di Antonietta Malito
“Il pane non si nega. Si dona e si condivide.” Con queste parole potenti e cariche di significato si è aperta la XVIII edizione di Tornare@Itaca, la mostra ideata e curata dalla critica d’arte Mimma Pasqua, che quest’anno ha scelto un titolo semplice ma carico di valore simbolico: “Pane di Pace”. L’iniziativa si è svolta nel cortile di Casa Pasqua, dove arte, memoria e impegno civile si sono intrecciati per dare voce a chi oggi non ce l’ha, in particolare al popolo palestinese colpito da guerra e fame.
Il tema di quest’anno nasce da un’urgenza morale ed emotiva. “Penso che di fronte a una tragedia come quella di Gaza, in cui persino il cibo diventa un’arma di eliminazione di una popolazione ridotta ormai allo stremo, l’arte non può non prendere posizione e deve farlo con i mezzi che le sono propri,” ha dichiarato Mimma Pasqua nel corso dell’inaugurazione. Un messaggio chiaro e senza ambiguità, perché di fronte all’orrore, il silenzio non è un’opzione. L’arte deve reagire, denunciare, ricordare.

Trentuno artisti hanno accolto l’invito a creare un’opera ispirata al pane — simbolo universale di nutrimento, condivisione e dignità umana — dando vita a una mostra di straordinario impatto emotivo. Le opere esposte sono state poi offerte e condivise con il pubblico, trasformando il vernissage in un rito collettivo di solidarietà e consapevolezza. Un atto simbolico e al tempo stesso concreto: rompere e condividere il pane che altrove viene negato.
Questi i nomi degli artisti partecipanti: Giuseppe Aiello, Claudio Angione, Cali’, Francesca Campana, Liliana Condemi, Maria Rosaria Cozza, Luce Delhove, Emanuele De Stefano, Diego Ferrari, Gabriele Ferrari, Andrea Gallo, Domenica Gualtieri, Eleonora Giannetti, Alfredo Granata, Luigia Granata, Domenico Grosso, Rosy Imbrogno, Nicola Labate, Elda Longo, Lucia Paese, Sabrina Marotta, Massimo Melicchio, Assunta Mollo, Ilaria Montenegro, Raffaella Piane, Ivana Ruffolo, Antonio Scarpino, Ale Senso, Luigi Patitucci, Luciana Vita, Joseph Waweru Wache.
Artisti diversi per linguaggi, esperienze e provenienze, ma uniti da una visione comune, quella di concepire l’arte come atto di resistenza e di speranza.

L'evento si è aperto sul loggione del Palazzo Comunale con i saluti istituzionali dell’assessore alla cultura Rosa Rocchetto, seguiti da una serie di interventi che hanno contestualizzato il valore del pane nella cultura calabrese. Antonietta Malito ha parlato degli antichi mulini ad acqua, Roberta Sicolo dei forni tradizionali, Pina Oliveti della forma del pane come oggetto simbolico; Ada Celico ha emozionato i presenti con una poesia inedita. È stato letto il testo “Il sapore del pane negato”, di Mario Saccomanno.
La mostra d'arte “Pane di Pace” è stata un’opera corale che ha saputo unire gesti simbolici e parole pensate, riflessione storica e dolore contemporaneo, dimostrando che l’arte può essere ancora un potente strumento di resistenza e cambiamento.









