Il brigantaggio a Rogliano

Storia
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva
 

Il fenomeno del brigantaggio calabrese, nel suo processo evolutivo, ha avuto due periodi di maggiore diffusione: il decennio francese (1806-1815) e quello postunitario (1861-1870). Alla invasione francese del 1806 e alla diffusione dei principi di "Liberté, egalité, fraternité" si opposero le vecchie gerarchie clericali e i loro alleati baroni, che temevano di perdere i propri privilegi. Essi, in nome della religione e del re, provocarono nelle popolazioni incolte e rozze atteggiamenti di rifiuto delle nuove idee e li invitarono a insorgere contro i Francesi. E così, nei primi anni dell'Ottocento, oltre alla spedizione del cardinale calabrese Fabrizio Ruffo, a cui parteciparono dei briganti, anche Inglesi e Borboni sostennero e pagarono bande di briganti per combattere i Francesi, ma soprattutto le loro idee. Le popolazioni, che vivevano in condizioni di estrema miseria e di ingiustizia sociale, spesso capirono ben poco di quello che avveniva. Il brigantaggio, quindi, fu una guerra contadina, dovuta soltanto in parte a uno spirito neoborbonico o clericale e determinata, soprattutto da attese di giustizia sociale ed economica.
Il 14 agosto 1806 l'esercito napoleonico entrò a Cosenza, da dove mosse per occupare la Calabria. La guerriglia contro i Francesi, comunque, continuò senza tregua. Stragi e vendette, razzie e distruzioni innestarono una spirale di odio con inaudite manifestazioni di violenza quotidiana. Occupanti e ribelli gareggiarono in ferocia. A distanza di mesi dall'insediamento di Giuseppe Bonaparte nel Regno di Napoli, la Calabria fu occupata ma non domata. Particolarmente forte fu lo spirito antifrancese in molte località della provincia di Cosenza, tra cui Rogliano, che svolgerà un ruolo di primo piano nei successivi moti liberali e nella risalita garibaldina verso l'Unità d'Italia. In queste località si verificarono agghiaccianti fatti di sangue, A Rogliano, le bande dei Gabriele e di Giuseppe Morelli, tra il 15 e il 17 agosto,misero a soqquadro il paese, depredando e bruciando molte case e uccidendo otto gentiluomini, Lelio Jusi con due figli, Tommaso e Bernardo Clausi, Tommaso Golia, Carmine Altomare e Vincenzo Tano, tutti appartenenti a famiglie benestanti. Le cronache riferiscono: "Né mancò lo spettacolo di teste tronche trionfalmente portate in cima di pali; e poi quello di rotolarsi delle medesime in piazza e sotto le case degli ammazzati, a cruccio dei parenti e ad universal terrore". In seguito, il brigante Gabriele venne catturato e impiccato in località "Forche" di Rogliano, così denominata in quanto zona di esecuzioni capitali per impiccagione.
Altre bande brigantesche, fra le più agguerrite, nella zona di Rogliano, nei primi anni dell'800, come si legge nel libro "Brigantaggio" di Antonio Manhes e R. Mc Farlan, furono quelle di Giacomo Pisano (detto "Francatrippa") di Pedace (o di Serra Pedace ancora non è acclarato) e di Paolo Mancuso (detto"Parafante") di Scigliano.
Il brigante Francatrippa conosceva perfettamente i luoghi intorno a Rogliano e riusciva ad evitare tutti i tentativi fatti per arrestarlo, sebbene Rogliano, paese di circa duemila abitanti, fosse occupato dai Francesi. Quando i Francesi cessavano di inseguirlo , ricompariva e scorazzava di nuovo nei dintorni di Rogliano, operando per Ferdinando IV di Borbone, re di Napoli e sfogando anche le proprie vendette. Nel settembre 1807 distrusse con un'imboscata un'intera compagnia di soldati francesi (circa 80), che attraversava le alte montagne della Sila da Catanzaro a Cosenza. Alla fine dello stesso anno, Francatrippa, inseguito continuamente dai Francesi, che volevano vendicarsi, non potendo più restare nei dintorni di Rogliano, cercò rifugio nel boschetto di Sant'Eufemia e, in seguito, si imbarcò su una nave inglese e raggiunse la Corte dei Borboni in Sicilia. Il suo posto venne preso da Parafante, che accolse i rimanenti briganti della sua banda e raggiunse una fama uguale alla sua. Il libro "Brigantaggio", citato precedentemente, narra alcuni avvenimenti riguardanti il brigante Parafante. Una volta, nel fondo che si trova in Contrada Carito nel comune di Parenti e di proprietà della famiglia di Morelli e di Sicilia di Rogliano, tagliò un bosco di querce molto esteso, poiché il padrone non gli aveva voluto mandare alcuni oggetti d'oro, che il brigante gli aveva chiesto. In un'altra occasione, inviò un biglietto a Vincenzino Morelli, chiedendogli duemila ducati; questi non acconsentì e, quando Parafante ricevette la risposta negativa, coni suoi compagni tagliò tutti gli alberi fruttiferi del fondo di Contrada Carito. Infine, riportiamo un'altra testimonianza su questo brigante. Il comandante della guarnigione francese della piccola città di Rogliano cercava con tutti i mezzi possibili di catturare Parafante. Un prete del posto andò dal comandante e gli disse che aveva delle importanti rivelazioni da fare; poiché notò che il comandante non aveva piena fiducia in lui, il prete gli mostrò alcuni certificati francesi, che lo dichiaravano buon patriota. Allora il comandante ascoltò il prete, che dichiarò di essere nemico personale di Parafante, a causa di un assassinio commesso dal brigante di un suo congiunto, e tutto ciò non gli impediva di avere relazioni con la banda, rivelazioni con le quali prometteva di far catturare il brigante dai Francesi, in modo semplice e ingegnoso. Infatti Parafante aveva catturato un cittadino di Rogliano e aveva chiesto un riscatto di mille ducati, che, in quella stessa notte, avrebbe dovuto incassare. Il comandante accettò e si decise che alle dieci una colonna di cento soldati, condotti dalla guida indicata, avrebbe teso l'imboscata. Alla guida fu dato appuntamento fuori città e, poi, con minacce e offerte di denaro, si riuscì a fargli confessare che il suo padrone, venduto ai briganti, non aveva altro scopo che allontanare da Rogliano la maggior parte della guarnigione francese, per permettere ai briganti di saccheggiare facilmente la città. Furono subito mandati quattro uomini per arrestare il prete, che, però, era già scappato. Dopo aver legato le mani dietro le spalle alla guida e guardandolo a vista, all'una dopo mezzanotte la colonna dei soldati francesi si appostò per tendere un agguato ai briganti, Quando si udì un grande rumore, che annunziava l'arrivo dei briganti, i Francesi fecero fuoco: uccisero dieci o dodici briganti ed altrettanti furono feriti. Gli altri briganti subito fuggirono, ma Parafante non era con loro, avendo seguito un'altra via.Come aveva detto la guida, le due colonne si dirigevano a Rogliano, con l'intenzione di saccheggiarla, ma i colpi di fucile dei Francesi e le grida dei briganti erano stati sentiti da Parafante, che credendosi tradito da qualcuno dei suoi ed anche perché braccato continuamente dai Francesi, decise di cambiare aria e per questo scelse di scorazzare nelle zone di Serrastretta e Decollatura nella provincia di Catanzaro.
Lo storico cosentino Coriolano Martirano, nella sua"Storia di Cosenza", dice che, agli inizi di luglio 1806, fece la sua comparsa in Calabria il brigante Michele Pezza, detto "Fra' Diavolo" ed accenna anche ad un saccheggio a Rogliano ad opera di questo brigante e dei suoi compagni.