Il primo cittadino Lucia Nicoletti si dice fiduciosa nella ripartenza del territorio e invita tutti alla responsabilità.
«Il ritorno alla normalità è ancora lontano, ma guardiamo con fiducia e speranza al futuro - dichiara al nostro giornale la sindaca. Da oggi - prosegue - comincia una nuova normalità, non si torna alle abitudini quotidiane di prima. Di questo dobbiamo esserne consapevoli. È importante - conclude - tenere sempre alta l’attenzione, adottando comportamenti responsabili. Dobbiamo farlo per noi, per gli altri, ma, soprattutto, per le persone che hanno perso la vita a causa del coronavirus».

Da oggi riaprono negozi, bar, ristoranti, parrucchieri, estetisti, il tutto con le dovute restrizioni e cautele. Dopo il lockdown per contenere i contagi da Coronavirus: via libera agli spostamenti all’interno della propria regione senza autocertificazione; si potranno incontrare gli amici e ritornano anche le funzioni religiose, ma rimane il divieto di assembramento.
Tra le difficoltà e i problemi di sempre, il territorio a sud di Cosenza si rimbocca le maniche e cerca di ritornare alla quasi normalità.
Come recita il decreto governativo, i sindaci potranno chiudere alcune aree cittadine, se lo ritengono necessario, e i governatori hanno autonomia di intervenire con ulteriori «misure derogatorie, ampliative o restrittive».
Coordinamento e certezza delle regole, sono questi i due punti chiave che accompagnano la ripartenza nell'area del Savuto.
Rogliano, Piano Lago, Mangone e altri comuni del territorio guardano con ottimismo al futuro, sicuri di ritornare al più presto alla normalità. 

Nella foto: via Antonio Guarasci, Rogliano

Con una nota, appena diffusa attraverso i Social, Salvatore Monaco, sindaco di Spezzano della Sila, ha inteso inviare un messaggio di speranza per l'intera comunità.

"Un grazie di cuore a tutti i volontari, alle associazioni, ai dipendenti comunali, ai lavoratori, agli amministratori, alla catena della solidarietà che si è attivata, alle forze dell'ordine, alla Polizia Municipale, e a tutti i collaboratori. Un grazie soprattutto a voi cari concittadini per l'alto senso di responsabilità e il rispetto delle regole che avete dimostrato", ha affermato il primo cittadino Monaco, nella sua lettera "2.0" pubblicata sul suo profilo facebook. 

Un messaggio, quello di Monaco,  che percorre un nuovo sentiero, una strada, metaforicamente parlando, verso il  futuro. Una sorta di resoconto di questa dura battaglia al Covid-19, quello espresso nella sua missiva ai cittadini. 

"I mesi che ci lasciamo alle spalle hanno messo a dura prova la nostra comunità. Nonostante ciò, oggi chiudiamo il lockdown con zero contagi nel nostro Comune e possiamo guardare al futuro con più speranza. Purtroppo però l'emergenza non è finita, il virus è ancora in circolazione, non possiamo abbassare la guardia", scrive Salvatore Monaco.

"Non sarà semplice, ma siamo una grande comunità e ce la faremo", ha concluso lo stesso.

 

Omar Falvo

Giornalista Pubblicista

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Con una nota, appena diffusa sulla pagina ufficiale del Comune di Bianchi, l'amministrazione comunale, capeggiata dal primo cittadino Pasquale Taverna, ha richiesto un tempestivo intervento  per l'abbattimento dei cinghiali ai fini di pubblica incolumità. 

Pubblichiamo di seguito la nota integrale.

"Si avvisa la cittadinanza che l'amministrazione comunale si è fatta portavoce nei confronti dell'Ambito Territoriale d Caccia -Cosenza3-  per la richiesta di un intervento urgente per l'abbattimento dei cinghiali a fini di pubblica incolumità. Parallelamente è possibile presentare istanza per la richiesta di accertamento dei danni alle culture agricole causati dalla fauna selvatica, ai fini di un eventuale risarcimento. Il testo dell'istanza, e il modello per l'accertamento dei danni possono essere visionati e ritirati presso l'ingresso del Palazzo Municipale nella bacheca esterna". 

 

Omar Falvo

Giornalista Pubblicista

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Una nota, con i protocolli di sicurezza anti Covid-19, è stata diffusa dai barbieri del Savuto e della Presila. Una battaglia al coronavirus che non arretra di un millimetro. I professionisti, in fase di riapertura, dopo i decreti del Governo, sono sulla griglia di partenza, uniti per il futuro.

La salute per i loro clienti è il tassello principale di queste disposizioni, indispensabili  per la ripartenza. "Tutti i servizi saranno effettuati previo appuntamento, saranno presenti strumenti per l'igiene e la disinfezione delle mani, la prestazione sarà completamente sanificata al termine di ogni servizio", questi rappresentano solo una minima parte  dei protocolli da seguire per questa categoria.

Una bella pagina da raccontare, una pagina che trasuda di passione per questo lavoro, intrisa anche da un  forte "collante" di vera amicizia. Coraggio ragazzi...

Omar Falvo

Giornalista Pubblicista

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Il professore Francesco Zinno è direttore U.O.C. Immunoematologia e medicina trasfusionale presso l'Ospedale civile dell'Annunziata di Cosenza, coordinatore del dipartimento Trasfusionale interaziendale, area nord Calabria.
Precedentemente docente presso l'Università di Roma Tor Vergata, e con attività al Bambin Gesù, con studi presso l’Università La Sapienza di Roma.
Esercita la sua professione a Cosenza da tre anni, originario della stessa città.

- Come nasce la nuova terapia di donazione del plasma da pazienti guariti di covid -19?
«Usare il plasma di donatori precedentemente infettati dalla sars cov-2 per curare la patologia da covid-19 è stato sperimentato con buoni risultati al San Matteo di Pavia, a questo filone di ricerca si sono unite diverse unità come Mantova e Lecco ed altre ancora, ma i numeri maggiori sono stati gestiti da Pavia e Mantova».


- Pratica innovativa o già usata per altre importanti patologie?
«È una innovazione su una pratica largamente usata. Raccolta fatta giornalmente da donatore abituale e volontario. L’utilizzo di anticorpi derivati da pazienti guariti è una procedura anch’essa abbastanza antica, per esempio è ciò che si fa con la profilassi antitetanica, se non è stato rinnovato il vaccino al riguardo della patologia. E a questo proposito sottolineo che non v’è contrapposizione alcuna tra vaccino ed immunoprofilassi».


- Qual è la differenza tra vaccino e immunoprofilassi?
«Il vaccino è come mettere la cintura di sicurezza in auto e prevenire dei danni in corso di incidente. L’immunoprofilassi è come colui che deve essere levato fuori dalle lamiere prima che l’auto prenda fuoco».
- Ma quanto è importante questa immunoprofilassi per gli ammalati da covid-19?
«Punto uno: si deve essere idonei alla donazione del sangue, all’interno del sangue del donatore devono essere presenti gli anticorpi in quantità adeguata da poter essere poi usata per ammalati covid-19. Punto secondo: altro aspetto è che questa terapia non può essere standardizzata. Quindi bisogna stare attenti alle informazioni date perché si deve trovare la verità su ciò che realmente rappresenta questa cura».


- Ma come avviene la lavorazione del plasma?
«Il plasma è dato a una industria in conto lavorazione, che viene finanziata dallo Stato. L’Industria manda il plasma lavorato agli ospedali in forma gratuita. Pertanto si comprende che è senza dubbio una grande risorsa, ma va considerata una terapia di emergenza, perché è questo che effettivamente rappresenta. In attesa che vi sia un vaccino e un farmaco standardizzato, magari anche ottenuto dal plasma».


- Quante sacche di plasma compatibile già possono essere usate?
«Si sta aspettando di fare la quantificazione delle immunoglobuline delle unità di plasma già a disposizione sul territorio».


- Allo stato attuale chi potrà essere curato con il plasma?
«Secondo il protocollo regionale della Calabria, che - attenzione - è differente da altri protocolli regionali, il paziente che può adire al plasma è il paziente critico, ma che non sia in questa situazione da più di dieci giorni. Fare quindi una ricognizione nazionale ci metterebbe nelle condizioni di capire la quantità a disposizione e di poter correggere il rischio, che già è minimo, infettivologico, perché l’industria fornitrice sarà in grado di estrarre solo le immunoglobuline. E che il costo beneficio sia opportuno».


- C’è differenza tra plasma e vaccino? Inoltre, sul fronte vaccino che prospettive ci sono?
«Il vaccino simula la malattia stimolando il sistema immunitario ed è un’immunoterapia attiva, come una foto da dare agli anticorpi da poter aiutarli ad individuare il virus, mentre il plasma è una immunoterapia passiva, un rinforzo degli anticorpi. In generale un vaccino sicuro nell’efficacia prevede molto tempo in anni di ricerca. Ma l’urgenza e il grande numero di laboratori e ricercatori al lavoro accorceranno i tempi di realizzo. Siamo di fronte a un virus influenzale che si modifica e ciò può dilatare i tempi, inoltre si diffonde in fretta e una volta trovato il vaccino ci potremmo trovare nella condizione di vaccinarci annualmente, perché ogni vaccino antiinfluenzale viene riadattato alla nuova condizione del virus».


- Quanti donatori su Cosenza?
«Dodici donatori (si tenga presente che l’intervista è stata realizzata qualche giorno fa, potrebbero essere in aumento). Ci sono stati donatori della valle del Savuto colpita maggiormente. Ma ci stanno contattando anche da fuori regione e da altre aree fortemente colpite del nord. Se ci dovesse essere una ripresa potremmo avere abbastanza dosi a disposizione per far fronte all’emergenza».


- Dal test sierologico è possibile ricavare un plasma idoneo da donatore che risulti al covid-19 positivo, ma asintomatico?
«Gli anticorpi efficienti sono i neutralizzanti, quindi vanno valutati nella loro qualità. La selezione del donatore viene effettuata su varie situazioni. L’età che deve essere uguale a quella della donazione del sangue, tra i 18 e 65 anni, le donne che abbiano partorito non possono donare e si deve essere in salute anche per gli ammalati di Covid 19, dopo il tempo necessario alla guarigione totale e potranno divenire donatori di sangue abituali. Dobbiamo fare tesoro della volontà dei guariti da Covid-19 di donare, per invogliare tutti a farlo con il proprio sangue abitualmente. Gli uomini possono donare il sangue 4 volte l’anno, le donne in età fertile 2 volte l’anno, le donne in menopausa, 4 volte l’anno. La donazione viene effettuata su appuntamento, presso l’ospedale di Cosenza e in mezz’ora si svolge il tutto. Inoltre, vi sono vari centri sul territorio per poter donare, verranno rilasciati certificati per giustificare sia gli spostamenti in periodo di blocco della libera circolazione sia per assenza dal lavoro».

Lucia De Cicco
giornalista pubblicista (OdG Calabria)
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Il Savuto non smette di regalare emozioni. L'intera valle, quasi come un libro, tratteggia paesaggi che non hanno nulla da invidiare alla fiabe dei fratelli Grimm. Questa volta, un bellissimo volatile è il protagonista del nostro racconto in chiave giornalistica. Una rara bellezza, un volo letteralmente militare, un richiamo inconfondibile, vista impeccabile, parliamo dell'aquila. Questo splendido uccello  trasuda di libertà da ogni angolazione possibile.

La sua presenza è confermata anche nel Savuto, presumibilmente per  brevi periodi. "Da diversi anni, da giugno fino alla fine di settembre, vedo due splendidi volatili  sui cieli della valle. Percorro quotidianamente le strade di montagna, che dalla frazione di Pallone, nel territorio del Comune di Marzi, arrivano al piccolo villaggio di Orsara. Puntualmente posso ammirare in volo una coppia di aquile", ci racconta Giuseppe Scalzo, poliedrico conoscitore dei boschi. "La prima volta, salendo con il mio fuoristrada, ho intravisto il rapace impegnato a combattere con un serpente.  Ho tentanto, senza successo, di poter fotografare questa scena letteralmente mozzafiato. Sai, il richiamo dell'aquila è inconfondibile, non può essere scambiato con quello di altri uccelli", afferma Scalzo. Il suo racconto cattura la nostra attenzione, e decidiamo di trasmettere questa storia ai nostri lettori. 

"Voglio subito chiarire una cosa, questi territori non rappresentano l'habitat perfetto per le aquile. Probabilmente, la massiccia presenza di prede potrebbe essere  una delle cause principali di queste incursioni in zona", ha concluso Giuseppe. E' proprio il caso di dirlo, ne vedremo delle belle. Come? Basta semplicemente scrutare il cielo...la fiaba continua.

Omar Falvo

Giornalista Pubblicista

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