GRIMALDI - Non è più con noi da un anno esatto Pino Miniaci, ma soltanto fisicamente, perché le belle persone non si dimenticano, dunque non muoiono mai veramente. Proprio per questo, oggi sento il desiderio di ricordare il grande pittore e scultore grimaldese, ma anche l’uomo e la sua nobiltà d’animo.

Ho deciso, quindi, di dedicare a lui la rubrica “Creare in quarantena”, pensata per ospitare quegli artisti, poeti, scrittori, musicisti che in questo periodo, in cui è necessario rimanere in casa, stanno condividendo con noi le loro creazioni.
Se Pino Miniaci fosse ancora qui, sono sicura che ci delizierebbe, ancora una volta, con un dipinto dai suoi colori vividi e brillanti e dalle linee leggere e infinite come voli di rondine.
Ma lui non c’è e allora mi permetto di scegliere per voi una delle sue opere più belle e intrise di significato: la monumentale Via Crucis, visibile lungo il centro storico di Grimaldi. Realizzata dall’autore in tre anni (dal 2002 al 2005), l’opera consta di quindici rilievi in bronzo fuso a cera persa e riproduce figure note nella società e nel mondo ecclesiastico, oltre ad alcuni elementi architettonici del paese.
“In questo lavoro – spiegava Pino nel suo scritto Verso la morte per la vita – ho voluto tradurre in immagini realistiche gli episodi essenziali della passione di Cristo, basandomi su dati evangelici, ma anche sulle indagini sindoniche, proponendo così una visione del tutto nuova degli eventi. Lo sfondo di ogni singolo episodio riporta ad elementi architettonici del paesaggio urbano grimaldese, inseriti nell’intento di giungere ad una perfetta fusione tra l’opera e l’ambiente circostante che, in tal modo, diventa anch’esso protagonista”.
I quindici rilievi bronzei mettono particolarmente in risalto la grande sensibilità dell’artista e la sua profonda fede, visibile anche nel Cristo di Montescuro, nota scultura in ferro.
Pino Miniaci, che viveva con la sua famiglia a Malito, insegnava al Liceo Artistico Lucrezia della Valle, di Cosenza. Rimane indimenticato e indimenticabile per i suoi modi estremamente gentili e garbati, per il suo sorriso dolce e gioviale, per la bellezza delle sue opere e della sua anima.

GRIMALDI - Mario Saccomanno è un eccellente autore, di quelli che lasciano il segno. Poeta e scrittore, in questi giorni di quarantena sta creando nuovi versi e nuovi pensieri che vedranno la luce prossimamente. Intanto, ha da poco realizzato una nuova raccolta di poesie, dopo il successo della precedente opera “Tanto vero da farsi utopico”. Si tratta di rime che toccano temi diversi in un linguaggio differente da quello utilizzato nel volume presentato a dicembre, un linguaggio – come afferma lui stesso – “spesso più rude, magari più diretto, ma sicuramente più adeguato a quanto avevo in mente di trasmettere”. Questo suo nuovo lavoro s’intitola “Sospesi” ed è stato pubblicato lo scorso 21 marzo. Una data simbolica perché celebra la Giornata mondiale della poesia. Raccolte in un file, queste sue ultime composizioni arrivano a tutti. Chiunque, infatti, può richiedere gratuitamente all'autore il documento in pdf. «Il titolo, intrecciato inscindibilmente all'opera di Picasso che ho deciso di utilizzare in copertina - spiega il poeta - sottolinea il nostro essere inesorabilmente incollati alla nostra fragilità, alle nostre scelte». E afferma: «È un’opera che non vedrà mai la luce in forma cartacea e ha come unico obiettivo quello di fare arrivare il mio canto, sotto forma di dono, alle finestre di chiunque abbia voglia di sentirlo». E si tratta di un grande dono, di rime particolarmente belle e intense. Un dono che arriva inatteso e gradito in un periodo particolarmente difficile, in cui siamo tutti a casa, spesso soli con noi stessi, «costretti – come Mario scrive nell'introduzione - a vivere raggomitolati nelle nostre abitazioni, a scontrarci con le nostre abitudini per proteggerci da un virus capace di infrangere ormai ogni confine del mondo». Proprio in questo silenzio che tutto avvolge, l’autore ha più tempo per abbandonarsi alle riflessioni. Il suo pensiero viaggia oltre la finestra, si adagia sui prati e sui fiori, e si perde nell'oltre, nell'infinita bellezza che ci circonda, di cui, oggi, non possiamo godere pienamente. «In questo stato di dubbi e paura, come tutti sospeso, in attesa di una rinascita, - continua il poeta - osservo lo scorcio di mondo ricamato dalla mia finestra. C’è uno strano silenzio, oltre ogni suono naturale che sento c’è uno strano silenzio che pesa come un macigno. È un silenzio forzato che cozza con la spontaneità di questo risveglio». Ma la bellezza che abbiamo intorno può salvarci anche da situazioni come questa, quando c’è chi, come lui, è in grado di trasformarla in arte. «L’arte, qualunque forma assuma, - conclude Mario - è il pungolo che ci spinge oltre le colonne d’Ercole, che ci impone l’obbligo di distruggere ogni legge, di interrogarci ancora su quello che crediamo certezza, è il modo più sicuro di proseguire, di ritornare sui nostri passi, di ripercorrere le nostre strade, di sperare e di ricordare. Immaginazione, ricerca, fantasia, memoria sono alcuni pilastri su cui si basa. Se c’è una cosa che si può affermare con certezza è che l’uomo ha sempre saputo tirare fuori dalle brutture della storia, dalle disgrazie della natura in cui s’è trovato a fare i conti, opere intramontabili». E lui, come altri autori e artisti, lo sta facendo bene e gliene siamo riconoscenti. Mario Saccomanno, scrittore, poeta e musicista, è laureato in Storia e Filosofia e frequenta la Magistrale in Scienze Filosofiche. Le sue parole, attente, ricercate, delicate, ma allo stesso tempo forti e coraggiose, sono sempre scelte con cura. Ed è proprio questo suo amore per la scrittura e questa sua grande capacità di descrivere ciò che gli sta intorno e ciò che ha dentro, che lo rendono un grande autore.

COSENZA - Alessandro Nucci non ha bisogno di presentazioni: il suo tocco, raffinato ed espressivo, rende le sue opere inconfondibili. Il pittore del vento (come mi piace definirlo perché i suoi prati sono sempre mossi da una brezza leggera), al vento affida i suoi sogni, riuscendo a trasmettere in chi guarda i suoi dipinti un senso di beatitudine e di leggerezza, che fanno bene all’anima.
Anche Alessandro ha scelto di condividere con noi una delle opere che ha realizzato in questi giorni di quarantena: un acquerello dai toni estremamente delicati, come quelli tipici della primavera che sboccia ovunque. Essa raffigura un prato tempestato di iris mossi dal vento e, sullo sfondo, mare e cielo che si fondono in un dolce abbraccio. I colori utilizzati sono il verde e l’azzurro, che caratterizzano molti dei suoi quadri, uniti, questa volta, a un tenue giallo, che rende tutto ancora più leggero. «È un acquerello su carta Fabriano porosa che – spiega l’artista - ho inumidito prima di passarci sopra il pennello con del colore diluito. La caratteristica di questa tecnica consiste nel fatto che appena vi si poggia il colore, la carta inumidita lo dilata. L’abilità consiste nel contenere il dilatarsi del colore». 
Alessandro Nucci, originario di Malito, vive a Cosenza. Ama dipingere la natura, nella quale si immerge per ritrovare se stesso. Figlio d’arte (suo padre era pittore e scultore), ha iniziato la sua carriera artistica come fumettista. Diventato poi un pittore molto apprezzato, ha realizzato diverse mostre, riscuotendo ovunque il meritato successo. Laureato in Scienze Economiche e Sociali, ha ricoperto incarichi molto importanti nella pubblica amministrazione.

GRIMALDI - È poliedrico, solare, creativo, affabile e cordiale. Pino Filice è così: inarrestabile, anche in questo periodo in cui è necessario rimanere in casa. Lui, che ama i viaggi, la natura, il contatto con la gente, oggi dà il meglio di sé nella sua bella dimora, e lo fa dipingendo, da autodidatta. In quarantena ha realizzato diversi dipinti, tutti molto belli e olio su tela, ispirandosi prevalentemente alla natura. Soltanto uno di questi, che ha scelto di condividere con noi, è nato da una profonda riflessione sul periodo che stiamo vivendo, e s’intitola “Covid-19”. È una tela dalle tinte forti, all’apparenza “violenta”, ma con un messaggio chiaro e positivo. Raffigura un uomo nudo e inerme, col viso di un bambino che, con lo sguardo rivolto verso il basso, osserva il suo volto precedente, scivolato a terra come una maschera. È un volto dall’espressione inorridita, che urla paura e disperazione, mentre affoga in una pozza di sangue. L’uomo, piegato a terra, guarda, inespressivo sé stesso, com’era e come non vuole più essere. Alle sue spalle, i colori brillanti e accesi della primavera che avanza, sono un messaggio di speranza per lui che non ama sentirsi sopraffatto dagli eventi, ma ha voglia di rialzarsi e guardare avanti con occhi nuovi.
«Dipingo di tutto, non ho soggetti preferiti, solo non mi appassionano i ritratti» – dice l’artista -, che annuncia con entusiasmo: «Sto preparando una mostra».
Pino Filice – chi lo conosce lo sa bene - non ha solo la passione per l’arte, ma ama leggere, scrivere, cucinare, suonare. È cantautore, musicista, e da poco ha iniziato la stesura al suo primo romanzo. Laureato in Scienze economiche e sociali, ha lavorato nella pubblica amministrazione.

GRIMALDI – In questi giorni di quarantena, in cui il tempo sembra sospeso, c’è chi non si lascia sopraffare dall’angoscia, ma reagisce creando bellezza. È il caso della giovane artista grimaldese Federica Berardi, autrice di un’intensa opera ispirata al drammatico momento che il nostro Paese sta vivendo. Federica ha, infatti, pensato di imprimere le sue emozioni su un foglio e condividerle con noi, per regalarci un po’ della sua arte. Utilizzando il dotwork, una specifica tecnica per tatuatori, l’artista ha rappresentato il dolore dell’Italia, stremata dall’emergenza coronavirus. La nostra amata Patria ha il volto di una donna, in parte coperto da una mascherina. Gli occhi, spenti, parlano di dolore. In un'iride si legge la scritta Covid-19, l'altro occhio, invece, interamente occupato dal tricolore, piange lacrime amare. Intorno, il virus, tutto avvolge e offusca. Ma la bellezza dell’Italia, rappresentata sullo sfondo da alcuni dei suoi monumenti storici più conosciuti e ammirati, presto tornerà a risplendere. Così, come il sole, al di là delle nuvole. «Con questo disegno – ha detto l’artista – ho voluto rappresentare questo difficile momento che stiamo vivendo, ma anche la speranza che presto tutto possa finire». Federica Berardi, che ha frequentato il Liceo artistico, è anche un'esperta tatuatrice.

GRIMALDI – Tempo di quarantena, tempo di creatività per gli artisti locali, che continuano a farci dono della loro arte. Così, dopo il disegno della bella Federica Berardi dedicato all’Italia e all’emergenza che essa sta vivendo, oggi condivido con voi il magnifico dipinto dell’altrettanto bello e talentuoso Emanuele Sidoti.
Emanuele, giovane e promettente artista grimaldese, ha raffigurato nella sua opera il cuore del centro storico di Grimaldi, rappresentato dalla chiesa madre e dal palazzo comunale, circondati dalle vicine abitazioni. Sullo sfondo, gli alberi e le ombre di Santa Lucerna, che lo sovrastano, quasi a volerlo proteggere.

La tenue luce della sera illumina le vecchie dimore, posandosi sulle loro mura come una delicata carezza. Al centro del dipinto, brilla di azzurro il finestrone della chiesa matrice che riempie di speranza gli occhi e il cuore di quanti l’osservano. Quella di Emanuele è un’opera incantevole, che trasmette forti emozioni, non solo per la bellezza del paesaggio, ma per l’anima dello stesso, che l’artista è riuscito a imprimere con grande abilità sulla tela.
«Ho realizzato questo lavoro perché ho una passione per i borghi e per i toni grigiastri e marroni. Ho scelto Grimaldi – ha detto Emanuele - anche per un senso di nostalgia. Nonostante io sia tornato settimane fa da Cambridge, infatti, non ho avuto modo di fare le mie solite passeggiate a causa della quarantena».
Emanuele Sidoti si è diplomato al Liceo artistico di Cosenza. Ha frequentato per un periodo il corso di laurea in Beni culturali, a Milano. Dopo un’esperienza lavorativa di due anni a Modena, da un anno sta perfezionando il suo inglese a Cambridge.

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