di Stefania Pettinato
Ci sono tradizioni che non hanno bisogno di essere scritte nei libri, perché vivono nei gesti delle persone, nei sentieri percorsi ogni estate e nei profumi che riportano indietro nel tempo. Tra queste c'è la raccolta dell'aranzu, l'anice nero selvatico che da sempre cresce spontaneo tra i boschi del Savuto.
Anche quest'anno, di buon mattino, un gruppo di sciglianesi si è dato appuntamento nei pressi del Castello per incamminarsi verso la località Porticelle. Un cammino fatto di chiacchiere, sorrisi e ricordi, fino a raggiungere quei luoghi dove, tra castagneti e boschi di cerro, cresce una delle piante più preziose e caratteristiche del nostro territorio.
L'aranzu non è un semplice anice. È una specie spontanea, ormai piuttosto rara, che trova nel Savuto e in alcune zone della Calabria il suo habitat ideale. Si raccoglie nel pieno dell'estate, quando il frutto è giunto a maturazione. Dopo la raccolta viene lasciato essiccare lentamente, fino ad assumere il caratteristico colore nero che lo distingue e ne custodisce tutto l'aroma.
Il suo profumo è inconfondibile: intenso, delicatamente vanigliato, con un retrogusto dolce che conquista chiunque lo assaggi. Da sempre è protagonista della cucina contadina, dove impreziosisce taralli, fresine e altri prodotti della tradizione, regalando quel sapore unico che parla di casa, di famiglia e di antiche ricette tramandate di generazione in generazione.

Ognuno, poi, conserva il proprio piccolo segreto. C'è chi lo aggiunge agli impasti, chi lo utilizza nei dolci e chi, come facevano i nostri nonni, ne mette qualche chicco nella moka insieme al caffè. Basta aprire il coperchio perché la cucina si riempia di un profumo avvolgente, capace di risvegliare ricordi lontani e riportare alla mente le mattine trascorse accanto al focolare.
L'aranzu non è soltanto una pianta aromatica: è un frammento della nostra identità. Racconta un tempo in cui si conoscevano i ritmi della natura, si saliva insieme sui monti per raccogliere ciò che la terra offriva e si custodivano con rispetto i doni del bosco.
Finché ci saranno persone disposte a percorrere quei sentieri, a raccogliere con pazienza ogni spiga e a tramandarne la storia ai più giovani, l'aranzu continuerà a vivere. Perché le tradizioni non sopravvivono per caso: continuano a esistere grazie a chi le ama, le protegge e le porta nel cuore.
E ogni chicco di aranzu racchiude il profumo della nostra terra, della nostra storia e delle nostre radici.










