MALITO – Stamattina non è passato e la sua mancanza si è fatta sentire a Grimaldi e a Maione. Tonino Pirozzo, il compagno socialista che annualmente, il primo maggio, attraversa con la sua auto le strade di Malito e dei due comuni limitrofi, sventolando la bandiera rossa sulle note della storica canzone popolare, è rimasto “forzatamente” nel suo paese. La drammatica situazione che stiamo vivendo, legata al coronovirus, e le restrizioni ad esso collegate, non gli hanno consentito di allontanarsi dal piccolo centro del Savuto. Per questa ragione, lungo le vie di Grimaldi e Maione oggi non hanno risuonato le note di “Bandiera rossa”, e tanti cittadini, che speravano di vederlo passare, sono rimasti delusi. Diversamente, nel suo comune, Tonino, non ha mancato di fare il tradizionale giro con l’auto, sventolando la bandiera col garofano ben in vista. «Sono molto dispiaciuto - ammette - di non aver potuto fare anche quest’anno il mio tradizionale percorso», ma promette: «Ritornerò l’anno prossimo. Nell’attesa, saluto tutti gli amici che mi aspettavano e soprattutto quanti ancora credono, come me, negli antichi ideali politici». Quella di Pirozzo per il socialismo è una passiona nata fin dall’infanzia. A trasmettergliela fu la madre, Francesca Spina, mentre il padre, Eugenio, era comunista. «Il mio ideale socialista - ammette - lo sento forte nell’anima, è qualcosa che mi accompagnerà tutta la vita». Tonino Pirozzo, 69 anni, oggi è in pensione. Sposato e padre di due figli, è stato un lavoratore edile fino al 1979, anno in cui ha iniziato a lavorare per il Comune di Malito.

San Francesco (1416-1507) si caratterizza come difensore dei poveri, mettendosi sempre dalla parte degli sfruttati. Egli riteneva le ingiustizie sociali come peccati e fu un paladino delle "rivendicazioni sociali": equa distribuzione dei beni, fraternità dei rapporti, condanna di ogni vessazione. Tutto ciò avveniva in un'epoca difficile, contrassegnata da egoismi e da vessazioni nei confronti della gente più umile. Dopo cinque anni (1430-1435) di eremitaggio, in cui abitò in una grotta, con la terra nuda come letto e un sasso per guanciale, altri ragazzi si unirono a lui, attirati da quella vita di preghiera e di sacrificio. Con loro cominciò a costruire il convento di Paola, che divenne la sede dell'Ordine dei Minimi fondato da fra' Francesco nel 1435. Vi facevano parte frati che condividevano la sua parola d'ordine: carità verso i minimi, cioè gli ultimi, i bisognosi di tutto, nel corpo e nello spirito. In Calabria, egli fece costruire altri conventi, tra cui, nel 1444, quello di Paterno Calabro, che, cronologicamente, è la seconda fondazione dei Minimi dopo quella di Paola. Il Santuario di Paterno, costruito su direttive del Santo, che, frequentemente, vi dimorò, è opera di maestranze locali. Ma oltre alle doti di altruismo, fra' Francesco faceva anche miracoli. Ne raccontiamo solo alcuni. Per esempio,un giorno, mentre con i confratelli stava attraversando le impervie montagne calabresi, il gruppo rimase senza scorte di cibo. San Francesco mise le mani in una bisaccia e ne estrasse un grosso pane soffice e fumante tra lo stupore generale. "E' un miracolo, un miracolo!", gridarono i confratelli, confusi da quel fatto incredibile. "Non dite a nessuno quello che avete visto", fece promettere il frate che non voleva diventare famoso per i propri prodigi. Ma i miracoli continuarono nel tempo: un giorno del 1464, dovendo recarsi in Sicilia, a Milazzo, per la costruzione di un nuovo convento, al momento di attraversare lo Stretto di Messina, nessun barcaiolo si offrì di accompagnarlo. A quel punto distese il suo mantello e con i suoi confratelli attraversò il mare su di esso. La voce che fosse un santo si diffuse rapidamente: migliaia di persone ogni anno partivano da terre lontane per venire in Calabria a farsi benedire, a cercare una parola, un segno che alleviasse i loro dolori fisici e morali.
La sua fama arrivò persino alla corte del re di Francia: nel 1482 Luigi XI si ammalò gravemente e, avendo sentito che nel Sud dell'Italia c'era un frate con poteri miracolosi, lo chiamò a Tours. Fra' Francesco aveva già sessantasette anni e non voleva lasciare la sua terra, ma, nel 1483, Papa Sisto IV e il re di Napoli Ferrante, ansiosi di essere utili al potente monarca francese, gli ordinarono perentoriamente di partire. Così il povero frate calabrese obbedisce e si mette in viaggio per la Francia. Si narra che sulla vetta del Pollino, strada obbligata per il viaggio, il Santo si sia inginocchiato e abbia benedetto per l'ultima volta la sua Terra. Giunto alla corte di Francia disse al re: Non posso fare nulla per voi se non farvi accettare l'idea che tutti gli uomini sono destinati a raggiungere il Padre nei cieli". Il re si preparò alla fine che avvenne pochi mesi dopo, facendo promettere a fra' Francesco di occuparsi dell'anima dei suoi discendenti. Così accadde e, nonostante nel corso degli anni fra' Francesco domandasse spesso a Carlo VIII, successore sul trono di Francia, di tornare in Calabria, ne riceveva sempre un fermo rifiuto, per la promessa che il frate aveva fatto al padre. Il 2 aprile 1507, mentre era assorto nelle sue meditazioni nel monastero di Tours , il frate si spense. Si concludeva così la lunga vicenda terrena dell'Eremita calabrese, iniziata novantuno anni prima a Paola e che lo avrebbe portato nel cuore dell'Europa a diffondere il suo messaggio di pace e amore. La notizia della sua scomparsa fece ben presto il giro d'Europa e cominciò a diffondersi il culto per il frate che, con tempi insolitamente veloci per la Chiesa, Papa Leone X nel 1513 proclamò beato e nel 1519 santo,proprio per tutti i miracoli che aveva compiuto in vita.

Nella giornata di ieri, sono stati  distribuiti pacchi con prodotti alimentari alla famiglie non coperte dal precedente intervento dei buoni spesa. L'iniziativa, fortemente voluta dall'amministrazione comunale in collaborazione con la Caritas parrocchiale, ricade tra le varie attività portate avanti in queste settimane per far fronte all'emergenza coronavirus. 

La compagine civica "L'Arcobaleno", in una nota, ringrazia la Caritas nella persona del  parroco Francesco Spadafora, il signor Giovanni Arcuri per l'impegno profuso nella distribuzione, i tanti donatori e l'azienda locale "Calabria Food" di Arturo Crispino. 

La nobile causa è stata accolta con favore dalla comunità. Intanto, in tutta la valle del Savuto, proseguono  varie iniziative benefiche  a favore delle fasce più deboli.

 Omar Falvo

 

MALITO – Nella situazione di emergenza che stiamo vivendo, in cui gli studenti fanno didattica a distanza, seguendo da casa le lezioni online, l’amministrazione comunale mette a disposizione della dirigente scolastica computer e tablet per quanti di loro ne avessero necessità.
Gli strumenti informatici in questione sono quelli del centro multimediale “Francesco Gatti”.
Di questa lodevole iniziativa, adottata anche da altri comuni, fra cui Grimaldi, ci parla l’assessore alla scuola Valentina De Marco. «L’art. 9 della Costituzione recita che la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura. È proprio sulla base di tale principio costituzionale – spiega l’assessore - che si fonda l’iniziativa di mettere a disposizione della scuola i computer e i tablet del centro multimediale "Francesco Gatti". La nostra amministrazione ritiene che sia un dovere morale e civile essere vicini alla scuola in un momento delicato e difficile come quello che stiamo vivendo. Le attrezzature informatiche contenute nel centro multimediale – continua l’amministratrice comunale - sono destinate agli alunni, e se l'emergenza sanitaria in atto non consente loro di poterle utilizzare a scuola, è giusto che le stesse siano portate nelle loro case per favorire e facilitare la didattica a distanza, fino a quando sarà necessario. Questo è il nostro modo di intendere la cosa pubblica».
Con l’hashtag #nonsietesoli il comune di Malito fa sentire la propria vicinanza ai cittadini, anche quelli più piccoli, in un momento così difficile.

 

 

“Il loro distretto è l’autostrada, i loro nemici: assassini, ricattatori e pirati della strada. La notte non esiste per gli uomini di Cobra 11: la nostra sicurezza è il loro mestiere”.  Con questa celebre frase di apertura veniva trasmessa nel lontano 1996, la prima puntata del fortunato format “Squadra speciale Cobra 11”. È sicuramente una delle serie televisive  più conosciute in Europa, con ben 22 stagioni e 336 episodi. Il telefilm racconta le vicissitudini di due ispettori della polizia autostradale tedesca e del loro comando, impegnati ogni giorno nel combattere assassini e pirati della strada. Spettacolari inseguimenti, adrenalina allo stato puro, incidenti, alta velocità, questi i pilastri principali del format dei record.  Germania, Italia, Belgio, Ungheria, Francia, sono solo alcuni dei Paesi europei dove il telefilm spopola e conquista le prime serate. Grazie alla straordinaria disponibilità e gentilezza  di Alessio Cigliano (nella foto di copertina con i protagonisti della serie),  doppiatore e “voce” per l’Italia  di Erdogan Atalay, protagonista assoluto del format, abbiamo scambiato qualche battuta con l’attore di Cobra 11. Una vera intervista a due,  dove l’attore e la sua “voce” italiana si incontrano e si mescolano in  una piacevole chiacchierata. 

 

Erdogan Atalay per me, da suo grande fan,  è un vero piacere poterla intervistare e la ringrazio per questa possibilità. Durante le riprese ha incontrato  Alessio Cigliano,  la sua “voce” per l’Italia, qual è il suo rapporto con i doppiatori?

Tutti i doppiatori che lavorano in  tutte le lingue in cui viene tradotto “Cobra 11” fanno un lavoro eccellente. Sono veramente contento perché grazie a loro il nostro telefilm può essere visto e apprezzato in tanti Paesi d’Europa ( sorride ndr).

Cosa può dirmi su Alessio Cigliano?

Mi ha fatto piacere rivedere Alessio, che avevo già conosciuto tanti anni fa a Finale Ligure, in occasione di un premio. Posso dire che porta avanti  un lavoro eccellente e sono felice di dividere in Italia il mio personaggio con lui ( sorride ndr).

La sua “voce” in Italia  ha condiviso con lei  il set, per le  nuove puntate, del fortunato format “Cobra 11” per un giorno, cosa può dirmi di questa esperienza?

 Ci siamo divertiti per un giorno a trasportarlo nel nostro mondo e ovviamente lo aspettiamo ancora per divertirci insieme.

Ultimissima cosa, vuole lanciare un messaggio per i tantissimi fan italiani che la seguono con passione?

Si certo, voglio dire un  grazie a tutti, in particolare  ai  fan italiani che ci seguono da tantissimi anni. Viva “ Squadra speciale Cobra 11”( sorride ndr).

 

A tu per tu con Alessio Cigliano

Alessio, dopo aver doppiato, per tantissimi anni, il protagonista Erdogan Atalay di “Cobra 11”, si è trovato magicamente catapultato in questo format dei record, è stato emozionante poter  incontrare Erdogan?

È stata una bella esperienza poter lavorare con gli attori e con la troupe. Hanno un set permanente dove è ricostruito il comando di polizia. Sono stati tutti molto gentili. Appena sono arrivato mi hanno subito  vestito da poliziotto ed ho partecipato a molte scene.

Vuole descrivere questi momenti sul set?

 Non parlando tedesco ho chiesto di non recitare battute ( sorride ndr).  Posso dire che mi hanno voluto in diverse inquadrature. Una sorta di cameo che hanno voluto tributarmi  e che ho fatto volentieri. Sarà divertente prestare la voce a Erdogan mentre sarò presente sullo schermo in carne e ossa. Voglio ringraziare lui, Leonardo Nigro ( che interpreta Kemal, il fratello di Semir), anche Daniel Roesner, Lion Wasczyk , Franco Tozza ( il regista), tutte le comparse e lo staff tecnico per la gentilezza e la cortesia.

Omar Falvo

 

Articolo pubblicato su TUTTO settimanale

 

 

 

 

"Ovviamente il titolo è provocatorio, ma chi pensa a tutti i commercianti e ristoratori..." , queste alcune delle dichiarazioni del giornalista Michel Dessi, durante  una  diretta facebook sul suo profilo, nella giornata di oggi. "Mi permetto di fare da portavoce per tutti gli  imprenditori che ho intervistato e che mi contattano ogni giorno per raccontarmi le loro storie",ha affermato Dessi.  

Voglio fare da portavoce per gli imprenditori che non hanno ricevuto ancora niente 

"Tanti ristoratori, nei giorni scorsi, hanno riportato le chiavi delle loro attività ai sindaci. E ora, che la Santelli concede di ripartire, ovviamente con le giuste accortezze, tutti contrari? E' facile restare sul divano con i vari aiuti del Governo  e con i posti statali, ma come  possono fare gli imprenditori? Allora mi chiedo, come mai  avete riportato le chiavi delle vostre attività ai sindaci? Il 18 maggio pensate che il virus scomparirà? Dobbiamo essere tutti responsabili", ha continuato Michel.

Diverse le domande che il giovane giornalista ha tracciato durante le fasi della sua diretta. Un perimetro ben definito quello portato avanti dal poliedrico professionista calabrese, conosciuto dal grande pubblico per i suoi servizi trasmessi su Mediaset. 

"Se la gente non muore con il coronavirus, morirà di fame.Fino a ieri tutti a sentenziare sui Social sulle riaperture, e oggi, dopo l'ordinanza del presidente della Regione Calabria Jole Santelli, tutti a sparare a zero. Leggete bene prima le disposizioni. Ma gli imprenditori che hanno ricevuto zero? Finitela di fare polemiche strumentali. In tanti vogliono riaprire, ovviamente bisogna essere responsabili. Continua il lavoro in nero, uscite, e poi tutti contro questa ordinanza. Leggete bene prima di sparare a zero", ha concluso lo stesso.

 

Omar Falvo

I sindaci del Savuto in riunione per dire "no" all'ordinanza Santelli. Diversi i contatti telefonici tra la nostra redazione e i primi cittadini. Gli amministratori stanno elaborando un documento comune, che sarà diffuso tra qualche ora,  per attenersi alle disposizioni emanate dal precedente decreto governativo.  Sui Social intanto impazzano i commenti dei vari schieramenti. Per alcuni sarebbe giusto poter aprire con le dovute cautele e precauzioni, per altri la decisione della Santelli vanificherebbe tutti i sacrifici percorsi in questa guerra al coronavirus.

 

Omar Falvo

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