di Nicoletta Toselli

Oggi 30 gennaio 2020 prende il via il Master biennale di specializzazione in Criminologia e Scienze Forensi. Parte la nona edizione di un evento davvero unico per formazione e scelta accurata dei docenti.
Il prof. Sergio Caruso, psicologo, criminologo, Direttore Scientifico del Master, sentito telefonicamente, illustra i punti salienti di quello che sicuramente è un punto di riferimento per i professionisti del settore: «A nome di tutti i colleghi sono lieto che insieme alla Presidente, dottoressa Graziella Mazza, siamo riusciti a creare un polo di formazione per la nostra terra. La nostra soddisfazione più grande? La stima di tanti corsisti provenienti non solo dalla Calabria, ma anche da altre Regioni italiane. Per iscrizioni e informazioni è possibile, pertanto, inoltrare una mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o telefonare al numero di cellulare 389.4817204.
Sito web https://www.formazionepromethes.it/corsi/scienze-forensi//».
Il Master si svolgerà online e sarà un naturale proseguimento della laurea di base. Si formeranno professionisti che potranno operare nel proprio settore con competenze teorico-pratiche di livello superiore e verrà fornito un approfondimento della gestione del Marketing per entrare sul mondo del lavoro. Gli ambiti di sbocco sono davvero vasti: da chi opera nelle scuole, ai minori, nell' investigazione privata, centri antiviolenza e tutti coloro che si occupano di situazioni con disagio psico-sociale.

 

L'Epifania viene celebrata il 6 gennaio. Ricorda i Magi, che vennero da Oriente per salutare Gesù e portargli in dono oro, incenso e mirra. Un incontro che tutti i fedeli ricordano e festeggiano come solennità.
Il senso profondo di questa solennità sta proprio nell'incontro tra il Bambinello e questi uomini: è la manifestazione (questo il significato di "epifania" in greco) del Signore al Mondo, che a sua volta viene a rendergli omaggio (ciò che fanno i Magi, appunto).
Dei Magi abbiamo poche notizie, perché lo stesso "Vangelo" di Matteo (l'unico a parlarne) parla di loro in modo sintetico. 


L'evangelista dice che erano esperti di stelle, arrivavano dall'Oriente e a Gesù portarono i loro doni. Matteo non dice né quanti fossero, né i loro nomi.
Sappiamo che arrivarono a Gerusalemme guidati da una stella ("Dicevano: "Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo"), che Erode, re dei Giudei, tentò di usarli per trovare il Bambino ("Allora Erode li inviò a Betlemme, dicendo: Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo"), che i Magi trovarono il Bambino ("Si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra") e che, avvertiti in sogno di non tornare da Erode, fecero ritorno al loro Paese per un'altra strada...
Da questo momento i Magi spariscono dal "Vangelo". E' stata la tradizione cristiana a dirci, poi, che erano re, erano tre (forse in base al numero dei doni) e si chiamavano Melchiorre, Baldassarre e Gaspare. E le loro etnie diverse (uno bianco, uno arabo e uno nero) indicherebbero che la missione salvifica di Gesù è rivolta a tutti i continenti del mondo allora conosciuti.
Oggi l'Epifania, assieme al Natale, alla Pasqua, all'Ascensione e alla Pentecoste, è una delle solennità più importanti dell'anno liturgico ed è quindi istituita come festa di precetto.
Giuseppe Pizzuti, docente 

A Santo Stefano di Rogliano, il 26 dicembre, viene celebrata la Festa di Santo Stefano Protomartire, Patrono del paese. E' prevista solo la celebrazione della Santa Messa, senza festeggiamenti civili.
Quest'anno, inoltre, la celebrazione eucaristica si svolgerà anche nel rispetto delle misure imposte dalle regole per l'emergenza sanitaria.
Protomartire è l'appellativo di Santo Stefano e vuol dire che fu il primo ("proto") cristiano a dare la vita per testimoniare ("martire": testimone) la sua fede cristiana.
E' celebrato il 26 dicembre, il giorno dopo Natale, come gli altri "Comites Christi" (I Compagni di Cristo", in latino), gli altri primi martiri come San Giovanni Evangelista, l'apostolo prediletto di Gesù (27 dicembre) e i Santi Innocenti, i bambini fatti uccidere dal re Erode, nel tentativo di eliminare il Bambino Gesù (28 dicembre). 


Sulla sua vita sono gli "Atti degli Apostoli" (capitoli 6 e /) la fonte principale, ma le notizie sono poche; raccontano,infatti, gli ultimi giorni della sua vita.
Per cominciare, di Stefano non conosciamo né la data (forse il 5 d.C.) né il luogo di nascita. Probabilmente era un ebreo educato secondo la cultura greca.
Egli venne incaricato dagli Apostoli a diventare il primo di sette diaconi, che dovettero provvedere ai bisogni dei primi fedeli, soprattutto delle vedove e degli orfani delle prime comunità cristiane.
Mosso da una fede ardente, Stefano svolgeva il suo compito con amore e gentilezza, dedicandosi spesso e volentieri anche alla predicazione per convertire gli Ebrei che giungevano a Gerusalemme, dove lui viveva.
Per questo motivo, iniziò ad attirare l'inimicizia di chi non vedeva di buon occhio la diffusione della nuova religione.
Nel 36 d.C., quindi, fu accusato di blasfemia - il reato contro Dio e le cose sacre, gravissimo all'epoca - e fu condotto con false testimonianze davanti al Sinedrio, il supremo consiglio dei Giudei.
Durante il processo, Stefano parlò alla folla, predicando un'ultima volta le magnificenze del suo Dio, ma questo non fece che inferocire ancora di più la folla,la quale lo trascinò via e lo lapidò a furor di popolo. Alla lapidazione (anche se non partecipò all'esecuzione) assistette il giovane Saulo,il futuro apostolo Paolo, allora ancora feroce persecutore dei Cristiani.
Secondo la tradizione, Stefano accolse la sua morte con serenità,invocando il Signore di accogliere la sua anima.
E' il Patrono di 104 Comuni italiani e vi sono ben 14 Comuni che portano il suo nome.

Giuseppe Pizzuti, docente 

Molti di noi hanno cantato ogni anno da bambini "Tu scendi dalle stelle" e tornano a cantarla in questi giorni per le feste. Infatti sonoi versi diuna poesia che non è solamente una poesia, ma è anche una canzone, anzi una delle canzoni di Natale più amate e più commoventi.
Di canzoni natalizie ne esistono tante, tutte belle e ciascuno di noi ha la sua preferita. Ma "Tu scendi dalle stelle" merita un "elogio" particolare: è l'unica canzone di Natale composta da un Santo. A scriverne le parole e la musica fu infatti un grande Santo napoletano: Sant'Alfonso Maria de' Liguori (1696-1787), il più grande missionario della Chiesa italiana del Settecento, fondatore dei Padri Redentoristi, che fu un teologo così sapiente da essere proclamato "Dottore della Chiesa". 

Nonostante la sua vasta cultura, Sant'Alfonso Maria chiamava a raccolta i fedeli - soprattutto i più umili - e spiegava loro il "Vangelo" con parole semplicissime. Proprio per farsi capire da tutti predicava in napoletano, invece che in italiano.

La sua fama è legata anche a un centinaio di scritti religiosi, sia di taglio divulgativo, sia di approfondimento teologico e, soprattutto, alla composizione, nel 1754, della più celebre melodia natalizia della tradizione italiana, appunto "Tu scendi dalle stelle", derivata dalla sua composizione in napoletano "Quanno nascette Ninno", che significa "Quando nacque il Bambino".
"Tu scendi dalle stelle" è un inno a Gesù Bambino pieno di amore e tenerezza.
Da più di duecento anni è nel cuore di tutti noi proprio per la tenerezza che esprime: una tenerezza simile a quella che ognuno di noi prova quando, nella nostra famiglia o in una famiglia di amici, nasce un bambino o una bambina; e questa piccola creatura sembra davvero "scesa dalle stelle" per un miracolo.


Il Natale, la festa più attesa dell'anno, è ormai alle porte e "La notte santa" di Guido Gozzano è una delle poesie di Natale più amate. Molti di noi, da bambini, l'hanno studiata a memoria e la poesia è perfetta in questi giorni di festività natalizie proprio per riassaporare l'atmosfera che respiravamo quando eravamo più piccoli e per farla rivivere ai figli e ai nipoti.
Nei versi di Gozzano parlano tanti personaggi. Parla Giuseppe, giunto a Betlemme con Maria, che sta per mettere al mondo Gesù. Parla Maria, che alle osterie chiede un posto, perché non cela fa più a continuare il viaggio. Parlano gli osti, che si rifiutano di accogliere Maria e Giuseppe, dicendo che le camere sono tutte occupate perché quella notte si attende un grande evento e gli osti stessi non immaginano che i protagonisti dell'evento tanto atteso sono proprio l'uomo e la donna che hanno davanti e il bambino che lei porta in grembo. Alla fine, Maria e Giuseppe trovano rifugio in una stalla, dove, a mezzanotte, nasce Gesù. E allora gli angeli esultano in coro.
Anche se questa poesia è stata scritta nel 1914, cioè più di un secolo fa,le sue parole si leggono con chiarezza anche oggi. Gozzano,infatti, la volle scrivere in un italiano semplice, per farsi capire dal pubblico al quale era destinata: i bambini.
Gozzano, grande poeta del primo '900, che morì di tubercolosi a soli trentadue anni, nel 1916, era diventato famoso scrivendo poesie per un pubblico adulto: aveva ironizzato il linguaggio poetico della tradizione e aveva creato un tono lirico colloquiale e malinconico nello stesso tempo. Infatti, insieme a Sergio Corazzini fu considerato l'iniziatore del Crepuscolarismo (corrente letteraria sviluppatasi in Italia all'inizio del XX secolo).
Verso la fine della sua breve vita,volle scrivere delle poesie anche per i bambini e lo fece meravigliosamente con "Dolci rime", "Prima delusione", "Natale", "Pasqua", "Oroscopo", "La canzone di Piccolino", "La Befana". E, naturalmente, con la più famosa, che è proprio "La Notte Santa". 

L'8 dicembre, a Rogliano, si svolge la Festa dell'Immacolata Concezione, Patrona e Regina della cittadina. Infatti, quest'ultima è stata consacrata all'Immacolata Concezione.
La festività è preceduta dal Novenario, le cui funzioni si svolgono due volte al giorno: al mattino (ore 06:00) e alla sera (ore 18:00), sempre con un alto livello di partecipazione popolare.
Il giorno della Festa, Santa Messa e processione. Le cerimonie religiose si svolgono tutte all'interno della Chiesa Matrice di San Pietro (Duomo), in cui è custodita anche la statua dell'Immacolata Concezione con un altare in marmi policromi.
Quest'anno, però, le celebrazioni sono regolamentate a causa delle misure anti-contagio: infatti, anche al posto della tradizionale "focara" all'aperto è stato acceso un braciere simbolico. 

Immacolata Concezione vuol dire che la Vergine Maria, pur essendo stata concepita dai suoi genitori (S. Anna e S. Gioacchino) così come vengono concepite tutte le creature umane, non è mai stata toccata dal peccato originale fin dal primo momento del suo concepimento. Ma perché Maria di Nazareth è stata concepita immacolatamente? Perché avrebbe dovuto concepire il Verbo incarnato e quindi portare con sé, nel Suo Grembo, il Dio fattosi uomo. Non era possibile che Dio, somma perfezione e somma purezza, potesse ricevere la natura umana da una creatura toccata, sia pur brevemente, dal peccato e, quindi, in quanto tale, soggetta in qualche modo all'azione del Maligno.
Una prima testimonianza dell'Immacolatezza di Maria è nel Vangelo: Nell'Annunciazione il saluto dell'Angelo con l'appellativo "Piena di Grazia" fa capire che non si rivolge solo a una donna nello stato di Grazia, ma a qualcuno totalmente pieno della Vita di Dio.
La Festa fu istituita nel VII secolo, rilanciata dopo il Mille e meglio definita nel 1854 con la proclamazione di Papa Pio IX che rese dogma di fede la concezione immacolata della Madonna.
E' Patrona anche di Taranto, Spagna, Stati Uniti, Zaire ecc.
Immacolata è uno dei più frequenti nomi ispirati alla Vergine. E' tipico del Sud. Nel XX secolo è appartenuto a 60 mila italiane, senza contare le Maria Immacolata. Nel XXI secolo è ancora ai primi posti, specialmente in alcune città meridionali. 

Giuseppe Pizzuti, docente 

In questa piovosa e grigia domenica d'Avvento, mentre ci apprestiamo a festeggiare un Natale diverso, è bello rileggere questa lettera che il grande scienziato Albert Einstein scrisse a sua figlia:

"Quando proposi la teoria della relatività, pochissimi mi capirono,
e anche quello che rivelerò a te ora,
perché tu lo trasmetta all’umanità,
si scontrerà con l’incomprensione e i pregiudizi del mondo.
Comunque ti chiedo che tu lo custodisca per
tutto il tempo necessario, anni, decenni,
fino a quando la società sarà progredita abbastanza
per accettare quel che ti spiego qui di seguito.
Vi è una forza estremamente potente per la quale
la Scienza finora non ha trovato una spiegazione formale.
È una forza che comprende e gestisce tutte le altre,
ed è anche dietro qualsiasi fenomeno
che opera nell’universo e che non è stato ancora individuato da noi.
Questa forza universale è l’Amore.
Quando gli scienziati erano alla ricerca di una teoria unificata dell’universo,
dimenticarono la più invisibile
e potente delle forze.
L’amore è Luce, visto che illumina chi lo dà e chi lo riceve.
L’amore è Gravità, perché fa in modo
che alcune persone si sentano attratte da altre.
L’amore è Potenza, perché moltiplica
il meglio che è in noi, e permette che l’umanità
non si estingua nel suo cieco egoismo.
L’amore svela e rivela. Per amore si vive e si muore.
Questa forza spiega il tutto e
dà un senso maiuscolo alla vita.
Questa è la variabile che abbiamo ignorato per troppo tempo,
forse perché l’amore ci fa paura,
visto che è l’unica energia dell’universo che l’uomo
non ha imparato a manovrare a suo piacimento.
Per dare visibilità all’amore, ho fatto una semplice
sostituzione nella mia più celebre equazione.
Se invece di E = mc2 accettiamo che l’energia per guarire il mondo
può essere ottenuta attraverso
l’amore moltiplicato per la velocità della luce al quadrato,
giungeremo alla conclusione che l’amore è
la forza più potente che esista, perché non ha limiti.
Dopo il fallimento dell’umanità nell’uso e il controllo
delle altre forze dell’universo,
che si sono rivolte contro di noi, è arrivato il momento
di nutrirci di un altro tipo di energia.
Se vogliamo che la nostra specie sopravviva,
se vogliamo trovare un significato alla vita,
se vogliamo salvare il mondo e ogni essere senziente che lo abita,
l’amore è l’unica e l’ultima risposta.
Forse non siamo ancora pronti per fabbricare una bomba d’amore,
un artefatto abbastanza potente da distruggere tutto l’odio,
l’egoismo e l’avidità che affliggono il pianeta.
Tuttavia, ogni individuo porta in sé un piccolo ma potente generatore d’amore la cui energia aspetta solo di essere rilasciata.
Quando impareremo a dare e ricevere questa energia universale, Lieserl cara,
vedremo come l’amore vince tutto,
trascende tutto e può tutto, perché l’amore è la quintessenza della vita.
Sono profondamente dispiaciuto di non averti potuto esprimere
ciò che contiene il mio cuore,
che per tutta la mia vita ha battuto silenziosamente per te.
Forse è troppo tardi per chiedere scusa, ma siccome il tempo è relativo,
ho bisogno di dirti che ti amo e che grazie a te sono arrivato all’ultima risposta.
Tuo padre Albert Einstein".

Anna Maria Stefanini, insegnante

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