di Graziella Astorino
Nel cuore di Carpanzano, tra vicoli antichi e silenzi carichi di devozione, sorge uno dei simboli più amati del paese: il Santuario della Madonna delle Grazie, conosciuto anche come Chiesa dell’Annunziata. È un luogo che parla al cuore, custode di secoli di storia, fede e tradizioni.
Le sue origini risalgono al periodo compreso tra il Trecento e il Quattrocento. Nel tempo, la chiesa ha subito vari interventi di restauro e ampliamento, tra cui spicca la costruzione della suggestiva Cappella delle Grazie, realizzata nel Settecento.

Santuario Madonna delle Grazie
All’esterno colpisce subito la facciata in stile gotico-durazzesco, sobria ma elegante, impreziosita da un imponente portone ligneo del Cinquecento, a cui si accede salendo una scalinata in pietra che sembra voler preparare lo spirito all’ingresso.
Appena entrati nel porticato, ci si imbatte in una lapide commemorativa: ricorda il passaggio, avvenuto il 7 novembre 1535, dell’imperatore Carlo V d’Asburgo, che transitò da Carpanzano durante il suo viaggio di ritorno dopo la conquista di Tunisi. Un dettaglio che lega il piccolo borgo calabrese ai grandi eventi della storia europea.
L’interno del santuario, diviso in tre navate, è semplice e armonioso, riflesso di una religiosità genuina e popolare. Tra le testimonianze più antiche custodite nella chiesa, merita una menzione speciale l’acquasantiera marmorea, risalente al 1563.
Ma il legame più profondo tra la comunità e questo santuario si è consolidato nel 1903, quando la Madonna delle Grazie fu proclamata ufficialmente protettrice di Carpanzano. Da allora, ogni anno, il paese si raccoglie intorno a Lei con affetto, preghiere e canti, rinnovando una devozione che continua a illuminare la vita della comunità.

Mantello di Carlo V

Antico altare ligneo dipinto in oro del XVIII sec.









