Dalla memoria del terremoto del 1870 alla processione del “Quadro Divino”, fino all’antica arte della panificazione: fede, storia e tradizioni si incontrano in una giornata dedicata all’identità del paese

 

di Graziella Crisci

MANGONE – Ci sono date che appartengono al calendario e altre che appartengono alla memoria. Per Mangone il 3 ottobre è una di queste: una giornata nella quale il passato torna a parlare al presente attraverso la fede, le tradizioni popolari e quei gesti semplici che, tramandati di generazione in generazione, hanno contribuito a costruire l'identità della comunità.

È proprio il significato di questa data a fare da sfondo a “Il Pane di Mangone – Tradizione, Sapori e Identità”, l'iniziativa in programma il 3 ottobre 2026, promossa con il coinvolgimento del Comune di Mangone e dell'Arsac.

Per comprendere fino in fondo perché sia stato scelto proprio il 3 ottobre bisogna tornare indietro di oltre un secolo e mezzo, a una delle pagine più dolorose della storia del territorio.

Il terremoto del 1870

Alle 17.55 del 4 ottobre 1870 un violento terremoto colpì il territorio cosentino, provocando distruzione e paura. Anche Mangone fu duramente segnato dal sisma.

Il centro abitato riportò gravi danni e la popolazione si trovò improvvisamente davanti a uno scenario drammatico. Secondo la memoria tramandata dalla comunità, tra le poche strutture rimaste intatte vi fu la Chiesa della Madonna dell'Arco.

Le strade del paese erano difficilmente percorribili e, in quelle ore di smarrimento, gli abitanti cercarono nella fede un punto al quale aggrapparsi.

È da qui che prende forma una tradizione destinata ad attraversare il tempo.

“La Luce della Fede”

“La Luce della Fede” è il filo che unisce il Mangone ferito dal terremoto del 1870 alla comunità di oggi.

Dopo il sisma, la popolazione decise di affidarsi alla protezione della Santa Vergine. Il “Quadro Divino” venne portato in processione attraverso una stradina di campagna, in località Mancarello, per raggiungere la Chiesa Matrice.

Un gesto nato in un momento di paura, ma anche di straordinaria speranza. Un affidamento collettivo che, con il passare degli anni, è diventato memoria e tradizione.

Quella luce, simbolicamente, non si è mai spenta.

Ancora oggi, ogni anno nella sera del 3 ottobre, vigilia dell'anniversario del terremoto, Mangone rinnova quel legame con la propria storia.

Una suggestiva fiaccolata illumina il percorso, mentre il ritmo dei tamburi tradizionali e i canti popolari accompagnano il cammino. Le fiaccole accese nella notte non rappresentano soltanto una rievocazione: diventano il segno visibile di una memoria che continua a vivere.

È un rito capace di mettere insieme generazioni differenti. Chi partecipa oggi ripercorre idealmente gli stessi passi di coloro che, più di centocinquant'anni fa, cercarono nella fede la forza per affrontare uno dei momenti più difficili della storia del paese.

“La Luce della Fede” diventa così un ponte tra passato e presente, tra il ricordo della distruzione e la capacità di una comunità di rialzarsi senza dimenticare.

E accanto alla fede, il pane

Ma la storia di Mangone non è fatta soltanto dei grandi avvenimenti che ne hanno segnato il passato. Vive anche nelle case, nelle famiglie e nelle tradizioni quotidiane.

Ed è qui che entra in scena il pane.

Accanto alla dimensione spirituale del 3 ottobre, Mangone celebra infatti un'altra parte della propria identità: l'antica arte della panificazione.

Farina, acqua, lievito, mani esperte e soprattutto tempo. Dietro un alimento apparentemente semplice si nasconde un patrimonio di conoscenze che per generazioni è passato quasi naturalmente da una famiglia all'altra.

Il pane veniva preparato nelle case, lavorato secondo gesti imparati osservando madri e nonne, custodendo tecniche, tempi e piccoli segreti che raramente avevano bisogno di essere scritti.

Erano sufficienti le mani.

Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più belli della tradizione: ciò che una generazione aveva ricevuto veniva consegnato alla successiva.

Il pane diventa così molto più di un alimento. Racconta il lavoro, la famiglia, la condivisione e quella cultura contadina nella quale nulla veniva sprecato e ogni prodotto della terra aveva un valore.

Il 3 ottobre, una data che unisce

La scelta del 3 ottobre 2026 acquista allora un significato ancora più profondo.

Da una parte c'è la comunità che ricorda il terremoto del 1870 e rinnova la propria devozione attraverso il “Quadro Divino” e la fiaccolata; dall'altra c'è il pane, espressione della vita quotidiana, del lavoro e della capacità di tramandare conoscenze e tradizioni.

Due storie apparentemente diverse che finiscono per incontrarsi.

Perché entrambe parlano di continuità.

La fede tramandata dagli antenati e l'arte della panificazione custodita nelle famiglie appartengono allo stesso patrimonio immateriale: quello che permette a un paese di riconoscersi nella propria storia senza rimanere prigioniero del passato.

“Il Pane di Mangone – Tradizione, Sapori e Identità” diventa quindi anche un'occasione per raccontare il territorio attraverso ciò che ha saputo conservare.

Non soltanto un prodotto tipico da riscoprire, dunque, ma un pezzo di memoria collettiva.

Una storia che continua

A distanza di oltre centocinquant'anni da quel drammatico 4 ottobre 1870, Mangone continua così a ritrovarsi attorno ai simboli che ne hanno accompagnato la storia.

La luce delle fiaccole, il “Quadro Divino”, il suono dei tamburi, i canti popolari e il profumo del pane diventano parti dello stesso racconto.

Un racconto nel quale convivono dolore e rinascita, devozione e lavoro, memoria e quotidianità.

Ed è forse proprio questo il senso più autentico della giornata: non limitarsi a ricordare ciò che è stato, ma fare in modo che quel patrimonio continui a parlare alle nuove generazioni.

Perché le tradizioni restano vive soltanto quando qualcuno continua a raccontarle, a praticarle e a riconoscersi in esse.

E così, ogni 3 ottobre, a Mangone la luce della fede torna ad accendersi. Accanto ad essa c'è il pane, antico simbolo di vita e condivisione. Due immagini semplici che, insieme, raccontano l'identità di un'intera comunità.

 

GRAZIELLA CRISCI
Author: GRAZIELLA CRISCI
Biografia:
Graziella Crisci, nata a Cerisano (Cs), opera attualmente nel settore sanitario dopo aver maturato esperienze imprenditoriali nel campo della moda. Da sempre sensibile alle tematiche sociali, promuove una visione innovativa ed evolutiva nell’ambito delle RSA, con particolare attenzione alla dignità della persona e alla qualità dei servizi assistenziali. Pranoterapeuta e appassionata del mondo olistico, coltiva il progetto di aprire nel Cosentino uno studio di Biopranoterapia, con l’obiettivo di offrire percorsi orientati al benessere psicofisico e all’equilibrio della persona attraverso discipline naturali e complementari. Persona altruista e profondamente legata ai valori della solidarietà, si è sempre distinta per l’impegno a favore delle fasce più deboli e per la costante attenzione verso le problematiche sociali e le ingiustizie. Ama profondamente la propria terra, le Serre Cosentine e il Savuto, custodendone tradizioni, cultura e dialetto. Grande amante degli animali, coltiva inoltre una forte passione per la poesia, la letteratura e la storia. Tra le fondatrici del movimento “Fronte Nazionale della Famiglia”, si dedica anche alla scrittura di articoli di attualità e approfondimento sociale, attraverso i quali affronta temi legati al territorio, ai diritti e alla vita quotidiana.


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