Il Piro-piro del Terek e il Piovanello pettorale individuati dagli esperti del GLC LIPU SILA durante le attività di monitoraggio nella Sila Grande
di Monica Vendrame
Due specie ornitiche rare e mai documentate prima sui monti della Sila sono state osservate dagli esperti del Gruppo Locale di Conservazione 121 Sila della LIPU. Si tratta del Piro-piro del Terek (Xenus cinereus) e del Piovanello pettorale (Calidris melanotos), la cui presenza conferma ancora una volta la straordinaria ricchezza naturalistica dell’altopiano silano.
L’avvistamento è avvenuto durante alcune ricerche avviate nella scorsa primavera per censire e monitorare gli uccelli migratori nella Zona di Protezione Speciale della Sila Grande, compresa nella Important Bird and Biodiversity Area numero 148. A individuare e documentare le due specie sono stati Gianluca Congi, coordinatore del GLC LIPU SILA, e Alfredo Bruno, componente dello stesso gruppo.
Il ritrovamento assume particolare importanza perché nessuna delle due specie era mai stata segnalata né documentata in Sila. In base alla bibliografia disponibile e alle banche dati ornitologiche aggiornate, per il Piro-piro del Terek si tratterebbe della seconda osservazione registrata in Calabria, dopo quella risalente a quattordici anni fa. Per il Piovanello pettorale sarebbe invece la sesta segnalazione regionale corredata da documentazione fotografica e inserita in una delle principali piattaforme ornitologiche nazionali.
La presenza di questi uccelli in un’area montana dell’Appennino è ancora più singolare. Il Piro-piro del Terek, infatti, è considerato in Italia un visitatore accidentale o poco comune e viene osservato raramente, soprattutto nelle zone umide e lungo le coste della penisola.
Il Piovanello pettorale nidifica nelle regioni artiche della Siberia e del Nord America, all’interno della tundra circumpolare che si estende dall’Asia centro-orientale fino al Canada. Il Piro-piro del Terek si riproduce invece nelle regioni settentrionali dell’Eurasia, tra la taiga e la tundra della Russia settentrionale e siberiana, con presenze più limitate nell’Europa nord-orientale. È inoltre una specie di interesse comunitario, inserita nell’Allegato I della Direttiva europea “Uccelli”.
Per ragioni di tutela, le località precise degli avvistamenti non sono state rese note. È stato comunicato soltanto che si trovano nella Sila Grande, in provincia di Cosenza, all’interno della Zona di Protezione Speciale e dell’IBA numero 148, a un’altitudine compresa tra i 1.100 e i 1.200 metri sul livello del mare.
Le IBA, acronimo di Important Bird and Biodiversity Areas, sono territori riconosciuti a livello internazionale come fondamentali per la protezione degli uccelli selvatici e dei loro habitat. La loro individuazione è il risultato di lunghi monitoraggi ed è coordinata da BirdLife International, federazione mondiale impegnata nella conservazione dell’avifauna.
In Italia è la LIPU a curare l’inventario nazionale delle IBA. L’ultima edizione, pubblicata nel 2024, ha rappresentato un importante passo avanti nella strategia di conservazione e comprende anche i dati aggiornati sulle specie target dell’IBA numero 148 della Sila Grande.
Le informazioni sono state raccolte dal coordinatore del GLC LIPU SILA anche attraverso alcuni protocolli d’intesa sottoscritti con l’Ente Parco Nazionale della Sila, responsabile della gestione del sito appartenente alla Rete Natura 2000. La comparsa dei due rari migratori offre così un’ulteriore conferma del valore ambientale della Sila Grande e dell’importanza delle attività di osservazione e tutela svolte sul territorio.









