di Omar Falvo
In un mondo frenetico, pieno di cavilli burocratici, declinati nelle mille sfaccettature della burocrazia, di diritti spesso negati, non è facile per un cittadino decodificare le norme e soprattutto poter ottenere i diritti acquisiti. Un vero e proprio labirinto, non plasmato dal re Minosse, ovviamente; in questo caso la mitologia greca non c'entra, non troviamo il principe Teseo e il Minotauro: bensì una miriade di normative e decreti. In un labirinto 4.0 della legislazione italiana l'unico "filo di Arianna", per utilizzare una metafora della mitologia greca, è quello di rivolgersi a esperti e professionisti del settore. E' il caso dell'avvocato Antonello Calvelli, con strutture dislocate sul territorio regionale calabrese, Cosenza, Bisignano e Lamezia Terme. Lo studio legale Law Office Lamezia Terme, con un servizio Caf completo, e con i massimi esperti del settore tratteggia un ponte, metaforico ovviamente, o meglio un vero e proprio anello di congiunzione, tra un mare di norme e il cittadino. I sacrifici, gli anni di duro lavoro, i sogni, la meritata pensione, argomenti all'apparenza semplici da trattare, ma pregni di sfumature di strategica importanza per il cittadino. Abbiamo raggiunto, nei giorni scorsi, l'avvocato Antonello Calvelli per una chiacchierata, costruttiva, in questo mondo: quello delle norme, di un sistema di tutela e di diritti.
Un sistema di tutele rappresenta un baluardo, una trincea da difendere, per i diritti dei cittadini, esiste un metodo per poter navigare con serenità in un mare, o meglio nell'oceano di tante normative?
"È un'ottima metafora. L'oceano di normative è vasto, in continuo mutamento e pieno di correnti nascoste. Navigare da soli oggi è non solo stressante, ma quasi impossibile. Si rischia di perdere opportunità, di commettere errori o, peggio, di rinunciare a un proprio diritto per sfinimento. Il "metodo" per navigare con serenità, quindi, non è cercare di imparare a memoria ogni singola rotta – è irrealistico. Il metodo è sapere di potersi affidare a una guida esperta, a un navigatore che quell'oceano lo conosce a fondo. Il nostro ruolo è esattamente questo: essere la bussola e il timoniere. Noi filtriamo la complessità, traduciamo il "burocratese" in linguaggio comprensibile e indichiamo la rotta più sicura e veloce per far sì che il cittadino raggiunga il porto, cioè il riconoscimento del proprio diritto".
Il vostro progetto rappresenta un ponte tra le mille norme e il cittadino, qual è lo scopo principale dell'attività messa in campo con l'ausilio di esperti del settore?
"Ponte" è la parola perfetta, e lo scopo principale di questo ponte è molto concreto: trasformare un diritto astratto in un beneficio reale. Le leggi, da sole, sono solo testo su un foglio (o su uno schermo). Un cittadino può sapere di avere "diritto alla pensione" o "diritto a un sostegno", ma tra il saperlo e l'ottenerlo c'è di mezzo proprio quell'oceano di cui parlavamo. Lo scopo dei nostri esperti è costruire attivamente quel ponte, caso per caso. L'esperto analizza la situazione unica della persona, identifica l'esatto percorso normativo da seguire e si occupa di tutta la gestione tecnica della pratica. Lo scopo, quindi, non è solo informare, ma agire come partner operativo del cittadino, portandolo da una sponda (l'esigenza) all'altra (la soluzione)".
Da quali esperienze, o meglio esigenze, prende vita questo studio al servizio del cittadino?
"Questo progetto nasce dall'osservazione quotidiana di un bisogno reale e spesso frustrato. Nasce dalle storie che abbiamo incontrato: persone che hanno perso benefici economici per un cavillo burocratico; lavoratori che, dopo aver perso l'impiego, si sono trovati soli e confusi di fronte a sigle come NASPI; famiglie che non sapevano di aver diritto a supporti importanti. L'esigenza è quella di colmare un divario enorme tra lo Stato (che, con fatica, mette in campo sistemi di tutela) e il cittadino (che spesso non ha il tempo, le competenze o l'energia per accedervi). Il nostro studio nasce per essere l'anello mancante, quello strumento che permette all'individuo di avere la stessa forza e competenza della burocrazia con cui si deve confrontare".
Naspi, le poliedriche sfaccettature dei requisiti per una pensione, sfumature spesso non di facile decodificazione per un non addetto alla materia, i mille diritti nascosti, la vostra è una vera e propria missione?
"Assolutamente sì, ci piace vederla come una missione di giustizia sociale. Dietro termini tecnici come "requisiti contributivi", "calcolo retributivo" o "decadenza" non ci sono solo numeri: c'è la vita delle persone. C'è la sicurezza economica di chi ha perso il lavoro e ha bisogno della NASPI per la propria famiglia. C'è la dignità di una persona che, dopo 40 anni di lavoro, attende la pensione che si è guadagnato con sacrificio. La nostra missione è garantire che nessuno perda ciò che gli spetta per colpa della complessità. Decodificare quelle sfumature, trovare il "diritto nascosto", e assicurarsi che un requisito interpretato male non neghi un futuro sereno... questo non è solo un lavoro tecnico. È un dovere etico".