La morte del 46enne, vittima dell’incidente avvenuto sulla Statale 616 all’altezza di Pedivigliano, ha sconvolto il Savuto e il Reventino. Sui social un fiume di messaggi: «Di un’umiltà infinita». «Buon viaggio amico mio». «La terra ti sia lieve»
di Fiore Sansalone
COLOSIMI – Ci sono morti che lasciano un vuoto. E poi ci sono morti che sembrano fermare, per qualche istante, un intero paese. Quella di Giulio Caligiuri, 46 anni, è una di queste.
Da ieri Colosimi ha un silenzio diverso. Un silenzio fatto di incredulità, lacrime, ricordi che riaffiorano all’improvviso e una domanda alla quale è impossibile trovare risposta: perché proprio lui?
Giulio ha perso la vita nel tragico incidente avvenuto lungo la Statale 616, all’altezza di Pedivigliano. Una morte improvvisa, arrivata senza dare il tempo di prepararsi, senza concedere alle persone che gli volevano bene neppure la possibilità di un ultimo saluto.
E quando una vita si spezza a soli 46 anni, le parole diventano piccole.
Giulio era conosciuto come un ragazzo buono, semplice, educato. Uno di quelli che incontravi e ricordavi soprattutto per il sorriso. Non servivano grandi gesti per farsi voler bene. A volte basta il modo in cui si saluta una persona, la disponibilità, una parola detta senza secondi fini, quella gentilezza che non fa rumore ma resta nella memoria.
La notizia ha attraversato rapidamente Colosimi, il Savuto e il Reventino, lasciando dietro di sé uno sgomento che si legge nei tantissimi messaggi affidati ai social.
Sono parole semplici. E forse proprio per questo fanno ancora più male.
«Non ci sono parole, solo tanto dolore», scrive Maria Tucci.
«Che dolore!», aggiunge Clara Colosimo.
Gaetano Aiello parla di «grande tristezza per la perdita di una giovane vita», mentre Guglielmo Costanzo restituisce in poche parole il ritratto che ricorre più spesso: «Era un bravissimo ragazzo, sempre allegro. Riposa in pace».
C’è chi lo incontrava praticamente ogni giorno. Guerino Pugliano ricorda: «Tutte le mattine lo vedevo sul tratto A1 Altilia-Grimaldi, si recava a lavorare... mi dispiace tantissimo».
Ed è forse proprio questa immagine ordinaria a stringere maggiormente il cuore: Giulio che va al lavoro. Una mattina come tante. Un volto familiare lungo una strada percorsa mille volte. La normalità di una vita che nessuno immaginava potesse interrompersi così.
Poi arriva il ricordo di Fiore Sarcone, tra i più intensi: «Conoscevo Giulio da qualche mese, un tempo sufficiente per capire e apprezzare la sua bontà e la sua semplicità. Che la terra ti sia lieve, caro ragazzo».
Tommaso Salvino lo saluta come si saluta qualcuno che continuerà comunque ad abitare dentro di noi: «Caro amico mio. Ti ricorderò sempre».
E ancora Cinzia Perri: «Fai buon viaggio Giulio e che la terra ti sia lieve».
Gabry Carullo parla di «tristezza infinita» per quello che definisce «il nostro amico di famiglia». Marco Fortino lo ricorda come «una bravissima persona, sempre educato». Alessandro Sirianni sceglie soltanto poche parole, ma pesano tantissimo: «di un’umiltà infinita».
Giovanna Muzzittu scrive: «Un grandissimo ragazzo, molto educato e sempre col sorriso», rivolgendo poi un pensiero alla sorella e alla famiglia.
E forse la frase che meglio riassume il sentimento di queste ore è quella lasciata da Contessa White:
«Giulio... l’amico di tutti».
Tre parole.
Dentro, però, c’è un'intera vita.
Perché essere “l’amico di tutti” non significa semplicemente conoscere molte persone. Significa aver lasciato qualcosa di buono negli altri. Significa essere ricordati senza rancore, senza ombre, con quell'affetto spontaneo che soltanto certe persone riescono a conquistare.
Sono decine e decine i messaggi di cordoglio. C’è chi scrive soltanto «Riposa in pace», chi manda un abbraccio alla famiglia, chi confessa di non riuscire ancora a crederci. Maria Gabriella Gallo parla di “tristezza infinita”, Luigi Goldone resta «senza parole», Franco Pellegrino definisce la notizia «bruttissima», mentre Francesco Pucci partecipa «commosso all’immenso dolore dei familiari e di tutta la comunità».
Non è soltanto il dolore di una famiglia, dunque.
È il dolore di un paese che perde uno dei suoi figli, di amici che da oggi dovranno fare i conti con un posto rimasto vuoto, di chi continuerà istintivamente a cercare un volto conosciuto lungo una strada, davanti a un bar, in paese.
La morte ha questa crudeltà: porta via una persona in un istante, ma lascia agli altri tutti i giorni che verranno per sentirne la mancanza.
Eppure, dentro tanto dolore, resta qualcosa che nessun incidente può cancellare.
Resta ciò che Giulio è stato.
Restano la sua semplicità, la sua educazione, il sorriso che tanti ricordano, l’umiltà di un uomo che attraversava la vita senza bisogno di fare rumore.
Resteranno le mattine in cui qualcuno penserà di averlo intravisto ancora sulla strada verso il lavoro. Resteranno le fotografie, le conversazioni, le risate, i piccoli episodi che oggi sembrano improvvisamente preziosissimi.
E resterà soprattutto quella frase:
«Giulio, l’amico di tutti».
Forse è questo il saluto più bello che una comunità possa rivolgere a una persona che non c’è più.
Perché significa che, mentre se ne va, lascia dietro di sé affetto.
E l’affetto, a differenza della vita, non conosce incidenti, non conosce strade che finiscono all’improvviso.
Continua.
Ciao Giulio. Che la terra ti sia lieve.
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Alla sorella e ai quattro nipoti di Giulio giungano le più sincere e commosse condoglianze de “La Voce del Savuto”.
In questo momento di dolore così grande, la nostra vicinanza e il nostro abbraccio più affettuoso a tutta la famiglia.









