GRIMALDI - «Ma quella sul muro cos’è? Il viso di un uomo, incredibile!». Una signora appena uscita assieme al marito dal Casale della scenografia, dopo aver visitato la mostra fotografica in corso, ha esclamato queste parole, richiamando l’attenzione di chi in quel momento era in attesa per entrare e vedere l’esposizione. Attimi di incredulità, poi volgendo lo sguardo alla parete di una casa posta in vendita su corso Umberto, tutti hanno potuto notare effettivamente come si vedesse nitidamente una immagine somigliante a un volto sul muro, posta appena sotto una finestra e ad un’altezza elevata rispetto alla strada. Sono così iniziati i commenti a chi potesse somigliare quella immagine. «È il volto di Gesù, no somiglia a un nobile del paese, ad un abitante della zona, a un rivoluzionario, a un disegno di epoca manzoniana».
Al di là delle interpretazioni sulle somiglianze e sui significati che vi si vogliano attribuire, ognuno ha diritto ad esprimere la propria opinione, e farsi un’idea in merito.
La notizia, e non poteva essere diversamente, si è rapidamente diffusa in paese e così ha avuto inizio un andirivieni per capire se qualcuno abbia voluto fare una burla oppure realmente sulla parete fosse visibile una testa d’uomo. I più, che hanno visto la singolare immagine, propendono per un fatto casuale dovuto all’umidità sulla parete che ha creato condensa di vapore acqueo, le cui macchie a loro volta hanno lasciato una sorta di disegno, il quale ha però rubato la scena alla mostra fotografica in corso, tra l’altro molto seguita.
Piero Carbone, giornalista pubblicista 

ROGLIANO - Ha creduto nella sua passione e ce l'ha fatta. Oggi vi parliamo di Giacomo Magliocchi, un signore 50enne (ex consigliere comunale di Rogliano) che ha optato per una scelta di vita ben precisa, abbandonando la sua attività di elettricista per dedicarsi all'agricoltura. E proprio per raggiungere il suo obiettivo ha conseguito recentemente, con il massimo dei voti, il diploma di agrotecnico, presso l'Istituto Tecnico Agrario di Scigliano. Secondo alcuni ricercatori dell'Università di Oxford, riprendere a studiare in età adulta aiuta le persone a ritrovare fiducia in se stesse e le incoraggia a provare nuove sfide. E visto i risultati ottenuti dal signore in questione, che peraltro era già in possesso di un diploma di perito elettrotecnico, non possiamo che dargli ragione. Egli ha tradotto la sua inclinazione in un'attività vera e propria, in grado di produrre reddito e benessere per se stesso e la sua famiglia.

Ma ripercorriamo con lui le tappe di questa bella avventura: «Causa della crisi attuale, ho dovuto chiudere la mia ditta di impianti elettrici e buttarmi nel campo agrario, facendo di un hobby un lavoro. La mancanza di professionalità nella zona mi ha portato ad intraprendere un corso extrascolastico di potatura ed innesti e, successivamente, a conseguire il diploma di agrotecnico. Ho messo a frutto tutto ciò che ho acquisito grazie alla professionalità dei docenti ed alla capacità del dirigente scolastico di allora, la prof.ssa Petrisano. Nel frattempo ho ampliato alcune attività della mia azienda agricola "La fattoria delle tradizioni", che si trova in agro di Marzi, nella località Costa. Parlo dell'allevamento di avicoli per la produzione di uova alimentari e di produzione, ed avicoli a scopo ornamentale ed alimentare. Oltre a questo, ho intrapreso l'allevamento degli agnelli e degli ovini di razza per la produzione del latte ad alto contenuto di grassi, ideale per confezionare ottimi formaggi e derivati. Non manca la fornitura di ricotta e formaggio con il metodo tradizionale: latte crudo in un paiolo di rame e rametto di fico. Il ciclo si conclude, come natura vuole, con la produzione di orticole da agricoltura integrata, dove si alterna il biologico ed il chimico con saggezza, parsimonia e professionalità».

E non finisce qua perchè il signor Magliocchi, grazie all'uva, ha preparato il suo "Brunello di Giacomino", che quest'anno si preannuncia ottimo! Sfornerà anche dell'ottimo miele dal suo apiario. E per non farsi mancare nulla, ad agosto, ha conseguito il terzo diploma di enotecnico, presso l'Istituto Istruzione Superiore "Mancini-Tommasi" di Cosenza, con il massimo dei voti e la lode. «Sono impegnato tutti i giorni, sabato e domenica compresi, nonché nelle feste principali (Natale, Capodanno, Epifania e Pasqua), però, sinceramente, ne vale la pena!». E con questa simpatica affermazione, il nostro abile imprenditore agricolo, ha voluto sottolineare la sua grande dedizione ed il suo amore immenso per quest'attività. Come dice egli stesso, «l'obiettivo è quello di continuare nel solco delle tradizioni, tenendo fermo il timone su qualità e sicurezza, e garantire professionalità, conoscenza, sapori e saperi di una volta».

FALERNA (CZ) – La Pro loco di Falerna continua imperterrita nella meritevole opera di promozione del territorio, questa volta in collaborazione con I Briganti del Mancuso, compagine attivissima e specializzata nella valorizzazione dei luoghi, nella riscoperta della montagna nonché nella tutela della natura. Negli anni passati e più di recente, entrambe le associazioni si sono cimentate nell’organizzazione di escursioni e camminate, dai contenuti sempre originali, coinvolgendo decine e decine di appassionati e di semplici curiosi.
Considerato il momento storico, le associazioni hanno stilato un programma dettagliato, conforme alle norme ed ai protocolli anti Covid-19. Per tali ragioni, è previsto l’obbligo di prenotazione, allo scopo di programmare e garantire l’adeguato distanziamento. L’evento avrà luogo il prossimo 6 settembre, a partire dalle ore 17.
Il tour – scrivono gli organizzatori – «prevede un’escursione storico–naturalistica, orientata a far conoscere le strutture architettoniche e di valore storico del territorio. Il percorso si diramerà dal residence “La Giungla” di Falerna Marina e proseguirà con la visita dei punti di maggiore rilievo storico del territorio falernese, come la villa Romana di Pian delle Vigne, risalente all’età imperiale e Castiglione Marittimo, borgo fondato nell’XI secolo intorno al castello normanno». Lo storico Armido Cario avrà cura di illustrare le origini ed il patrimonio culturale del territorio, nonché la sua evoluzione secolare. La serata si concluderà con un momento di socializzazione, ossia degustando uno squisito piatto di pasta sulla splendida terrazza di Terrachiusa. Il tutto allietato dalla performance del duo musicale flauto ed arpa, composto da Claudia Vaccaro e Stefania Binetti.
Per venire incontro alle esigenze dei trekker e per consentire la partecipazione, lo staff ha disegnato un’escursione a piedi, della lunghezza complessiva di cinque chilometri. Il dislivello è pari a 150 metri e la durata stimata è di circa due ore. La difficoltà è turistica, trattandosi di percorso adatto anche ai bambini. I partecipanti dovranno avere il giusto abbigliamento da trekking e portare con sé acqua e mascherine chirurgiche, che dovranno essere indossate durante il cammino.
Per prenotare, è necessario inviare un’email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure contattare Luca Mendicino (3471192418) o Caterina Cario (3293103816). In caso di condizioni meteo avverse, gli organizzatori si riservano di modificare il programma. 

COSENZA - Si conclude con un meritato encomio, dopo 46 anni di alto e responsabile servizio professionale, la carriera del Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi dell’ITI “A. Monaco” di Cosenza, Costantino Ponti.
Oltre a essere il tesoriere storico della UIL Scuola di Cosenza, di cui è anche segretario territoriale, va sottolineato il rilevante valore del lavoro svolto da Costantino Ponti per la scuola calabrese, in particolare negli ultimi tre lustri come DSGA di alcuni dei principali Istituti della provincia cosentina: dal 2004 al 2005, presso il Liceo Scientifico di Spezzano Albanese; dal 2005 al 2007, presso il Liceo Scientifico Valentini di Castrolibero; dal 2007 al 2015, presso il Vo Circolo di Via Negroni a Cosenza; dal 2015 allo scorso 31 agosto, presso l’ITIS Monaco di Cosenza.
Ponti, peraltro, è uno stimato professionista che gode di grande stima e fiducia da parte dei Revisori dei Conti della Ragioneria Territoriale dello Stato del MEF di Cosenza.
A conclusione delle sue attività professionali, il dirigente scolastico Giancarlo Florio, unitamente al collegio docenti dell’Istituto Monaco di Cosenza e a tutto il personale ATA, ha inteso esprimere un sentito ringraziamento a Costantino Ponti per quanto svolto con sensibile spirito di servizio e responsabile e qualificato lavoro.
«In questi anni di dirigenza scolastica - ha dichiarato Florio - ho avuto modo di conoscere la dedizione, l’impegno, la costanza e la tenacia con cui Ponti ha perseguito i suoi compiti, raggiungendo tutti gli obiettivi prefissati, per una crescita della scuola e per una migliore qualità dei servizi interni. La scuola calabrese gli rivolge un sentito ringraziamento per le tante opportunità date nell’attivazione di idee, progetti e strategie educative e didattiche, che hanno contribuito all’arricchimento e all’ampliamento dell’offerta formativa».
Ponti non verrà di certo dimenticato da quanti hanno avuto la fortuna e l’onore di lavorare con lui, sia per la sua alta professionalità e serietà, sia per aver contribuito alla crescita culturale e interiore di tutti i collaboratori scolastici alle sue dipendenze.

Molti calabresi ogni giorno si domandano perché il servizio di recapito della corrispondenza non è più quello di una volta. Le ragioni sono tante e cercheremo di riassumerle per dare una risposta a chi quotidianamente se la pone.
Premesso che il trascorrere dei tempi ed il calo della corrispondenza ha indotto Poste Italiane, per la sopravvivenza del settore, ad un mutamento strutturale della metodologia organizzativa del recapito, altri sono i fattori che ne stanno ostacolano la regolare attuazione.
La UILPOSTE Calabria da sempre afferma che un progetto buono se applicato male non può che dare un risultato disastroso. A questo punto ci tocca entrare nei meandri della struttura organizzativa per capire chi e perché rende questo sistema fragile. Il suo tallone di Achille non sta nella grande massa di lavoratori, che pur gettando in silenzio, ogni giorno, il cuore oltre l’ostacolo, spesso funge da capro espiatorio di fronte alla clientela, ma tra quanti anelano crearsi un loro piccolo spazio vitale dove sopravvivere grazie ad alcuni padrini. Quando un territorio viene diviso equamente ne beneficia non solo chi espleta il servizio, ma tutto il sistema ne trae vantaggio, sia in termini di funzionalità che di efficacia ed efficienza.
La UILPOSTE Calabria spesso tenta di scalfire con la forza della ragione questo apparato tentacolare fatto di miles gloriosus (attenti alla traduzione che a prima vista può ingannare) e servi sciocchi, ovvero coloro che aspirano all’ideale, ma non sono l’ideale, sono un po’ l’Alioscia dei Karamazov che destano simpatia ma anche diffidenza, collocati ad hoc, in alcuni punti nevralgici gestionali, incapaci del fare bene ma certamente utili perprodurre distonie.
La UILPOSTE Calabria tenta con la forza della legalità di imporre il rispetto di regole che troppo spesso vengono solo utilizzate come cassa di risonanza. Quando in terra di Calabria si tenta di bypassare con pindariche motivazioni le norme che regolano un’attività come quella della consegna della corrispondenza, non si agevola il protetto di turno, anzi, insieme a tanti altri lo si pone nella scomoda condizione di chi un giorno potrebbe trovare sul suo cammino, non il privilegio di un giorno, ma il rammarico di una vita, non avendo contribuito al funzionamento di un sistema che offre sostegno economico a sé stesso ed a tutta la comunità.
La UILPOSTE Calabria si batte anche per lui, come per tutti i cittadini calabresi che aspirano ad un servizio espletato secondo regole precise e non secondo gli umori di chi vuole ergersi a deus ex machina di un’attività che da sempre rappresenta il core business di Poste Italiane ma soprattutto il collante sociale che questa terra coltiva da sempre.
Il Segretario Regionale, Giuseppe Melito

“Sibari è uno dei luoghi a maggiore valenza identitaria della nostra regione. Un territorio di infinita ricchezza storica e culturale, capace di evocare i fasti di un glorioso passato, testimone e custode di cultura e civiltà millenaria”.
È partendo da queste considerazioni che Fortunato Amarelli, presidente di Confindustria Cosenza e Giovan Battista Perciaccante, presidente di Ance Calabria e Cosenza, rilanciano la proposta avanzata da più parti in riferimento alla candidatura a patrimonio Unesco di questo territorio che ha conosciuto l’opulenza ai tempi della Magna Graecia e che conserva ancora intatti: fascino, tratto storico e patrimonio.
«Il nostro auspicio - dichiarano i presidenti Amarelli e Perciaccante - è che il progetto di valorizzazione di uno dei luoghi simbolo della cultura magnogreca nel mondo possa andare in porto grazie all’importante sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali che potrà contare su tante alleanze da parte di stakeholders particolarmente significativi e motivati. La valenza culturale e storica di Sibari è certificata tanto da studiosi insigni che dai tanti estimatori diffusi nel mondo, purtroppo non si è riusciti nel tempo a valorizzarla per come avrebbe meritato. L’inclusione nel Patrimonio Unesco costituirebbe un risultato eccezionale soprattutto in termini di sviluppo turistico, crescita economica e conservazione del patrimonio. Studiosi della materia hanno dimostrato che la maggior parte dei siti del patrimonio Unesco sono diventati importanti mete turistiche e che il turismo culturale, che riconosce la necessità di un approccio integrato al turismo e alla conservazione dei beni culturali, si caratterizza per un approccio interdisciplinare e trasversale che ha necessità di essere pianificato e realizzato nell’interesse primario di tutelare i beni ed i siti protetti. Il nostro convincimento - proseguono il presidente di Confindustria Cosenza e di Ance Calabria e Cosenza - è che attraverso Sibari ed altri luoghi analogamente attrattivi, in Calabria si possano valorizzare e gestire i siti di interesse con una approccio innovativo e professionale che consentirà di proteggere, conservare ed interpretare il patrimonio culturale e paesaggistico, garantendo una partecipazione attiva delle comunità locali, fino ad ora troppo spesso lasciate ai margini dello sviluppo turistico.
Noi siamo pronti a fare la nostra parte - concludono Fortunato Amarelli e Giovan Battista Perciaccante - consapevoli che il percorso da intraprendere è complesso, ma esaltante, e che le potenzialità dei nostri territori meritino di essere dispiegate al meglio, per garantire un futuro alla Calabria ed ai tanti giovani che potrebbero trovare lavoro da simili opportunità».

(Nella foto: da sinistra i presidenti Amarelli e Perciaccante)

A Cellara, l'ultima domenica di agosto, si svolge la festa di San Sebastiano, Patrono del paese. Dopo la Santa Messa nella Chiesa del Santo, che si trova nella parte alta del centro storico, la sua statua viene portata in processione per le strade del paese. Da oltre tre secoli, si svolge questa processione, probabilmente a partire dalla terribile peste del 1656. In quel tempo, i Cellaresi, per debellare l'epidemia che imperversava, decisero di fare una processione con la statua del Santo, che, arrivata sotto il primo arco del paese, arrestò miracolosamente il flagello della peste. E,per questo motivo, i Cellaresi da allora, ogni anno, rinnovano il rito della processione di San Sebastiano.
A parte il giorno dedicato ai festeggiamenti, durante tutta la settimana precedente sono organizzati intrattenimenti e manifestazioni. L'ultimo venerdì di agosto si svolge la caratteristica e colorata sfilata delle "Pullicinelle". Sono degli enormi pupazzi costruiti con canne e carta velina, animati da un gruppo di persone. Queste grottesche figure attraversano le vie del paese con corse, movimenti rotatori, inchini, accompagnate dal suono dei "tummarini" (tamburi). Numerose sono le soste, caratterizzate dal consumo di vino offerto dai compaesani, che attendono sull'uscio delle loro case. Alla sera, arrivate in piazza San Sebastiano, antistante l'omonima Chiesa, le "Pullicinelle" vengono bruciate, mentre gli abitanti ballano e cantano.
Quest'anno, però, i festeggiamenti avranno delle restrizioni a cause delle misure sull'emergenza coronavirus.
Il nome Sebastiano deriva dal greco "sebastos", cioè "venerabile". San Sebastiano è considerato il terzo Patrono di Roma, dopo Pietro e Paolo.


Anche su Sebastiano, come per tanti santi dei tempi antichi, le informazioni sono pochissime. Egli nasce a Milano intorno alla seconda metà del 200 (forse nel 256) in una famiglia cristiana. Il padre è un funzionario romano della provincia di Narbona, colonia dell'Impero Romano nella Francia meridionale, la madre è milanese ed è a lei che il figlio deve l'educazione cristiana. Intorno al 270 si trasferisce a Roma; qui, ancora giovanissimo, intraprende la carriera militare e, nel giro di alcuni anni, diventa tribuno, cioè ufficiale della prima coorte (un'unità militare) della guardia imperiale.
Gli imperatori Massimiano e Diocleziano (siamo nel periodo della "diarchia", in cui i due si dividono il governo dell'Impero) ignorano che quel valente soldato, da loro amato e stimato, sia un cristiano. Lui, dal canto suo, proprio grazie alla sua funzione è in grado di aiutare i cristiani incarcerati per la loro fede e curare la sepoltura dei morti. Sono anni terribili per i cristiani e per chi li aiuta, ma Sebastiano riesce persino a convertire alcuni militari e nobili della corte.
Quando Diocleziano scopre la fede cristiana del suo ufficiale, lo condanna a morte. Il giovane viene spogliato, legato a un palo sul colle Palatino e trafitto da moltissime frecce. 

Credendolo morto i soldati lo abbandonano sul luogo del martirio, affinché il suo corpo venga sbranato dagli animali selvatici. Ma Sebastiano non è morto: se ne accorgono alcuni cristiani giunti sul Palatino per recuperare il corpo e dargli giusta sepoltura. Perciò lo portano via e lo affidano alle cure di una donna, Irene.
In breve tempo Sebastiano guarisce miracolosamente e, invece di fuggire come gli consigliano alcuni amici, decide di recarsi da Diocleziano per proclamare davanti a lui la sua fede.
Lo raggiunge proprio mentre l'imperatore sta presiedendo insieme a Massimiliano una funzione pagana e, davanti a tutti i presenti, rimprovera entrambi per le persecuzioni contro i cristiani.
Facile immaginare lo stupore di Diocleziano nel vedere ancora vivo il suo tribuno infedele, il quale, per di più, lo accusa pubblicamente. Ripresosi dalla sorpresa, l'imperatore condanna nuovamente a morte Sebastiano.
Il giovane dovrà essere flagellato e poi gettato nella Cloaca Massima, la grande fogna della città, per evitare che il suo corpo venga recuperato, come già accaduto dopo il primo martirio.
La sentenza viene eseguita il 20 gennaio dell'anno 288. La leggenda racconta che il martire sia apparso alla matrona Lucina per indicarle il luogo dove si era impigliato il suo corpo e per chiederle di seppellirlo nel cimitero "ad catacumbas", presso le catacombe sulla Via Appia. Quelle che oggi sono, appunto, le catacombe di San Sebastiano.
Giuseppe Pizzuti, docente  

Foto; pagina facebook Comune di Cellara

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