triste notizia che Fabrizio Caruso non è più tra noi.
Dispiace tanto per la sua assenza, per quel sorriso che non incontreremo più per strada, per quello sguardo innocente ed espressivo che si è spento. E dispiace soprattutto per i suoi genitori, Michele e Marina, che gli sono stati accanto con dedizione e un amore immenso, paziente, quotidiano, che lo ha accompagnato e protetto fino alla fine dei suoi giorni.
La vita, con Fabrizio, non è stata generosa, non gli ha concesso molte delle possibilità che noi consideriamo normali, però, guardandolo, si aveva la sensazione che custodisse un mondo, per molti probabilmente imperscrutabile, che gli consentiva di essere semplicemente se stesso, in ogni circostanza.
Era un giovane genuino, solare, sorridente, affettuoso. Fino a qualche anno fa lo incontravo il sabato pomeriggio al supermercato, sempre insieme ai suoi genitori. Appena mi vedeva mi veniva incontro. Con lo sguardo luminoso e il sorriso spontaneo mi diceva: «Ti voglio», accompagnando quelle parole con una carezza sul braccio. All’inizio non sapevo bene come reagire, poi ho capito che non c’era nulla da capire. Era il suo modo, semplice e vero, di esprimere affetto, e io gli sorridevo.
Oggi ripenso a quei momenti e mi accorgo di quanto fossero preziosi. Fabrizio non conosceva le cautele con cui noi adulti siamo abituati a proteggerci, non nascondeva ciò che sentiva, non aveva paura di mostrare affetto, non aveva bisogno di fingere indifferenza, perché nella sua fragilità c’era una forza straordinaria, invisibile e silenziosa.
Fabrizio ha lasciato ovunque le tracce del suo amore semplice: nei suoi genitori, nella sua famiglia e in tutte le persone che hanno incrociato il suo cammino. Lo ha lasciato anche in me, attraverso gli incontri per strada e al supermercato e quel suo modo genuino di manifestare i suoi sentimenti, che mi ha sempre fatto tenerezza.
La sua morte prematura lascia vuoto e tristezza ma anche la sensazione che con lui se ne sia andata una parte di quella purezza che raramente riusciamo a incontrare o a conservare.
Fabrizio aveva ali che probabilmente abbiamo sempre considerato fragili ma che, invece, erano soltanto diverse. Ali solo apparentemente spezzate, ma che avevano bisogno di un altro cielo.
Mi piace pensare che oggi siano finalmente aperte, che possa volare libero, senza più avere bisogno di essere custodito, accompagnato, protetto dalle asperità della vita. Che possa alzarsi libero verso il cielo, come un angelo tra gli angeli, con quel sorriso che, per chi lo ha conosciuto, resterà qui a ricordarci quanto fosse unico, speciale e puro.









