È stato costituito a Rogliano (Cs) il Comitato civico spontaneo “Over 70 indignati” in opposizione alle modalità seguite dal commissario della Sanità calabrese, Guido Longo, e dal suo ufficio per l’avvio della campagna vaccinale agli ultrasettantenni, che costringe gli anziani a lunghe trasferte per sottoporsi alle inoculazioni anti Covid. Tali modalità non tengono conto dei centri vaccinali territoriali, che, già collaudati con le vaccinazioni agli “Over 80”, potrebbero ben garantire in loco le operazioni di immunizzazione. Tutt’al più, richiederebbero spostamenti di limitata distanza ed eviterebbero disagi a persone anziane, soprattutto a quelle che si trovano in precarie condizioni di salute.

Accade che le prenotazioni vengono dirottate verso centri vaccinali distanti ben 100-170 chilometri dalle residenze degli interessati, pur in presenza di efficienti centri vaccinali locali. Pensionati di Rogliano sono stati destinati a Praia a Mare, altri di Celico a Scilla, altri di Cosenza a Paola o addirittura a Vibo Valentia, con l’assurdo che i prenotati di Praia debbano raggiungere Rogliano e viceversa negli altri casi presi a verificato campione (con percorrenze che variano da un’ora a un’ora e mezza d’auto). In questa situazione, sono molti gli anziani che rifiutano la vaccinazione, a fronte di un sistema così insensato.

Le autorità sanitarie motivano tale scellerata scelta con gli algoritmi del sistema adottato, ma – come sottolinea il Comitato civico -, in tutta evidenza, si tratta di una incapacità di gestione che si affida agli algoritmi per deresponsabilizzarsi. Questo sistema incoraggia le resistenze alle vaccinazioni.

Ci sono anziani che non solo si trovano in precarie condizioni, ma che anche non hanno automezzo proprio o non dispongono di risorse sufficienti per il noleggio di un taxi. Per di più, in massima parte, non esistono servizi di trasporto pubblico diretto.

Al Comitato hanno aderito il Movimento Savuto Unito, il Centro culturale “Rostema”, numerosi medici, intellettuali e professionisti, cittadini d’ogni età e di diverse zone della Calabria. “E’ auspicabile – si legge a conclusione della nota – che l’Ufficio del commissario riveda, in tutta urgenza, le modalità della campagna di vaccinazione, tenendo conto dei centri vaccinali locali, regolarmente attrezzati dai Comuni e sui quali sono state investite considerevoli risorse comunali”.           

 

 

di Giuseppe Pizzuti

La Pasqua è il momento culminante della Settimana Santa (che ripercorre la Passione, la Morte e la Resurrezione di Gesù) e dell'anno liturgico, dimostrazione massima della divinità di Gesù e festività principale del Cristianesimo. Il Figlio di Dio, morendo, libera gli uomini dal peccato originale e, risorgendo, mostra il destino di tutti: la resurrezione nel giorno finale. In origine rievocava la liberazione degli Ebrei dalla schiavitù in Egitto grazie a Mosè con il miracoloso attraversamento del Mar Rosso.
Il nome è ebraico ("pesach") e vuol dire "passare oltre". Ricorda il passaggio dell'angelo che segnò col sangue d'agnello le case d'Israele perché i figli primogeniti fossero salvati, mentre Dio colpì i figli degli Egiziani, che tenevano in schiavitù gli Ebrei.

È una festa "mobile" (ciò avviene dal IV secolo) e cade la domenica dopo il primo plenilunio dell'equinozio di primavera. E, a stabilire ciò, fu il Concilio di Trento, che si svolse nel 325. Si dice Pasqua "bassa" quando cade tra 22 marzo e 2 aprile, "media" tra 3 e 13 aprile, "alta" tra 14 e 25 aprile. 

La Pasqua di resurrezione cristiana è l'evento centrale della narrazione dei Vangeli e degli altri testi del Nuovo Testamento: il terzo giorno dopo la sua morte in croce Gesù risorge lasciando il sepolcro vuoto e apparendo inizialmente ad alcune discepole, per poi presentarsi anche agli Apostoli e ad altri discepoli. Tutti gli Evangelisti (Matteo, Marco, Luca e Giovanni) raccontano l'episodio del sepolcro vuoto. I Vangeli proseguono raccontando gli incontri dei discepoli con Gesù risorto nei quaranta giorni successivi alla Resurrezione per poi culminare con l'Ascensione al cielo in attesa della Seconda venuta. 

La parola "Triduo" pasquale viene dal latino "tres dies": tre giorni. In realtà ne copre quattro: dalla celebrazione vespertina del Giovedì Santo (fine della Quaresima) a quella della domenica.
All'epoca di Gesù il giorno non partiva dalla mezzanotte, ma dalla sera prima. Sono comunque 72 ore. 

 

QUALCHE CURIOSITÀ DELLA FESTIVITÀ

Da dove nasce la tradizione dell'uovo di Pasqua? L'uovo ha avuto sempre valori simbolici legati alla fertilità. La forma simile a una pietra ricorda il sepolcro di Cristo e la vita che ne fuoriesce e viene accostata alla Resurrezione. Uova vere venivano dipinte (specie di rosso,in ricordo della Passione), uova di metalli preziosi erano oggetto di regali tra i ricchi. L'uovo di cioccolato è una "invenzione" dei primi dell'Ottocento, quando si iniziò a fabbricare anche cioccolata solida (prima era solo liquida),nelle forme più varie. In origine le uova di cioccolato erano piene, come un sasso.
Karl Fabergé (1846-1920), famoso orafo russo, inventò la tradizione della sorpreso nell'uovo di Pasqua. Su commissione dello zar, nel 1883 confezionò per la zarina Maria un grande uovo di platino smaltato, che conteneva un altro uovo in oro, contenente a sua volta, a sorpresa, una corona imperiale e un pulcino dorato.

Perché nel menù pasquale ci sono agnello e colomba?
Fin dalle antiche scritture e poi dal Vangelo, l'agnello è il simbolo di Cristo. La tradizione della colomba risale ad alcune aziende lombarde che, meno di 100 anni fa, crearono un dolce su misura per la festa, scegliendo un altro simbolo cristiano.

Infine, i nomi personali, che hanno origine dalla festività, sono medievali: da un lato Pasqua, con i diminutivi Pasquina e Pasquino, dall'altro Pasquale col femminile Pasqualina.  

 

Nelle foto, alcuni momenti della "Passione e Resurrezione di Cristo" a Rogliano 

  

 

Interpretazione allegorica a cura di F.VETERE

Uguaglianza e Giustizia, quali principi etici amalgamati come simboli di equilibrio umano proiettati verso il bene, si conformano nel periodo astronomico segnato dalle fasi equinoziali, in cui "aequa lux in aequa nocte " connota la stagione della Rinascita primaverile e del crepuscolo invernale. 

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di Gianfranco Bonofiglio

Ogni anno il 21 marzo, primo giorno di primavera, l'Associazione Libera celebra la “Giornata della memoria e dell'impegno” in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. E nell'occasione di questa giornata è giusto ricordare la storia dei tanti giornalisti che per amore della verità vennero uccisi dalle mafie.
La storia di coloro i quali, credendo fermamente nel ruolo del giornalismo nella lotta alla criminalità, nella lotta alle mafie, hanno immolato la propria vita. Nove i giornalisti caduti sotto il piombo della mafia. Nove storie diverse ma accomunate da un comune tragico destino e dalla comune esigenza di verità.
Dal primo omicidio che risale al lontano 5 maggio 1960 di Cosimo Cristina, collaboratore con "L'Ora" di Palermo all'omicidio di Beppe Alfano, corrispondente del quotidiano di Catania"La Sicilia" avvenuto l'8 maggio 1993.
Il cadavere di Cosimo Cristina venne trovato in una galleria ferroviaria ed archiviato quale"suicidio". Solo dopo alcuni anni il vicequestore Angelo Mangano, divenuto in seguito famoso per l'arresto di Luciano Liggio, volle indagare richiedendo l'esumazione del cadavere per supportare la tesi che non fosse suicidio ma omicidio: Un mistero fra i tanti misteri non risolti della Madonne di Sicilia. Pochi giorni prima di morire Cristina pubblicò un articolo su un periodico autoprodotto"Prospettive Siciliane" nel quale ricostruì un delitto di mafia avvenuto a Termini Imerese.
Il 16 settembre 1970 viene prelevato sotto casa a Palermo Mauro De Mauro. Da allora scomparve nel nulla. Cronista di razza, per conto del quotidiano del pomeriggio, "L'Ora" di Palermo, venne eliminato molto probabilmente perché aveva scoperto la verità sulla morte di Enrico Mattei, il presidente dell'Eni schiantatosi nel 1962 con il suo aereo nelle campagne di Bescapè, con una dinamica dai mille misteri. Aveva appena pubblicato una interessante inchiesta sui rapporti fra mafia e gruppi eversivi. Alcuni pentiti di 'ndrangheta affermarono che il corpo del giornalista era stato seppellito sull'Aspromonte, ma non è stato possibile a tanti anni di distanza, verificarne l'attendibilità.
Giovanni Spampinato, giornalista de "L'Ora" e "L'Unità" ad appena ventidue anni è stato ucciso il 27 ottobre 1972 mentre era impegnato a far conoscere con le sue brillanti inchieste l'intreccio di affari, trame neofasciste e malavita nella città di Ragusa. Per il suo omicidio venne condannato Roberto Cambria , figlio di un alto magistrato, allora Presidente del Tribunale di Ragusa.
Il 9 maggio 1978, nello stesso giorno in cui venne ritrovato il cadavere di Aldo Moro, venne rinvenuto il corpo, dilaniato da un'esplosione, di Peppino Impastato, che, pur non essendo iscritto all'albo dei giornalisti, iscrizione che gli venne tributata alla sua memoria, venne ucciso dalla mafia anche per la sua attività di denuncia condotta con "Radio Out".
Mario Francese, cronista giudiziario de "Il Giornale di Sicilia", venne freddato la sera del 26 gennaio 1979. Fu il primo giornalista a denunciare la pericolosità dei corleonesi di Totò Riina. Dopo ben 22 anni, nel 2001, sono stati condannati i componenti della cupola che decisero l'eliminazione dello scomodo giornalista. Riina, Madonna, Cagarella, Calò, Geraci, Farinella e Greco, l'intero vertice di Cosa Nostra.
Giuseppe Fava, giornalista, venne assassinato il 5 gennaio 1984 nei pressi del Teatro Bellini di Catania. Aveva fondato "I Siciliani", un giornale aggressivo che attaccò frontalmente i grandi gestori degli appalti di Catania, in odor di mafia.
Il 25 settembre 1985 viene eliminato dai sicari della Camorra, Giancarlo Siani a soli ventisei anni. Corrispondente de "Il Mattino" di Napoli aveva denunciato alcuni traffici di Torre Annunziata. Per la sua morte sono stati condannati quali mandanti i boss Valentino Gionta e Angelo Nuvoletta.
Il 26 settembre 1988 nelle campagne di Lenz, frazione di Valderice in provincia di Trapani, viene freddato Mauro Rostagno. Molte le ipotesi che hanno accompagnato i vari filoni di indagine anche per la complessa personalità di Rostagno, ma, alla fine si è indagato sulla responsabilità di personaggi di mafia come Vincenzo Virga e Mariano Agate, infastiditi per le denunce che Mauro Rostagno diffondeva con la conduzione di una trasmissione televisiva in onda su un'emittente privata trapanese.
L'8 gennaio 1993 cadeva sull'altare della lotta contro i poteri mafiosi Beppe Alfano, corrispondente del quotidiano" La Sicilia" da Barcellona Porto di Gozzo, un popoloso comune del parco dei Nebrodi in provincia di Messina. Ebbe il coraggio di pubblicare i lati oscuri dei grandi appalti pubblici dell'asse Messina-Palermo. Nove vite spezzate nel nome della verità. Nove storie da non dimenticare. Contro chi vuole un giornalismo imbavagliato ed ossequioso al potere. Nove icone per un mondo migliore. Un mondo possibile. Contro l'oblio e l'indifferenza. 

 

 

di Gianfranco Bonofiglio

La Calabria versava da tempo in una situazione economica difficile e frastagliata ma è indubbio che la crisi dovuta alla Pandemia abbia inciso ancor più nelle economie già endemicamente fragili. Ed è esattamente il caso della terra di Calabria. Una Regione con 1.890.000 residenti (al 31.12.2019) ma con non più di 1.750.000 residenti "reali", considerando coloro i quali per studio lavoro vivono altrove conservando la residenza in Calabria e che conteggia ben 707.000 erogazioni da pensione, il 40% dell'intera popolazione. Già solo questo dato rende bene l'idea della fragilità economica di un territorio che non ha mai avuto un tessuto produttivo ed economico degno di questo nome.
E al pesante dato delle pensioni si aggiunge un ulteriore dato da non sottovalutare che è quello relativo al Reddito di Cittadinanza, che nato per accompagnare al lavoro, si è trasformato, nei fatti, in un vero e proprio strumento di sola assistenza. "In Calabria al 31 dicembre 2020 - si legge nell'ultima elaborazione del Dipartimento Lavoro della Regione Calabria - i nuclei familiari percettori in totale sono 80.886, di cui 74.035 (91,5%) per il reddito di cittadinanza, e 6.581 (8,5%) per la pensione di cittadinanza, i beneficiari totali sono 187.622 persone, di cui 179.593 per il reddito di cittadinanza e 8.029 per la pensione di cittadinanza". Aggiungendo i circa 105.000 impiegati pubblici si chiude il cerchio. Mentre nel mondo dell'occupazione calabrese si registrano oltre 21.000 posti di lavoro persi nel 2020.
Ed in tale contesto continua inesorabile la partenza di tanti calabresi verso altre regioni per poter andare a lavorare. Ben 15.988 coloro i quali nel 2020 hanno lasciato la Calabria per altri lidi e fra questi ben 4.636 provvisti di titolo universitario, il 29% del totale. Un continuo impoverimento di una terra che costringe le migliori risorse ad andar via. Con il duplice risultato negativo di far decrescere la popolazione, far aumentare la percentuale degli anziani e far decrescere la natalità, oramai giunta ai minimi storici. Di questo passo fra qualche decennio in Calabria rimarranno solo pensionati.
Una situazione economico - sociale gravissima che continua a non destare alcuna attenzione sul piano nazionale e che non registra alcun interesse anche da parte della classe politica locale impegnata nel mantenimento del proprio potere, autoreferenziale e lontanissima dai problemi reali di chi vive giorno dopo giorno con sempre maggiori difficoltà. 

 

 

Saggio in prosa narrativa a cura di F. VETERE

Francesco è consapevole di avere infusa la beatitudine celeste sin dall'adolescenza, attraverso l'ausilio di severo eremitaggio e profonda meditazione sulla sorte del genere umano o concentrazione sulla missione che dovrà compiere e che lo porterà all'arduo compito di dirimere innaturali contrasti e temperare le travagliate coscienze dell'epoca. Sorretto da lucida razionalità, corroborata da granitica etica e da vivida visione della realtà presente, si appresta a svolgere una storica funzione , ispirata da solida Fede.
Nessuna aspirazione di acquisire onori e glorie di terrena matrice, ma spinto dal desiderio di confrontarsi con un mondo ombroso e contraddittorio onde generare un compromesso tra sacro e profano, illuminato dalla sua riconosciuta sapienza. Gli evi del tempo ancora risuonano della sua pastorale missione, irradiata da Cristo e a lui affidata per solennizzare l'esempio nato da pia benevolenza e senso di umana giustizia in un mondo di violenta oppressione verso i più deboli. Modesti cenobi, creati all' interno di austeri monasteri pulsano di comunitaria vita dove i Minimi si prodigano a tramandare e a vivere seconda regola tracciata dal loro sommo Confratello. 

La popolare tradizione non solo gli rende merito di fulgida santità per i suoi miracolosi prodigi, ma scrive una sua personale storia che lo eleva al rango di intermediario tra mistica ascesi del suo evangelico apostolato e difficile realtà sociale dell'epoca. Nuovi orizzonti si aprono nelle coscienze mercé accorate predicazioni che toccano e fanno breccia negli aridi cuori dei potenti, che in ossequioso contegno lo ascoltano come dispensatore del Verbo divino. La sua profetica parola è rivolta anche alle classi più indigenti, certamente bisognose di morale sostegno e motivato slancio per affrontare con dignità i continui affronti del ceto dominante.
La sua etica caratura e uno spirito pregno di solidale afflato sono eredità che il Santo di Paola reitera nel suo cammino di fede, avendo Egli, come esemplare modello quel Benedetto da Norcia, che nel Cenobio di Montecassino imprime attraverso paziente e sacra trascrizione indelebile traccia di un'eterna cultura di preghiera, senza disattendere a laborioso rispetto per la terra quale indispensabile mezzo di sostentamento.
Francesco non rimane però insensibile all'esempio dell'erudito letterato Cassiodoro,fondatore del centro di cultura Vivarium, ammirando in Lui la pragmatica visione politica di restaurazione delle decadute istituzioni romane d'Occidente, rivivificata da principi dottrinari del Cristianesimo.
Ammirevole agli occhi del santo Frate è il sogno politico di questi, pur destinato a perire, ma di certo non perirà l'encomiabile lavoro scrittorio, scolpito nelle pagine di immortali codici miniati.
Viene fortemente attratto dal mistico fascino dell'Abate Gioacchino, la cui cristiana spiritualità pervade il mondo medievale in una visione di sogno e di utopia, concentrata nel profetico e misterioso studio dell' Apocalisse. 

A sfatare la distorta storia popolare che Lo dipinge indigente e scontroso frate è l'obiettiva ricerca di reale verità che rivaluta la sua razionale essenza, proiettando la sua personalità in alveo internazionale, senza disconoscere la tendenza ad isolarsi in ascetica meditazione ma riconoscendo a Lui sacrale impegno di diventare pellegrino di pace, raccogliendo proseliti non per mera ostentazione di vanità, ma con sentito impegno di perseguire il tracciato della parola di Cristo.
Struggente nostalgia lo pervade nel ricordo dei luoghi d'origine, pur nella volontaria lontananza in Terre straniere, che non sente sue ma dove compie la sua mistica missione, come se la Mano divina lo spingesse a non desistere dal sacro impegno. Francesco travalica la vetusta concezione di un rigido maschilismo monastico e apre le braccia per accogliere femminili figure di neofite a cui consacrare il nero saio penitenziale. Conventi e monasteri ricevono il suo sigillo spirituale dove discepoli ed epigoni sublime fanno la di Lui santità e perpetueranno parole ed azioni con cui il Santo aveva aperto i cuori più duri, invocando nuovi orizzonti di cristiana Pace. Il saggio Eremita giammai si svestira' del dimesso e umile saio, simbolo di penitenza fino alla sua terrena dipartita come degno Discepolo di Cristo, senza brama di essere venerato ma di essere umilmente ricordato.

 

 

A Scigliano, il 19 marzo, viene celebrata la Festa di San Giuseppe, Patrono del paese.
Dopo la celebrazione della Santa Messa, la statua del Santo viene portata in processione per le strade della frazione Diano.
In concomitanza, il giorno della Festa, si svolge una fiera di piante fruttifere e di sementi da orto: sono molto vendute e riscuotono grande successo le "cipolline" di San Giuseppe, una varietà di cipolle locali molto apprezzata in tutto il territorio limitrofo. 

Quest'anno, però, le celebrazioni religiose e civili sono regolamentate a causa dell'emergenza sanitaria in atto.
Nella frazione Diano, si trova anche la più grande delle molte chiese di Scigliano. Da sempre è chiamata Chiesa di San Giuseppe, ma in origine fu consacrata all'Assunzione della Vergine. Su questa Chiesa si narra anche una leggenda legata al Santo. Si racconta che, nel 1783, il San Giuseppe apparve in sogno al prete del paese e gli disse di radunare tutto il popolo in chiesa, perché un drammatico evento avrebbe distrutto il paese. Il prete andò a suonare le campane per dare l'allarme e tutta la gente, impaurita, corse davanti alla chiesa. Poco tempo dopo, un devastante terremoto colpì la Calabria meridionale radendo al suolo città e paesi (fu la più grande catastrofe che colpì l'Italia meridionale nel XVIII secolo), ma il popolo di Scigliano si salvò perché era in strada. E da quel giorno San Giuseppe viene venerato come Patrono e Protettore di Scigliano.
San Giuseppe è il Santo protettore di tutti i papà, in quanto padre di Gesù. Rappresentante della famiglia e padre di Gesù, il Figlio di Dio, è un Santo importante.
Le notizie su San Giuseppe tramandate dagli Evangelisti sono pochissime. Marco e Luca dicono che Giuseppe era un discendente del re Davide e originario di Betlemme. Suo padre si chiamava Giacobbe e pare che fosse il terzo di 6 fratelli. Abitava nella piccola città di Nazaret e, all'età di circa 30 anni, fu convocato dai Sacerdoti del Tempio, con altri scapoli della Tribù di Davide, per prendere moglie. Lei era Maria e a 14 anni fu data in sposa a Giuseppe.
Sposo di Maria e padre putativo di Gesù, guida la Sacra Famiglia nella fuga e nel ritorno dall'Egitto. Quando l'angelo gli comanda di rifugiarsi in Egitto per sottrarsi alla minaccia di Erode, egli prende con sé il bambino e sua madre e fugge. E' la figura del vero padre, pronto a tutto. E' il genitore che custodisce e protegge la famiglia nelle difficoltà con la sua presenza e dedizione. Non si è mai tirato indietro ed è stato un padre pieno di affetto e amore.

 

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