Esistono luoghi dove antichi racconti, storie narrate oralmente, tentano di resistere all'oblio che avanza. I piccoli borghi di montagna, disseminati in maniera capillare in tutta la valle del Savuto, rappresentano per eccellenza la linfa vitale di una tradizione tutta calabrese. Le fiabe sul monachello, abitante schivo delle case in pietra e delle soffitte, strane creature che vagano nei boschi, tesori nascosti, solo alcuni dei pilastri di una vera e propria "raccolta" dei nostri nonni.

I borghi di montagna, sentinelle di scrigni da  "le mille e una notte"

C'era una volta, e c'è ancora Piano Semente, un luogo dove il tempo, ancora oggi, scandisce dolcemente i piccoli piaceri della vita. In questo scrigno pregno di magia la bellezza plasma una location dai mille colori. Alberi secolari, castagneti, il profumo autentico della natura, questi i ciak di una pellicola da prima serata. Il duro lavoro della terra, la raccolta delle castagne, le tradizioni, sono per eccellenza gli attori protagonisti di una fiaba chiamata Piano Semente. Un luogo dove il fruscio del vento si mescola al rumore delle acque cristalline e crea una dolce melodia.  Alcuni abitanti, in maniera coraggiosa, continuano a vivere in questo territorio nel Comune di Marzi (Cs). E' proprio il caso di dirlo, ne vedremo delle belle. Il viaggio nel passato continua...

Omar Falvo

 

Malito è un antico borgo di interesse storico e architettonico, che custodisce chiese di grande pregio. Una fra queste è la chiesa matrice, dedicata a Sant’Elia Profeta, patrono del paese.
La struttura, risalente al XV secolo, è stata interessata da diversi interventi di restauro tra il ‘700 e l’800. La facciata, in stile neoclassico, è rivestita in pietra di Altilia, mentre l’interno, a tre navate, è in stile barocco. La chiesa custodisce un altare ligneo, opera di intagliatori di Rogliano del XVIII secolo, una statua lignea processionaria di Sant’Elia Profeta, un fonte battesimale, scolpito in pietra, del ‘600, e diversi dipinti, alcuni dei quali sono opera del pittore Eugenio Cenisio (Rose, 8 febbraio 1923 – Cosenza, 17 novembre 1993). A Cenisio si deve il restauro della volta del coro e un dipinto della navata centrale. Lo stesso autore, ha realizzato, sempre a Malito, una decorazione nella chiesa dell’Immacolata Concezione.
Introdotto alla pittura da Emilio Juso, l’artista, dopo aver conseguito il diploma di Maestro d’Arte a Napoli e poi frequentato il corso di decorazione pittorica presso l’Accademia delle Belle Arti, scelse due strade, entrambe importanti: l’insegnamento delle discipline artistiche nelle scuole, e la pittura decorativa e d’arte sacra presso le varie chiese calabresi e non. Ma Cenisio produsse anche un numero cospicuo di quadri a olio, tempere e acquerelli, alternando questa produzione con una nutrita serie di disegni, schizzi e illustrazioni di numerosi libri, sparsi sia in collezioni pubbliche che private, in Italia e all’estero.
Nelle sue pitture si possono ammirare paesaggi ritratti con senso impressionistico; scene di vita quotidiana di quartiere, di feste paesane, di celebrazioni sacramentali e religiose. Molti sono i personaggi femminili, intesi come simboli di rigenerazione e motore della vita.
Di tanto in tanto, la figlia del pittore ritorna a Malito per visitare la chiesa di Sant’Elia e ammirare le opere di suo padre. Pare che, tra le figure sacre rappresentate nella volta da Cenisio, ci sia dipinto un angioletto con il suo volto, da bambina.

Una storia a lieto fine, una di quelle notizie densa di emozioni. Il giovane militare, appuntato scelto V. S., della Stazione dei carabinieri di Rogliano, è tornato finalmente a casa. Ben  30 i giorni  di ricovero presso la struttura ospedaliera di Cosenza, nei reparti di pneuomologia e malattie infettive dopo essere risultato positivo al Coronavirus. Ricordiamo che il militare è stato ricoverato nel medesimo reparto insieme  al Sindaco di Rogliano Giovanni Altomare, recentemente tornato anche lui a casa. "L'emozioni più grande è stata quella di rivedere i miei affetti più cari, soprattutto quella di trovare mia moglie e la mia bambina di tre mesi sull'uscio di casa. Voglio ringraziare tutti i medici e il personale sanitario per il loro lavoro", ha affermato alla nostra testata il giovane militare. 

Dopo gli ultimi tamponi, stabiliti dal protocollo,  il carabiniere è risultato negativo al Covid19

 

Omar Falvo

 

C'era una volta e c'è ancora una storia da "Le mille e una notte", contornata da un velo di magia. Con La Voce del Savuto vogliamo raccontarla, perché riteniamo importante accendere i riflettori sulle nostre meraviglie. E allora cosa aspettate? Allacciate le cinture: il viaggio nella storia sta per cominciare. Era il lontano 1968, il medico condotto Vittorio Colacino, alla passione per il suo lavoro e per i suoi pazienti, accompagnava l'amore per le tradizioni contadine, in particolare quello per gli antichi vitigni, producendo un vino denominato "Britto". Una storia letteralmente affascinante per questa azienda, un vero e proprio fiore all'occhiello per tutto il territorio calabrese e soprattutto per la valle del Savuto. Una tradizione meravigliosa che dal passato, metaforicamente come un transatlantico, ha navigato negli anni attraccando al presente, con un occhio sempre rivolto al futuro. Un luogo unico, una location immersa nella natura più selvaggia: l’aria pulita, le acque cristalline e fresche del fiume Savuto, una vegetazione dai mille colori, i profumi, sono alcuni dei pilastri intorno a questa realtà imprenditoriale, pregna di storia. Ricordiamo infatti che il fiume Savuto fu di estrema importanza per gli antichi romani. Attraverso le sue acque trasportavano il legname, dalla Sila fino al mare, utilizzato in diverse campagne militari.
Ma ritorniamo al presente. A prendere le redini di questa perla tutta marzese, sono stati i figli Mauro e Maria Teresa Colacino. Oggi, dopo tanto lavoro e sacrifici per creare un prodotto unico e autentico, l'azienda Colacino sta conquistando il mondo intero: Dublino, Londra, Amsterdam, Bruxelles, Praga, Verona e, ancora, Mosca e San Pietro-burgo sono solo alcune delle città che hanno ospitato il profumo del vino Savuto, per importanti kermesse del settore. E' proprio il caso di dirlo, ne vedremo delle belle. 

Omar Falvo

Risotto al sedano


Ingredienti per 4 persone:

320 g di riso
3 cucchiai di olio
1 cipollotto
2 gambi di sedano
1l di brodo vegetale
1 noce di burro
3 cucchiai di parmigiano


Ingredienti per il brodo vegetale:


1,5 l di acqua
1 carota
1 cipolla
1 gambo di sedano
1 pomodoro
Sale q.b.


Procedimento
Preparate il brodo vegetale con l’acqua, la carota, il sedano, la cipolla e il pomodoro. A fine cottura aggiungete il sale e filtrate. In alternativa, potete preparare il brodo anche con il dado vegetale.
Lavate le coste di sedano, eliminate i filamenti e tagliatele a pezzetti. Tagliate il cipollotto, mettetelo in una padella e fatelo appassire nell’olio, aggiungete il sedano, lasciate insaporire per qualche minuto e dopo versate un mestolo di brodo. Quando il brodo si sarà assorbito, unite il riso e lasciate cuocere per qualche minuto. Fate proseguire la cottura del riso aggiungendo il brodo poco per volta. A cottura ultimata mettete il burro, il parmigiano, mescolate bene e servite.

Sulla griglia di partenza la storica testata “La Voce del Savuto”. Da oltre due decenni, grazie alla caparbietà del direttore e fondatore Fiore Sansalone, il periodico rappresenta un fiore all'occhiello per tutto il territorio calabrese. Oggi, con una veste nuova, un raffinato abito interamente cucito con il sigillo della cultura e della sana informazione, riprende vita sulle pagine infinite della rete. Un piccolo scrigno pregno di passione, amore per il territorio e soprattutto ricco di scrittura, dove la linfa vitale della cultura plasma tutta la sua bellezza. Una pellicola, metaforicamente parlando, da prima serata e da rete ammiraglia, con una sceneggiatura interamente scritta da giornalisti provenienti da tutta Italia e non solo, uniti per il Savuto. Un format nuovo, dove il profumo della “parola” crea un miscuglio afrodisiaco con la tecnologia e con le nuove frontiere dell’informazione. Un sano contenitore, una vera e propria fortezza da “le mille e una notte". Attualità, cronaca, spettacolo, sport, politica, sono solo alcuni dei pilastri di questa piccola miniera, dove, con un pizzico di fiabesca immaginazione da parte del lettore, non si trova l’oro tanto narrato nei racconti di Jack London, bensì il sapere e lo scambio di idee. Di concerto con tutta la redazione, abbiamo deciso di dedicare questo importante traguardo, per tutti noi, al professor Dario Cozza, recentemente scomparso. Un piccolo segnale per una persona che ha dedicato tutta la sua vita allo studio e alla filosofia.

LA DICHIARAZIONE DEL DIRETTORE RESPONSABILE

«Cari lettori, con una certa emozione e commozione , ho il piacere di annunciarvi che “La Voce del Savuto” ritorna nelle vostre case. Ripartiamo con lo spirito giusto, con tanta voglia di fare e di rinnovarci. La linea del nostro giornale non cambia: è e sarà sempre caratterizzata dalla libertà di pensiero e di critica, senza sconti per nessuno, con l’obiettivo di informare i cittadini con serietà ed onestà, anche sui temi più delicati. Amiamo le sfide e contiamo sul vostro contributo».

IL SOSTEGNO DELLA REDAZIONE A FIORE SANSALONE

La redazione sostiene con infinita stima il direttore Fiore Sansalone. «Chiunque decida di investire energia intellettuale e risorse economiche in un business che in Italia sopravvive a se stesso con estrema difficoltà (l’editoria di giornali), merita assolutamente un encomio “a priori”. Ci vuole coraggio e un immenso amore per questa meravigliosa, nobile e difficilissima professione».

Con immenso piacere abbiamo rivolto alcune domande al signor Carmine Altomare, proprietario della "Tenuta Bocchineri", che, con impegno e passione, ha saputo dar vita ad una vera oasi naturalistica. Un habitat caratterizzato da uno splendido percorso nella natura, ove è possibile riscoprire anche la memoria degli antichi mestieri contadini.

 

- Parliamo della "Tenuta Bocchineri". Come e quando nasce l'idea di realizzarla?

 «La "Tenuta Bocchineri" è da sempre una proprietà di famiglia che nel tempo si è ingrandita perchè sono stati aggiunti altri appezzamenti di terreno. Complessivamente è costituita da un'area di circa 3 ettari di suolo e si estende dalla zona adiacente il "Palazzetto dello Sport" di Rogliano, sino a confinare, nella sua parte più estrema, con il fiume Lara».

 - Può spiegarci esattamente cos'è? Quali piante ospita? Che tipo di attività sono previste?

 «Mi piace paragonarla ad una piccola oasi di pace, a quattro passi dal centro cittadino. Il percorso inizia dal cancello d'ingresso, realizzato da un bravissimo artigiano del paese. Subito dopo ci imbattiamo in un piazzale, fatto di pietre locali, dove è stata collocata una fontanella, ricavata da un tronco di castagno secolare (un tempo utilizzato come mangiatoia degli animali), ed ornata da un monoblocco di granito silano. Vi è anche un piccolo museo della civiltà contadina, con l'esposizione di vecchi attrezzi ed utensili degli antichi mestieri, ed una collezione di vini del Savuto. Nel giardino attiguo richiamano l'attenzione alcune radici di castagno secolare, raffiguranti sembianze di animali, e alcune pietre levigate dal fiume. Nelle vicinanze troviamo una casupola che conserva ancora il suo muro originario esterno. Al piano inferiore vi è un locale, anticamente utilizzato come pollaio, trasformato in una piccola cantina che ospita una "riempitrice", un utensile antico e raro che un tempo serviva per riempire le bottiglie di vino. All'interno sono custoditi anche altri attrezzi, tra cui la pompa a spalle di rame, che veniva utilizzata per dare il solfato alle viti. Nella tenuta troviamo alcune piante tipiche delle nostre zone montane, come la quercia secolare, che ha tutte le caratteristiche per essere denominata "albero monumentale", ed il "nespolo germanico", un albero assai raro, unico della specie in tutto il bosco».

 

- Ci sono delle cose che lei, come proprietario di questa oasi naturale, vorrebbe venissero effettuate? Alcuni miglioramenti? Quali sono i suoi progetti futuri?

 «Sarebbe utile che la fruizione di siffatti percorsi naturalistici e storici potesse avere scopi didattici ed educativi. L'idea di fondo è quella di salvaguardare gli habitat naturali, utilizzandoli in modo appropriato e valorizzare le nostre tradizioni come salvaguardia e promozione della memoria. Auspico che le scuole e le altre agenzie educative promuovano e sensibilizzino gli uomini e le donne di domani perchè com'è noto: "non si può parlare di futuro e presente se non si conosce il nostro passato". Eventuali miglioramenti possono avvenire se si costruisce una sinergia tra tutti gli attori del territorio, perchè l'azione individuale resterebbe costosa per chiunque e richiederebbe tempi lunghi per la realizzazione di qualsiasi progetto. Per quanto mi riguarda, resto a disposizione di chiunque volesse visitare gratuitamente la tenuta ed eventualmente estendere la passeggiata lungo un sentiero che conduce ad un mulino di antiche fattezze».

 

- Qual è il messaggio indiretto che il grazioso museo della civiltà contadina vuole trasmettere?

 «Il museo, come le altre attrattive della tenuta, ha insito lo scopo di riscoprire le nostre tradizioni, i mestieri e, quindi, le nostre origini, nell'ottica di far conoscere ai giovani d'oggi la realtà di un tempo passato che rischia di essere dimenticata e, quindi, mortificata».

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