di Antonietta Malito
Grimaldi si prepara a vivere una giornata dedicata al vino, alla cultura e alla valorizzazione del territorio. Sabato 5 settembre 2026 torna il Grimaldi Enoica Co-Wine Festival, manifestazione nata nel 2025 con l’intento di proporre un modo diverso di raccontare la Calabria del vino, un percorso capace di mettere insieme produttori, professionisti, esperti e appassionati.
Nel cuore del Savuto, il vino sarà il filo conduttore di un programma che attraversa vitigni autoctoni, storia, comunicazione, cultura e identità regionale. Dopo il debutto dello scorso anno, il festival amplia infatti la propria proposta e punta con decisione sulla componente divulgativa, affidata a masterclass, incontri e momenti di confronto.

Una delle caratteristiche del progetto è proprio il superamento del tradizionale modello fieristico. I produttori non vengono presentati attraverso una successione di stand isolati, ma i loro vini diventano parte di un racconto comune, affidato a sommelier e professionisti chiamati a illustrarne caratteristiche, origini e legame con i territori di provenienza. Un'impostazione che trasforma le strade e gli spazi del centro storico di Grimaldi in un ideale salotto del vino calabrese.
Tra le presenze più significative dell'edizione 2026 c'è quella del Merano Wine Festival, realtà con la quale il territorio calabrese ha consolidato negli ultimi tre anni un rapporto di collaborazione. Al festival saranno inoltre presenti le Donne del Vino Calabria, associazione che riunisce professionalità diverse del comparto e che contribuirà al programma con la propria esperienza.
Cinque masterclass per conoscere la Calabria del vino
Il programma prenderà il via alle 19, nella Loggia del Comune, con un appuntamento dedicato al Gaglioppo, vitigno centrale nella storia enologica calabrese. A guidare il pubblico sarà Luca Gardini, sommelier e critico enologico di fama internazionale, che proporrà una lettura del vitigno attraverso vini, territori e storie di produttori.
Alle 19.30, il festival si sposterà a Largo Pasquale Paolo Albo, dove Paola Restelli, insieme alle Donne del Vino Calabria, accompagnerà i partecipanti alla scoperta dei bianchi autoctoni calabresi. Al centro dell'incontro ci saranno le caratteristiche dei vitigni regionali e, soprattutto, la loro capacità di esprimere personalità e di evolvere con il tempo.
La terza masterclass è in programma alle 20, nuovamente sul Loggione del Comune. Angelo Peretti proporrà una riflessione sul mondo dei rosati attraverso il tema “Tradizioni e radici: la traccia rosa della Calabria contemporanea”. Un'occasione per osservare l'evoluzione di una tipologia che negli ultimi anni ha conquistato un ruolo sempre più interessante nella produzione regionale.
Alle 20.45, a Largo Albo, sarà la volta di Chiara Giannotti con un viaggio nella Calabria meno conosciuta del vino. Altitudine, clima e caratteristiche dei territori saranno le chiavi per scoprire produzioni capaci di coniugare freschezza, eleganza e forte riconoscibilità.
Il calendario delle masterclass si concluderà alle 21.15 con Luca Grippo e un approfondimento sul Magliocco Dolce, uno dei vitigni più rappresentativi dell'area del Savuto. Un finale dedicato dunque a una varietà che lega in maniera particolarmente stretta vino, territorio e memoria locale.
Il vino incontra storia, archeologia e cultura
Accanto alle degustazioni guidate, il festival propone una serie di talk pensati per allargare lo sguardo oltre il bicchiere.
Alle 19 Massimo Tigani Sava introdurrà un incontro sulle radici della viticoltura calabrese, con particolare attenzione ai vitigni storici, ai vini passiti e alla costruzione dell'identità enologica regionale. Il contributo tecnico sarà affidato all'agronomo Rosario Previtera, chiamato a mettere in relazione la tradizione vitivinicola con le prospettive future del settore.
Alle 20.30 spazio invece alla storia antica con un confronto dal titolo dedicato a Chora e alle Città del Vino. Archeologia, organizzazione del territorio e amministrazione saranno i diversi punti di osservazione di una discussione che guarderà anche al rapporto tra l'eredità della Magna Grecia e il ruolo attuale delle Città del Vino. Parteciperanno Maurizio Rodighiero, Paolo Ippolito, Stefania Mancuso, Paolo Stilla, Franz Caruso e Gianluca Gallo.
La parte culturale proseguirà alle 21.30 con la presentazione del volume “Il profumo del bicchiere mezzo pieno” di Angelo Peretti. A dialogare con l'autore saranno Cristina Raffaele e Claudia Maremonti.
I riconoscimenti della serata
La conclusione della manifestazione sarà dedicata ai riconoscimenti. Il Grimaldello d'Oro 2026 verrà conferito a Gabriele Niccoli, Marco Renzi e Sergio Mazzuca, mentre la Benemerenza Civica sarà assegnata a Gerardo Sacco, maestro orafo e figura di rilievo dell'artigianato calabrese.
Sono riconoscimenti che vanno oltre il settore vitivinicolo e che intendono sottolineare il contributo di personalità e professionisti alla crescita culturale e sociale della Calabria.
Grimaldi come palcoscenico del territorio
La scelta di ambientare il festival nel centro storico di Grimaldi non è soltanto una questione logistica. Vicoli, piazze e luoghi del paese diventano parte integrante della manifestazione, creando un rapporto diretto tra degustazione e territorio.
È questa, in fondo, la prospettiva sulla quale il progetto ha costruito la propria identità: utilizzare il vino come strumento per parlare di una Calabria articolata, fatta di vitigni antichi ma anche di nuove interpretazioni, di paesaggi, tradizioni e professionalità.
Il Savuto, con la propria storia viticola e la presenza della denominazione Savuto DOC, rappresenta una cornice particolarmente significativa per questo racconto. Il 5 settembre Grimaldi proverà così a mettere in rete persone, competenze e produzioni, proponendo al pubblico un'intera giornata in cui il vino diventa occasione di conoscenza e confronto.
Più che una vetrina commerciale, Grimaldi Enoica Co-Wine Festival ambisce dunque a essere uno spazio di dialogo sulla Calabria contemporanea del vino, una regione che guarda alle proprie radici senza rinunciare alla ricerca e alla capacità di rinnovarsi.


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