Assunta De Francesca, studentessa del liceo Telesio di Cosenza, dopo aver preso parte attraverso il Miur alla competizione sul nuovo approccio metodologico Hackathon, una maratona digitale in cui gruppi di studenti appartenenti a scuole di indirizzi differenti si sono sfidati per ideare e proporre soluzioni rispetto ai problemi della nostra società, è oggi delegata della piattaforma Conthackto.
«Dopo aver vinto con il mio team - spiega De Francesca - ho avuto la possibilità di viaggiare e di raggiungere la Silicon valley per acquisire nuove competenze partecipando a eventi di formazione in università come Stanford e Berkeley, e a visite guidate nelle principali aziende. Nell’occasione ho conosciuto molti ragazzi che come sono risultati vincitori delle altre competizioni, ed è proprio insieme a loro che è nata Conthackto, la prima piattaforma di Hackathon in Italia, che permette a studenti del triennio della scuola secondaria di secondo grado di vivere un’esperienza unica basata su questa metodologia. Siamo già attivi con una prima Digital challenge dal titolo “Plastic Society”che ha coinvolto ventiquattro studenti provenienti da undici regioni italiane. L’augurio - conclude la studentessa apriglianese - è che la nostra proposta venga accolta da altri studenti».
Gli studenti interessati, per iscriversi, possono collegarsi alla pagina Instagram dedicata.

 

Attraverso una nota, Luigi Ponterio, presidente della Pro Loco di Carpanzano,  ha espresso interesse per le notizie, riportate alla luce dalla nostra redazione, sulla presenza degli orsi nel Savuto. Le sue dichiarazioni, diffuse attraverso la  pagina ufficiale dell'associazione, tracciano un percorso storico di estrema importanza per tutto il territorio, elaborando un possibile progetto di rilancio turistico. Secondo svariati elementi in nostro possesso, questo mammifero avrebbe scorrazzato indisturbato, nei boschi della valle, fino al 1700. Le rivelazioni fatte da Giuseppe Scalzo, esperto conoscitore della storia locale e di questi luoghi, analizzate dai nostri giornalisti, creano una linea immaginaria, che dal Savuto arriva nei territori della Marsica. Carpanzano, Orsara, Piano Semente e Pallone, rappresentano i vari tasselli di questa  inchiesta giornalistica sulle orme degli orsi. E' proprio il caso di dirlo, ne vedremo delle belle. 

 

Riportiamo integralmente il comunicato pubblicato sula pagina facebook della Pro Loco di Carpanzano;

"In diversi testi è citata la presenza degli orsi in Calabria, che potrebbero avervi vissuto fino ad alcuni secoli fa. Forse, questi plantigradi erano di casa anche nei boschi carpanzanesi. E' un'ipotesi verosimile. Conoscere queste notizie è un'opportunità per avere maggiore attenzione verso il nostro territorio. Attraverso delle escursioni, con percorsi mirati, potremmo ripercorrere o scoprire tracce del passato".

 

Omar Falvo

Giornalista Pubblicista

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Continua la ricostruzione giornalistica sulla presenza degli  Orsi nel Savuto. Dopo la chiacchierata  con Giuseppe Scalzo, poliedrico conoscitore del luogo, altri elementi riaffiorano da un passato troppe volte dimenticato. Il borgo di Orsara, piccola frazione del Comune di Marzi, in provincia di Cosenza, è il fulcro di questa inchiesta storica. Svariati elementi tracciano un sentiero immaginario, che conduce nel villaggio di montagna. La presenza degli Orsi, in questi luoghi, sarebbe attestata anche in alcuni documenti, al vaglio della nostra redazione, fino al 1700.

Piano Semente, Orsara e Pallone, le frazioni di montagna: ultima fortezza dell'orso. Il mammifero, principe dei boschi, protagonista anche dei proverbi

Il termine Orsara, “Ara dell’orso”, rappresenta per eccellenza il pilastro del nostro dossier. Un fascicolo aperto da “La Voce del Savuto” per ricostruire le nostre origini. Dopo aver analizzato la parola “Orsara”, ritroviamo la presenza del principe dei boschi anche nei proverbi antichi.

Hai scambiato l’orso per il Vescovo, come vedi la presenza di questo mammifero è fortemente presente nella nostra tradizione orale”, racconta Giuseppe Scalzo. “La presenza di castagneti secolari nella zona, probabilmente, crea un nuovo tassello della nostra ricerca. Alberi simili a dei veri e propri giganti, spesso concavi al loro interno, ospitavano le api. L’orso adorava cibarsi con il miele di questi alveari naturali”, ha affermato Scalzo. Ricordiamo che un bosco secolare dal comune di Carpanzano, nella valle del Savuto, arrivava nelle frazioni del Comune di Marzi: Piano Semente, Orsara e Pallone. Esemplari di questi alberi ancora resistono al tempo, in questo piccolo paradiso terrestre. Presumibilmente gli orsi, con centinaia di ettari a loro disposizione, da Carpanzano scorrazzavano fino ai boschi di Orsara. Ne vedremo delle belle. 

 

Omar Falvo

Giornalista Pubblicista

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L'Ascensione di Gesù al cielo, festività molto antica insieme alla Pasqua e alla Pentecoste, è una delle solennità più importanti. La festa è testimoniata ai primi del IV secolo ed è descritta da Sant'Agostino (354-430) come già diffusa al suo tempo. È celebrata quaranta giorni dopo la Pasqua (quest'anno il 21 Maggio).
In latino "Ascensio" significa "salita": secondo il racconto del Vangelo, Gesù salì al cielo con il suo corpo, alla presenza dei suoi Apostoli, per unirsi nuovamente al Padre e non tornare più sulla terra fino alla sua seconda venuta. E infatti, quaranta giorni dopo la sua Resurrezione, Gesù condusse gli Apostoli sul monte degli ulivi e disse loro di non allontanarsi da Gerusalemme, finché non avessero ricevuto lo Spirito Santo. Poi alzò le mani e li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da terra e si sollevò verso il cielo. Gli Apostoli lo seguirono a lungo con lo sguardo, finché una nube lo nascose e non lo videro più. Rimasero con gli occhi fissi in alto, fino a quando comparvero due Angeli, che dissero loro: "Uomini di Galilea, perché state a guardare in cielo? Quel Gesù che avete visto salire, ritornerà sulla terra così come l'avete visto salire". Detto ciò gli Angeli scomparvero. Gli Apostoli, rimasti soli, scesero dal monte e si ritirarono nel cenacolo a pregare in attesa dello Spirito Santo, come aveva detto loro Gesù. Gesù non era più visibilmente in mezzo a loro, ma essi conservavano vivo nell'animo il ricordo di quello che avevano udito da Lui e pensavano alle cose meravigliose che avevano visto fare da Gesù.

Alcuni studiosi sostengono che il contagio del Coronavirus sia favorito anche dalla presenza di polveri sottili nell'aria, dall'inquinamento e dalla densità della popolazione. Tutti fattori completamente sconosciuti nella terra di Calabria. Anzi, in Calabria e precisamente in Sila, un gruppo di studiosi con una apposita ricerca finanziata dalla Comunità europea negli anni passati hanno potuto constatare che l’aria calabrese sarebbe più pulita di quella della Norvegia e dell’arcipelago delle Isole Svalbard, al Polo Nord.
In alcuni punti del vasto altopiano silano e precisamente nella località Tirivolo a 1800 metri di altezza, ricadente nel territorio comunale di Zagarise in provincia di Catanzaro, è stata individuata l’aria più pulita d’Europa. Il primato dunque alla Sila che con i fattori dalla bassa densità di popolazione, della presenza di alberi secolari e il clima favorevole, ha conquistato l'invidiabile primato dell'aria più pulita d'Europa e in tempi di Coronavirus tale primato potrebbe essere ancora più prezioso e vitale. Fra l'altro considerando che la stragrande maggioranza dei casi di positività registrati sinora in Calabria sono d'importazione, cioè di calabresi positivi ritornati dal Nord Italia, non è detto che il clima, l'aria pulita e la bassa densità della popolazione non siano o non si rivelino essere un formidabile antidoto contro il contagio del temutissimo Covid-19.

«Da ragazza, in una sede staccata in Calabria, ho frequentato una scuola di taglio e cucito di gran moda, "Le grande Chich", di Bologna, conseguendo il diploma. Mi piace la creatività: una cosa vecchia e usata la modifico e realizzo un qualcos’altro»,

- E, così, da creatività in creatività siamo arrivati alla poesia?

«Io ho avuto sempre la passione per lo scrivere, infatti scrivevo fin da ragazza. Purtroppo cestinavo, non volevo che nessuno leggesse i miei pensieri, non so il perché, e così ho perso tante poesie, perché quando arriva una poesia o un pensiero in testa, anche se la riscriviamo, non sarà più uguale a prima. Poi, piano piano, ho iniziato a conservare i foglietti, ma li nascondevo forse per paura, che leggendoli a qualcuno non potessero piacere. Un giorno una mia amica li ha letti e mi ha detto che li avrei dovuti stampare e mai buttare, perché miei pensieri e anche interessanti».

- Il tuo libro di poesie racconta anche di Zelinda, divenuto una sorta di nome d’arte per te. Chi è Zelinda?

«La storia inizia dai lontani anni Sessanta, quando frequentavo la scuola elementare. L’insegnante aveva due nipoti, che abitavano a Zurigo e venivano due volte l’anno al paese a trovare i nonni, nelle vacanze natalizie e in quelle estive. Le due ragazze si chiamavano Rosanna e l’altra Zelinda. A me piaceva tanto quel nome e un giorno le dissi: “Quanto vorrei chiamarmi Zelinda!”, e lei mi rispose: “E io Rosanna”, e così ci siamo scambiati i nomi. Ovviamente, come tutti i ragazzini lo dissi a casa. I miei fratelli dapprima mi presero in giro, poi pian piano iniziarono pure loro a chiamarmi Zelinda. A me piaceva tanto quel nome e, nello stesso tempo, sognavo che anch’io, un giorno, sarei potuta andare al mare, essere ben vestita come loro, ma quello che sognavo di più era che i miei genitori un giorno potessero stare bene economicamente e permettersi tutte le comodità della famiglia di Zelinda. Il nome Zelinda lo portai con me fino all’età più o meno di 15 anni, poi i miei fratelli emigrarono al nord e il nome Zelinda, pian piano, è andato a sparire, non c’era più nessuno in casa che mi chiamava così».

- E poi come riappare?

«Il nome Zelinda è stato accantonato, quasi non l’ho ricordavo più. Pochi anni fa, mio fratello venuto a farmi visita, mi disse: "Ciao Zelinda, come va?". Io mi sono emozionata, non ricordavo più questo nome, e mio fratello aggiunse: "Per me sei rimasta Zelinda". Da quel giorno questo nome ritornò a galla e ora mi appartiene definitivamente».

- Ma, ritorniano al coraggio di scrivere o meglio di pubblicare ciò che tu definisci i tuoi pensieri...

«Ho fatto stampare un libro per uso familiare e poi ne ho pubblicato un secondo. Ho continuato a scrivere ed ho oltre 100 poesie e aforismi Adesso sto lavorando su un racconto deducato ai miei bisnonni, nonni e genitori, parla di grandi amori, di morte e di morte per amore. Ancora non è finito, spero di completarlo al più presto».

- Hai partecipato al mondo degli incontri poetici?

«Ho partecipato a vari concorsi di poesia. Da due anni al concorso internazionale "Tropea Onde mediterranee", al primo concorso con la poesia intitolata “Il percorso”, inserita nell’antologia del premio, edizione 2018, e il secondo anno con due poesie dal titolo: “L’abbraccio” e “L’albero spoglio”, pure queste pubblicate nell’antologia, edizione 2019. Nel mese di agosto dello stesso anno, al castello Galluppi di Caria di Drapia, ho partecipato alla manifestazione "Drapia in vernacolo", organizzata sempre dall’associazione "Tropea Onde mediterranee", col patrocinio dell’amministrazione comunale, dove ho ricevuto un attestato; ho partecipato anche all’edizione del calendario 2020»..

Mela Zelinda collabora con l' associazione "Nostos", soprattutto in questo periodo difficile per il nostro Paese, stretto nella morsa di un virus di origine ignota e che, in pochi mesi, ha invaso quasi tutto il mondo. Ci aiuta con la sua creatività in cucina e con la poesia a tenerci compagnia, costretti da una quarantena che presto finirà, così come è arrivata, e con l’ augurio che si possa tornare a vivere una nuova era con più consapevolezza e solidarietà, la stessa che stiamo mettendo in questo lavoro.

Lucia De Cicco
Giornalista pubblicista OdG Calabria
Presidente dell'associazione culturale Nòstos
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Rosaria Marsico è una grimaldese che vive a Mainz (Germania), da oltre 40 anni, dove ha realizzato il sogno di aprire un negozio di generi alimentari italiani. La sua attività commerciale, negli anni, le ha regalato soddisfazioni e attestati di stima da parte di tanta gente che, quotidianamente, vi si reca a fare la spesa. Rosaria, infatti, sa essere sempre garbata, gentile e soprattutto accogliente con i suoi clienti, che si rivolgono a lei per acquistare le specialità gastronomiche italiane, in particolare quelle della tradizione calabrese.
A Mainz, Rosaria è ormai famosa, tanto che diverse emittenti televisive locali, incuriosite dalla sua storia e dal successo che riscuotono i suoi prodotti, sempre freschi e di ottima qualità, non hanno esitato a ospitarla in studio, dedicandole ampi servizi televisivi. Nel suo negozio si possono trovare una serie di specialità calabresi: salumi, ndujia, cipolle di Tropea, peperoncini, formaggi, antipasti, olio d’oliva, vini, liquori e ogni altra prelibatezza.
«Tutto è cominciato nel febbraio del 1978 - ci spiega Rosaria - , quando io e mio marito Pasquale, giovanissimi, siamo partiti per la Germania a cercare, come tanti, un futuro migliore. I primi tempi sono stati tristi e difficili, perché ci siamo ritrovati in un Paese freddo, non solo dal punto di vista climatico. Non conoscendo la lingua, ci sentivamo “isolati”; c’è voluto il tempo necessario per impararla e integrarci nella comunità. Inizialmente, ho lavorato in fabbrica, ma pur essendo felice con mio marito e le mie due bambine, avevo la sensazione che mi mancasse qualcosa. Il lavoro che svolgevo non mi gratificava, e quando, un giorno, mio marito seppe che il proprietario del negozio che ora gestisco, aveva deciso di vendere, non ci pensai due volte ad acquistarlo, pur dovendo ricorrere a un prestito. Era il mese di marzo del 1989. Da allora sono passati 31 anni, non sono stati tutti “rose e fiori”, ma li rivivrei, perché nel mio negozio ritrovo una parte della mia Italia, e poi sono molto orgogliosa quando i clienti mi dicono che per loro rappresento un “pezzo” di Mainz. Ogni volta che racconto la mia storia, mi sembra di aver vissuto un’avventura, perché ero convinta che saremmo ritornati in Calabria dopo quattro o cinque anni, invece…».
Ma Rosaria non è la sola della famiglia Marsico a essere emigrata. Iniziò suo padre Umberto, che a soli 26 anni, nel 1958, emigrò in Germania. Negli anni successivi lo seguirono la moglie Antonietta e i quattro figli: Rosaria, Pasquale, Antonia ed Evaristo. Giunto finalmente alla pensione, Umberto ritornò a Grimaldi, insieme a sua moglie, dove rimase fino alla morte. Oggi, in paese, è rimasta solo la signora Antonietta. I primi tre figli vivono e lavorano in Germania; l’ultimo, Evaristo, risiede ad Alessandria.

 

 

 

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