(Da "Monachesimo illuminato" di Francesco Vetere, docente di Discipline umanistiche)

 

La scelta della narrazione in prosa della vita e delle opere del Santo calabrese è motivata da meritato encomio e dalla vasta eco di universale popolarità .
Un'intesa biografia trova percettibile e incisivo riscontro nel percorso esistenziale del Santo di Paola quale tributo di riconosciuta santità, scaturita dal suo lascito sapienziale per esaltare un messaggio pregno di umiltà, generato dalla sua parca vita ma così fortemente penetrante nel sostrato storico e culturale dell'epoca.
I suoi ideali si innestano intensamente nelle cause di una periodica crisi della società del tempo, malata e bisognevole di illuminati riferimenti che trovano nel Patrono di terra di Calabria un santo alfiere. L'anima di Francesco viene plasmata dalle sacre Parole evangeliche in simbiotica condivisione con un ascetico eremitaggio e con amorevole e generoso slancio verso l'umanità sofferente ed emaginata dalla società opulenta.
Francesco irradia l'epoca in cui vive di rinnovata linfa vitale, inserendosi nella storia epocale che lo vede protagonista e osservatore di una triste realtà senza utopistiche illusioni, per cui l'uomo comune acquista contezza di sé dopo riscoperta della Fede, predicata dal santo Frate.
Valori etici, pervasi di sentita filantropia connotano il suo spirito rivolto verso l'Amore e la Carità, a testimonianza della parola di Cristo, la sola parola che può dispensare solidarietà e pace all'Umanita' tutta. Un naturale viatico esistenziale è l'amore universale, ma che spesso non è dispensato con altruistico spirito, per come invece elargisce l'umile Frate di Paola in nome della cristiana Carità, supportata da forte impegno sociale.


L'ingiustizia, quale cancro di una società sofferente e disumana crea una deprecabile forma di disparità che allontana il senso di solidarietà e di riscatto della dignità degli oppressi senza distinzione di casta. A difensore di quest'ultimi si pone l'umile Asceta, che travalicando i rigidi schemi di una vuota erudizione e di un freddo realismo epocale, si carica di una mistica missione per contrapporsi allo sfarzo delle corti medievali e all'opulenza delle curie papali.
L' Uomo proveniente dalla povera Terra calabra si compenetra nel presente, vivendone le tristi difficoltà insieme a quell'umanità bisognosa di sana giustizia e solidale supporto morale onde costruire la sua Storia in un contesto di difficile sopravvivenza. Gioia e Speranza diventano messaggi di alta valenza cristiana, affinché il male non possa prevalere sul bene, e la morte sia un premio per una vita beata e non terribile pena per una scellerata condotta.
È proprio in questa missione che coniuga il senso mistico della preghiera con una visione universale del mondo laico, a cui non appartiene ma ad esso rivolge comunque un vivido sguardo verso nuovo approccio con una realtà proiettata a laicizzarsi come riflesso di una metamorfosi politica che investe l'Europa, martoriata da sociale fermento.
Come Machiavelli indica ai regnanti la via maestra per un buon governo, così il Pio eremita paolano indica a costoro un retto agire, pervaso di sentita bontà e generosa carità senza sentirsi reo di passiva sudditanza. Tale messaggio di vita travalica i confini nazionali, trasvolando in terra straniera ove la sua taumaturgica fama trova meritata esaltazione mercé anche un'ascetica esistenza che sarà da esempio in ogni strato sociale.
Senza coercizione alcuna ma per rispettosa obbedienza gerarchica trasmigra nella reale Francia per coniugare la parola di Dio con un instancabile operato, senza abbandonare la semplicità e l'umiltà che connotano lo spirito di povero frate,tutto proteso a lenire le altrui sofferenze.
Trascinando la sua tarda età ma fertile di etica saggezza, diviene onorato consigliere di quei regnanti di cristiana Fede pur in una difficile epoca segnata da discordie politiche che marciscono nell'immorale condotta di quel tempo, dove temperanza e solidarietà non trovano posto nelle coscienze.
Retaggio della sua calabra Terra è una ferrea volontà con obiettiva visione esistenziale, quale esperienza vissuta nei natii luoghi con la forza del cuore, innervata da mistica mente e dal fervore delle preghiere. Da piccolo frate percorre il suo cammino non alla ricerca dello sfarzo cortigiano ma lavorando sulle coscienze per rimuovere l'empietà con cui si prevarica l'altrui dignità.


La sua austerità è un esempio di mistica e ascetica visione di vita, tramandata a coloro che, affascinati di diventare umili servitori non di se stessi ma dell'umanità sofferente, si uniscono povera confraternita per fondare un Ordine, il cui imprimatur è sancito da sacri sigilli pontificali. Il suo gregge monastico spazia in sterminate terre, proprio dove vi è più bisogno di infondere la parola di Cristo per generare in ognuno il senso del Bene, fugando quello del male.
Solitudine e contemplazione sono simboli di una vita ascetica che i neofiti del Santo abbracciano senza ritorno di pensiero, per perseguire gli alti ideali del vivifico percorso, tracciato dal Frate di Paola. Austera e rigida regola rafferma la fraterna convivenza monastica, ai cui membri Francesco darà nome di Minimi, per identificarli come coloro che si prostrano per terra per giustificare il loro infimo grado nella scala della società.

 

 

“Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale della società”.
(Rita Levi Montalcini)

Oggi 8 Marzo ricorre la Giornata Internazionale Dei diritti della Donna meglio conosciuta come “Festa delle donne”. Tale accezione comune, in realtà, risulta essere impropria: questa giornata, infatti, è dedicata al ricordo e alla riflessione sulle conquiste politiche, sociali, economiche del genere femminile e a tutto ciò che le donne hanno dovuto affrontare affinché la loro voce venisse ascoltata. L’8 Marzo era, quindi, una giornata di lotta, specialmente nell’ambito delle associazioni femministe: il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli.
Le sue origini sono molto controverse. Alcune fonti la fanno risalire a una tragedia accaduta nel 1908, che vede come protagoniste le operaie dell’industria tessile Cotton di New York rimaste uccise da un incendio. Si tratta, in realtà, di una leggenda, un adattamento ad un episodio realmente accaduto, ma con tempi e modalità differenti. Altre fonti citano la violenta repressione poliziesca di una presunta manifestazione sindacale di operaie tessili tenutasi a New York nel 1857. La sua nascita ebbe, in realtà, una genesi molto più “ordinaria” legata al clima politico di inizio ‘900, quando la popolazione femminile iniziò a manifestare per reclamare maggiori diritti, in primis il diritto al voto.
Negli Stati Uniti la prima Giornata della Donna si ebbe il 23 Febbraio 1909, in seguito alla Conferenza del Partito Socialista, ribattezzata “Woman’s day”, tenutasi a Chicago nell’anno precedente, nella quale venne trattato lo sfruttamento dei datori di lavoro nei confronti delle operaie, le discriminazioni sessuali, la rivendicazione del voto alle donne. Su tale scia negli anni successivi venne istituita a Copenaghen la Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste, nella quale fu proposto di istituire a livello mondiale, una giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne. Per vari anni la Giornata della Donna fu celebrata in giorni diversi nei vari Paesi del mondo, mentre l’8 Marzo divenne la data più diffusa in seguito alla decisione presa nella Seconda Conferenza Internazionale, tenutasi a Mosca nel 1921, nella quale venne istituita La “Giornata Internazionale dell’Operaia”. Tale data fu adottata in merito a ciò che successe l’8 Marzo 1917 a San Pietroburgo, quando molte donne manifestarono al fine di ottenere “il pane e la pace”. In Italia la “Giornata Internazionale della donna” fu tenuta, per la prima, volta nel 1922, per iniziativa del Partito Comunista Italiano, che la celebrò il 12 Marzo, prima domenica successiva al fatidico 8 Marzo. Nel settembre del 1944, si creò a Roma l’Unione Donne Italiane (UDI). Fu proprio quest’ultimo a decidere di celebrare il successivo 8 Marzo del 1945, nelle zone dell’Italia liberate dal fascismo “La giornata della donna”. Solo nel 1946 fu introdotta la mimosa, quale simbolo di questa giornata. Furono tre ex combattenti, iscritte all’UDI, Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei a scegliere i fiori di mimosa come simbolo per “la Giornata Internazionale della donna di lotta e di festa”, questa la definizione originale. La mimosa fu scelta non per un significato simbolico particolare, ma perché è un fiore che sboccia presto, alla fine dell’inverno, proprio in questo momento dell’anno. Si disse: “Noi giovani donne (…) abbiamo pensato che le mimose in questo periodo sono abbondanti e disponibili a quasi costo zero…”. Simbolo di forza, femminilità, libertà e autonomia, con i suoi fiori giallo oro rappresenta la potenza e lo splendore, e, nonostante la sua fragilità apparente è capace di crescere anche su terreni più difficili: perfetto per rappresentare la figura della donna! In Italia si dovrà arrivare agli anni ’70 per vedere la nascita di un vero e proprio movimento femminista. Così, l’8 Marzo 1972 in Piazza Campo de’ Fiori a Roma si tenne la Giornata della Donna. Intorno alla piazza manifestarono poche decine di donne per la rivendicazione dei loro diritti: dal divorzio alla contraccezione fino alla liberazione omosessuale. L’ONU proclamò il 1975 “Anno Internazionale delle Donne”, e l’8 Marzo di quell’anno i movimenti femministi di tutto il mondo manifestarono per ricordare l’importanza dell’uguaglianza dei diritti tra uomini e donne.

 

 

L’Ordinamento giuridico italiano prevede diverse disposizioni legislative al fine di garantire la tutela della Donna e della sua condizione sociale. Già i Padri Costituenti, nel 1948, consacrarono tra i Principi fondamentali della Carta Costituzionale “l’eguaglianza tra i sessi” (art. 3 Cost.). Il legislatore ordinario, in seguito alla Riforma del Diritto di famiglia nel 1975, abolì la figura del capofamiglia e dispose la parità dei diritti e doveri tra uomo e donna. Molte norme di diritto del lavoro novellarono quelle già in vigore al fine di evitare ogni forma di disparità di trattamento, anche se queste ultime, sostanzialmente, non sono proprio effettive. Basta pensare che l’ art. 37 della Costituzione sancisce che “ la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore” e nell’art. 51 si evince che ” tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza …” , e, ancora ,al giorno d’oggi permangono disuguaglianze in ambito lavorativo, politico, sociale ed economico che devono essere pienamente superate. A prescindere dall’aspetto legislativo, oggi si può veramente parlare di “parità di genere”? Nonostante si cerchi di sensibilizzare l’opinione pubblica su problemi di varia natura che riguardano il sesso femminile, quante donne, ancora oggi subiscono violenze fisiche e psichiche nei vari contesti: familiari, sociali, lavorativi? Quante donne vittime di femminicidio, numero esorbitante se si pensa al periodo del lockdown stabilito dal governo nello scorso anno per far fronte all’emergenza da covid-19. Quante donne vittime di stalking, di mobbing e oggi, anche, di violenza online. Quante donne che con capacità di resilienza continuano ancora a lottare per sfuggire al loro carnefice e quante di esse subiscono in silenzio. Uno sguardo va rivolto non solo alle donne della porta accanto, ma anche a quelle che vivono in Paesi con culture e tradizioni profondamente diverse da quelle occidentali. Esse sono vittime di torture che agli occhi di una società moderna appaiono inspiegabili. Basta ricordare quelle giovani donne sottoposte a pratiche come la mutilazione genitale, alle spose bambine, le quali vengono private dal loro diritto all’infanzia, tutte quelle donne che si attivano ogni giorno al fine di difendere i diritti umani e vengono recluse, sottoposte a ogni forma di abuso e alle più cruente torture, a tutte coloro private della loro libertà perché sottoposte ai loschi traffici internazionali.
L’8 Marzo, riconosciuto nel 1977 dall’Assemblea delle Nazioni Unite quale “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la Pace Internazionale”, diviene, così, un’occasione per festeggiare le battaglie vinte e ricordare quelle ancora da combattere.

 

 

Nell'ambito delle attività di PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l'Orientamento, ex Alternanza Scuola-Lavoro), l'Istituto di Istruzione Superiore "Marconi-Guarasci" sta partecipando al Progetto del quotidiano nazionale "Repubblica@Scuola" con un'ottima performance.

Questo Progetto del quotidiano "la Repubblica" offre agli studenti partecipanti la possibilità di conoscere il funzionamento della redazione di un gruppo editoriale e sperimentare l'esperienza professionale di un giornalista.

Gli studenti sono guidati alla conoscenza più ampia possibile dell'organizzazione del giornale cartaceo e online e delle diverse professionalità coinvolte, con particolare attenzione alle figure emergenti e con maggiori opportunità occupazionali in futuro. Viene data agli studenti, inoltre, la possibilità di sperimentare le diverse forme di giornalismo legate ai nuovi media. Il tutto attraverso tutorial video, materiali di approfondimento e videoconferenze. 

 

 

Nell'ambito del Progetto è anche prevista la pubblicazione dei migliori elaborati degli studenti.

Le classi partecipanti sono le Quarte Sezioni A e B del Liceo Scientifico di Rogliano. Il tutor interno della Scuola è la prof.ssa Cinzia Colacino.

Attualmente, nella classifica generale del mese di febbraio, l'I:I.S. "Marconi-Guarasci" occupa il primo posto tra le Scuole Superiori con un punteggio di 4662.5, seguito dall'I.I.S. "Volta-De Gemmis" di Bitonto (Bari) con punti 3612.5 e dall'I.I.S. "Parmenide" di Salerno con punti 2533.
Nella classifica generale degli studenti che scrivono di più, tra i primi 50 di 2647 studenti, sono presenti 10 alunni del nostro Istituto. 

 Un dato oggettivo che evidenzia la "bontà" della nostra offerta formativa in un contesto periferico, senza aver nulla da invidiare alle altre scuole calabresi e non, perché i nostri risultati lo testimoniano.

Giuseppe Pizzuti, docente 

 

 

 

 

Mercoledì 17 febbraio sarà il Mercoledì delle Ceneri, giorno d'inizio del Tempo di Quaresima che ci porterà alla Pasqua, la quale, quest'anno, sarà festeggiata domenica 4 aprile. Per i fedeli inizia un periodo dell'anno ricco di significato, "caratteristiche" liturgiche e simboli, dei quali il "primo" è, appunto, quello della cenere, cui è dedicato il rito di mercoledì 17 febbraio.


Nel primo giorno di Quaresima, il sacerdote "impone" le ceneri sul capo o sulla fronte dei fedeli: simboleggiano la polvere che diventeremo e, dunque, sono un invito alla conversione. Un tempo si usava la formula "Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai", ispirata alla parola di Dio nel cacciare Adamo ed Eva dal giardino dell'Eden; l'espressione"cospargersi il capo di cenere" significa chiedere perdono, che è la strada per prepararsi alla Pasqua. Oggi prevale l'esortazione "Convertiti e credi al Vangelo". Le ceneri si ottengono bruciando i rami di olivo o palma benedetti l'anno prima.

Quaresima è una parola che deriva dal latino "quadragesima dies" e significa "quarantesimo giorno" prima della Pasqua. Il numero 40 è simbolico ed è legato alla penitenza: 40 sono i giorni del digiuno di Gesù nel deserto (che vince le tentazioni di Satana), 40 quelli del Diluvio, 40 quelli di Mosè sul Sinai e poi ci sono i 40 anni del popolo d'Israele nel deserto.
In realtà la Quaresima è durata 40 giorni solo nei primi secoli della Chiesa. Poiché nelle domeniche non era prevista la penitenza, papa Gregorio Magno ovvero il Grande (540 circa-604) la allungò di quattro giorni per "far tornare il conto".La fece partire,dunque, dal mercoledì precedente la prima domenica di Quaresima (il Mercoledì delle Ceneri, appunto). Considerato, però, che tra Quaresima e Pasqua c'era anche il periodo del Triduo Pasquale (che inizia dal Giovedì Santo, include il Venerdì Santo e Sabato Santo, e termina a Pasqua), i giorni diventavano 46. La durata attuale di 44 giorni, dunque, si è ottenuta stabilendola fine della Quaresima con la messa vespertina in Coena Domini (Cena del Signore) del Giovedì Santo.
I fedeli sono chiamati a un periodo di penitenza, che consiste nel digiuno il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo, nell'astinenza dalle carni al venerdì, nella preghiera più assidua e, oggi in particolare, nella carità. Lo ha sottolineato anche papa Francesco qualche tempo fa, citando Gesù: "Misericordia io voglio, non sacrifici".

Giuseppe Pizzuti, docente

 

 

 

 

 

 

di Giuseppe Pizzuti*

Ad Aiello Calabro, il 5 febbraio, viene celebrata la Festa di San Geniale "e Vutu", Patrono del paese.
È dal 1783 che ricorrono i festeggiamenti in onore del Santo, che protesse gli abitanti del paese dal devastante terremoto (uno dei più terribili che colpirono la Calabria) di quell'anno. "E vutu" significa, infatti, "per voto" e da allora iniziò la tradizione del culto del Santo per lo scampato pericolo, in segno di ringraziamento, di protezione, di devozione. Il giorno della Festa, dopo la celebrazione della Santa Messa, la statua del Santo viene portata per le vie del paese in processione.
Quest'anno, però, sono regolamentate a causa delle misure anti-contagio. 

San Geniale, sebbene non incluso nel martirologio cristiano, è un martire del III secolo, che, sotto l'imperatore romano Diocleziano, diede la vita per affermare i valori della sua giovane fede. Le sue reliquie (una cassetta con le ossa e un'ampolla di sangue), conservate nelle catacombe di San Lorenzo a Roma, arrivarono ad Aiello il 16 luglio 1667, grazie al cardinale Calderano Cybo che, nel 1656, le ottenne da Papa Alessandro VII e furono custodite nel monastero degli Osservanti. Il cardinale Cybo era nipote del primo marchese di Aiello e gli Aiellesi avevano chiesto insistentemente al marchese di avere in paese le reliquie di un Martire.
San Geniale viene festeggiato anche la prima domenica di maggio. Si tratta sicuramente dell'appuntamento più atteso dell'anno con festeggiamenti sia religiosi che civili. In questa occasione, dopo la celebrazione della Santa Messa, si svolge la tradizionale processione. Ma vi sono anche altri due momenti importanti della giornata: il lancio di palloni aerostatici in onore del Santo e l'antico "gioco du casu" ("gioco del formaggio"). Un divertimento popolare, che consiste nel compiere un percorso prestabilito, lanciando per le vie del paese alcune forme di formaggio con l'aiuto di una corda. Vince chi compie il percorso con il minor numero di lanci. Naturalmente, non mancano i fuochi d'artificio e le rappresentazioni di piazza. Si svolge, infine, anche una fiera.

*Docente 

 

di Giuseppe Pizzuti*

La Candelora, il 2 febbraio, è una festa molto importante del calendario liturgico. Ma non essendo di precetto non è popolare come altre e molti fedeli ne conoscono più il nome, associato a proverbi di carattere meteorologico, più che i contenuti. Eppure la festa ricorda la Presentazione di Gesù Bambino al Tempio e la Purificazione di Maria.
La legge giudaica, codificata da Mosè, obbligava tutte le donne dopo il parto ad astenersi per 40 giorni dal toccare cose sacre. Inoltre esse dovevano purificarsi al Tempio con l'offerta di un sacrificio. Non è tutto. Era infine obbligatorio "riscattare" con un piccolo dono (ad esempio due tortore) il primogenito maschio concesso dal Signore. Al Tempio, il Bambino e i genitori trovano il vecchio Simeone, uomo giusto e poi, il quale aspettava da tempo immemorabile quell'incontro per morire in pace, ma prima profetizza alla Madonna che una spada le trafiggerà il cuore (è l'immagine dell'Addolorata). 


Ma questo giorno di festa ci è naturalmente più noto con il suo nome corrente. È il giorno della Candelora che, collocato a metà inverno è considerato fondamentale per sapere che tempo farà nella seconda parte della stagione fredda, secondo diversi proverbi (non sempre d'accordo tra loro), a partire da "Per la santa Candelora/o che nevichi o che plora/dell'inverno siamo fuora;/ se l'e' sole o solicello/siamo ancora a mezzo inverno".
La Candelora, però, è una festa importante fin dall'antichità, celebrata prima nel Cristianesimo d'Oriente e poi anche in Occidente, che in origine si è sovrapposta ad altre tradizioni dell'antica Roma e del mondo celtico.
È una festa con due parole chiave: luce e purezza. Il nome Candelora infatti, allude alle candele "protagoniste" della messa. 


La candela è un oggetto di valore mistico e religioso: la fiamma è segno di eterna speranza, la luce lo è di vita, bellezza e sviluppo. La candela spenta è emblema della parola di Dio concepita nella purezza. Troviamo le candele sull'altare, nelle processioni e poi il grande cero pasquale e le candele (oggi anche elettriche) nelle cappelle, da accendere come una sorta di prolungamento della preghiera.

* Docente 

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